01 Ott 1 Ottobre 1946 – I principali esponenti del Nazismo vengono condannati al Processo di Norimberga.
Norimberga, 1º ottobre 1946: il giorno del giudizio sul nazismo
NORIMBERGA, 1º OTTOBRE 1946 — Dopo quasi un anno di udienze, testimonianze e documenti, il processo contro i principali esponenti del regime nazista arriva alla sua giornata conclusiva. Nell’aula del Palazzo di Giustizia di Norimberga, la Germania sconfitta ascolta le sentenze che chiudono uno dei procedimenti giudiziari più importanti e controversi della storia contemporanea.
Il processo era iniziato il 20 novembre 1945, pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale in Europa. A giudicare i principali criminali di guerra era il Tribunale militare internazionale, istituito dalle quattro potenze vincitrici — Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito e Francia.
Sul banco degli imputati siedono alcuni dei più importanti dirigenti del Terzo Reich ancora in vita. Il procedimento prende in esame le responsabilità dei vertici nazisti per una serie di crimini commessi durante la guerra e nell’ambito della persecuzione e dello sterminio degli ebrei d’Europa.
L’accusa individua quattro principali categorie di reato: complotto contro la pace, crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Quest’ultima categoria assume un’importanza particolare: per la prima volta, la persecuzione sistematica e lo sterminio di popolazioni civili vengono portati davanti a un tribunale internazionale come oggetto di responsabilità penale individuale.
Dalla guerra al tribunale
L’idea di giudicare i principali responsabili del nazismo non nasce dopo la fine del conflitto. Già durante la guerra, gli Alleati discutono sulla sorte dei dirigenti nazisti.
Un passaggio decisivo avviene nell’ottobre 1943, durante la Conferenza di Mosca. Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica dichiarano che i responsabili dei crimini commessi nei territori occupati dovranno essere perseguiti. Il principio viene ulteriormente sviluppato nei mesi successivi, mentre la guerra entra nella sua fase finale.
Con la sconfitta della Germania nazista nel maggio 1945, la questione diventa concreta. Gli Alleati scelgono di non affidarsi a esecuzioni sommarie, ma di sottoporre i principali dirigenti del regime a un processo pubblico.
La città scelta è Norimberga, luogo fortemente simbolico della Germania nazista. Qui si erano svolti i grandi congressi del Partito nazionalsocialista e qui erano state promulgate nel 1935 le leggi razziali contro gli ebrei tedeschi.
Un processo senza precedenti
Per quasi un anno, l’accusa presenta migliaia di documenti, fotografie, filmati e testimonianze. Una parte importante delle prove proviene direttamente dagli archivi del regime nazista.
I pubblici ministeri cercano di dimostrare che i crimini non sono il risultato di episodi isolati, ma di un sistema organizzato nel quale diverse strutture dello Stato e del Partito nazista hanno avuto un ruolo.
Gli imputati, dal canto loro, cercano di respingere le accuse o di ridimensionare le proprie responsabilità. Tra le argomentazioni della difesa compare anche il richiamo agli ordini ricevuti dai superiori: una questione destinata a diventare centrale nel dibattito sul diritto penale internazionale.
Il processo introduce infatti un principio destinato ad avere conseguenze durature: l’appartenenza a uno Stato o l’obbedienza a un ordine superiore non elimina automaticamente la responsabilità individuale per un crimine.
Il 1º ottobre: le sentenze
Il 1º ottobre 1946 il Tribunale militare internazionale pronuncia le sentenze.
I giudici riconoscono la responsabilità penale di numerosi imputati e infliggono dodici condanne a morte, oltre a pene detentive di diversa durata. Alcuni imputati vengono assolti.
Non tutti gli accusati possono però essere giudicati: Robert Ley, dirigente del Fronte tedesco del lavoro, si era suicidato in carcere prima dell’inizio del processo; Gustav Krupp, industriale coinvolto nell’apparato bellico nazista, viene dichiarato non processabile per le sue condizioni di salute; Martin Bormann viene giudicato in contumacia, non essendo stato catturato e ritenuto ancora vivo.
Il giorno delle sentenze segna così la conclusione del primo e più celebre dei Processi di Norimberga.
Un’eredità destinata a durare
Norimberga non rappresenta la fine dei procedimenti contro i responsabili del nazismo. Tra il 1946 e il 1949 vengono celebrati altri dodici processi davanti al Tribunale militare di Norimberga istituito dagli Stati Uniti. Tra questi ci sono il Processo ai dottori, contro medici accusati di esperimenti e crimini sui prigionieri, e il Processo dei giudici, riguardante esponenti della magistratura e dell’apparato giudiziario nazista.
Ma è il processo principale, conclusosi il 1º ottobre 1946, a imprimere una svolta nella storia della giustizia internazionale.
Norimberga stabilisce che anche i vertici di uno Stato possono essere chiamati personalmente a rispondere di crimini commessi attraverso l’apparato statale. Il procedimento contribuisce inoltre alla definizione e allo sviluppo dei concetti di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ponendo le basi per una parte significativa del successivo diritto penale internazionale.
Il 1º ottobre 1946, dunque, non è soltanto la data dell’ultima udienza di un processo contro i dirigenti della Germania nazista. È il momento in cui, nella Germania appena uscita dalla guerra, la comunità internazionale tenta di affermare un principio destinato a segnare il dopoguerra: la responsabilità per i crimini più gravi non può essere cancellata dal potere politico, dalla divisa o dall’obbedienza agli ordini.