01 Ott Andriy Shevchenko compie 50 anni
Andriy Ševčenko, il ragazzo di Kiev diventato simbolo dell’Ucraina
Andriy Ševčenko appartiene a quella ristretta categoria di calciatori la cui storia personale finisce per coincidere con quella del Paese che rappresentano. Nato il 29 settembre 1976 a Yagotin, nell’allora Ucraina sovietica, cresce calcisticamente nella Dinamo Kiev e viene plasmato dalla scuola di Valerij Lobanovskij, uno degli allenatori più influenti della storia del calcio europeo.
Alla fine degli anni Novanta Ševčenko diventa il volto della grande Dinamo che arriva fino alle semifinali di Champions League. Nel 1999 il trasferimento al Milan cambia però la dimensione della sua carriera: in Serie A, un campionato allora particolarmente competitivo, l’attaccante ucraino si impone immediatamente, segnando 24 gol nella sua prima stagione e conquistando il titolo di capocannoniere.
Con la maglia rossonera Ševčenko costruisce la parte più importante della propria leggenda. Tra il 1999 e il 2006, con un ritorno in prestito nella stagione 2008-09, totalizza 175 gol in 322 presenze, vincendo lo scudetto, la Coppa Italia e soprattutto la Champions League del 2003. A Manchester, nella finale contro la Juventus, è proprio lui a trasformare il rigore decisivo nella serie dal dischetto.
Il riconoscimento individuale arriva un anno dopo. Nel 2004 Ševčenko vince il Pallone d’Oro, precedendo Deco e Ronaldinho nella votazione di France Football. È il terzo ucraino a conquistare il premio dopo Oleh Blokhin e Ihor Belanov, ma il primo a farlo rappresentando l’Ucraina indipendente.
Il passaggio al Chelsea, nel 2006, segna invece l’inizio della fase più complicata della sua carriera. L’esperienza londinese non raggiunge le aspettative e anche il successivo ritorno al Milan non restituisce il Ševčenko dei giorni migliori. Nel 2009 torna alla Dinamo Kiev, dove conclude la carriera da calciatore nel 2012.
Con la nazionale ucraina il rapporto è ancora più profondo. Ševčenko ne diventa il simbolo, il capitano e il miglior marcatore storico, con 48 reti. Nel Mondiale 2006 guida l’Ucraina fino ai quarti di finale, il miglior risultato della nazionale nella competizione. Quello stesso torneo rappresenta la prima partecipazione dell’Ucraina a un Mondiale.
Dal campo alla panchina
Terminata la carriera da giocatore, Ševčenko prova a trasformarsi in allenatore. Dal 2016 al 2021 guida la nazionale ucraina. Il risultato più significativo arriva a Euro 2020, disputato nel 2021: l’Ucraina raggiunge i quarti di finale, dove viene eliminata dall’Inghilterra.
Nel 2021 arriva anche l’esperienza al Genoa, breve e difficile, conclusa dopo pochi mesi. Fu la sua unica esperienza da allenatore di club dopo il ritiro.
Poi la storia prende una piega diversa. Dopo l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022, Ševčenko assume un ruolo pubblico anche fuori dal calcio: diventa il primo ambasciatore di UNITED24, la piattaforma di raccolta fondi dell’Ucraina, partecipando a iniziative umanitarie e campagne di sostegno al Paese.
Nel gennaio 2024 arriva un nuovo capitolo: Ševčenko viene eletto presidente della Ukrainian Association of Football, con un mandato quadriennale. Non è più soltanto l’ex campione chiamato a rappresentare il calcio ucraino: diventa una delle figure istituzionali del movimento calcistico nazionale.
La parabola di Ševčenko, dunque, è quella di un attaccante partito da Kiev e arrivato sul tetto del calcio europeo, ma anche di un campione che, dopo il ritiro, ha progressivamente assunto un ruolo pubblico sempre più legato all’identità del proprio Paese. Dal pallone d’Oro del 2004 alla presidenza della federazione ucraina nel 2024, il filo conduttore rimane lo stesso: il calcio come strumento attraverso cui Ševčenko ha costruito e poi rappresentato l’immagine dell’Ucraina nel mondo