Tributo a Campione: Gerd Muller

Tributo a Campione: Gerd Muller

Gerd Müller, la storia di Der Bomber

Ci sono attaccanti che hanno segnato un’epoca e altri che, semplicemente, hanno dato un nuovo significato alla parola gol. Gerd Müller appartiene alla seconda categoria. Per quasi quindici anni il centravanti tedesco trasformò l’area di rigore in un territorio di caccia personale, costruendo una carriera nella quale i numeri hanno assunto proporzioni quasi irreali.

Gerhard Müller, detto Gerd, nacque a Nördlingen il 3 novembre 1945. Sarebbe diventato per tutti Der Bomber, il bombardiere: un soprannome che raccontava soltanto in parte la sua natura calcistica. Müller non era il prototipo dell’attaccante elegante e monumentale. Era piuttosto un giocatore dalla straordinaria capacità di leggere un’azione una frazione di secondo prima degli altri, liberarsi nello spazio minimo e colpire con entrambi i piedi, di testa o con una girata improvvisa.

La sua grandezza nasceva soprattutto lì: nella rapidità della scelta. Bastava mezzo metro.

L’esplosione al Bayern Monaco

La storia di Müller ai massimi livelli cominciò al Bayern Monaco, dove arrivò nel 1964. Il club bavarese non era ancora la potenza internazionale che sarebbe diventata negli anni successivi. Con Müller, Franz Beckenbauer e Sepp Maier avrebbe invece costruito una delle squadre più importanti della storia del calcio tedesco.

Müller impiegò pochissimo tempo per diventare decisivo. La sua capacità realizzativa fu immediatamente fuori dall’ordinario e, stagione dopo stagione, il centravanti trasformò il Bayern in una macchina da gol e da trofei.

Con il club conquistò quattro campionati tedeschi, quattro Coppe di Germania, una Coppa delle Coppe, tre Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale.

Il momento più importante arrivò nella seconda metà degli anni Settanta. Tra il 1974 e il 1976 il Bayern conquistò per tre volte consecutive la Coppa dei Campioni. Müller segnò in tutte quelle campagne europee, confermandosi non soltanto un cannoniere del campionato tedesco, ma uno dei grandi protagonisti del calcio continentale.

Ancora oggi il suo rapporto con la Bundesliga rimane impressionante: 365 gol, un record storico del campionato tedesco.

Il 1970: l’anno del Pallone d’oro

Se il Bayern gli aveva dato il palcoscenico, la Germania Ovest gli consegnò quello della storia.

Al Mondiale del 1970 in Messico, Müller fu il miglior marcatore del torneo con 10 gol. La Germania Ovest arrivò fino alla semifinale, persa contro l’Italia nella celebre partita terminata 4-3 dopo i tempi supplementari.

Quella partita, passata alla storia come la “Partita del secolo”, fu anche una delle rappresentazioni più emblematiche del suo calcio: Müller segnò il momentaneo 3-3 prima del gol decisivo di Gianni Rivera.

Alla fine di quell’anno arrivò il riconoscimento individuale più prestigioso: il Pallone d’oro 1970.

Müller aveva ormai smesso di essere soltanto il centravanti del Bayern. Era diventato il riferimento offensivo della Germania e uno dei giocatori più decisivi del calcio mondiale.

L’Europeo del 1972 e il Mondiale del 1974

Nel 1972 arrivò un’altra impresa. La Germania Ovest conquistò il Campionato europeo, e Müller fu nuovamente il miglior realizzatore del torneo.

In finale, contro l’Unione Sovietica a Bruxelles, la Germania vinse 3-0. Müller firmò una doppietta.

Due anni più tardi sarebbe arrivato il capitolo più importante.

Il Mondiale del 1974, giocato in Germania Ovest, sembrava destinato a consacrare definitivamente quella generazione. La squadra allenata da Helmut Schön poteva contare su Beckenbauer, Maier, Breitner e Müller.

In finale, a Monaco di Baviera, l’avversario era l’Olanda di Johan Cruijff.

Gli olandesi passarono in vantaggio, ma la Germania rimontò. Dopo il pareggio di Breitner arrivò il momento di Müller.

Al 43′ minuto, su un pallone arrivato in area dopo una combinazione offensiva, Müller si girò rapidamente e concluse alle spalle di Jongbloed.

2-1.

Quel gol consegnò alla Germania Ovest il suo secondo titolo mondiale e divenne l’ultima rete di Müller in una Coppa del Mondo.

68 gol in 62 partite

La sua storia con la nazionale si concluse in modo sorprendentemente precoce.

Müller disputò appena 62 partite con la Germania Ovest, segnando 68 gol.

Per anni il suo record di reti con la nazionale tedesca sembrò appartenere a un’altra epoca. Anche quando altri grandi attaccanti hanno raggiunto e superato quota 60, il dato che continua a colpire è il rapporto tra partite e gol: più di una rete per incontro.

E soprattutto Müller segnò quando contava di più.

Fu capocannoniere del Mondiale 1970, capocannoniere dell’Europeo 1972 e autore dei gol decisivi nelle finali vinte dalla Germania Ovest nel 1972 e nel 1974.

Un attaccante senza tempo

La particolarità di Müller è che la sua prolificità non dipendeva da un’unica soluzione.

Era devastante negli ultimi metri. Aveva un baricentro basso, un controllo del corpo eccezionale e una capacità quasi istintiva di anticipare il difensore. Non aveva bisogno di grandi spazi per diventare pericoloso.

Era il centravanti della seconda palla, della deviazione ravvicinata, del movimento improvviso sul primo palo. Ma era anche capace di conclusioni potenti e di pregevoli gesti tecnici.

Il suo calcio sembrava semplice perché Müller riusciva a semplificare situazioni che per altri giocatori erano complicate.

Da qui nasce anche la leggenda del “Bomber”: non soltanto per quanti gol segnava, ma per la sistematicità con cui li trovava.

732 gol

Il bilancio complessivo della sua carriera restituisce la dimensione del fenomeno.

Müller ha realizzato 732 gol in 790 partite, con una media di circa 0,93 reti a partita.

Sono numeri che comprendono il Bayern Monaco, la Germania Ovest e le altre esperienze della sua carriera.

Nel 1970 e nel 1972 conquistò inoltre la Scarpa d’oro europea, confermando per due volte di essere il miglior realizzatore dei campionati europei.

Müller appartiene anche a un gruppo ristrettissimo di calciatori capaci di conquistare sia la classifica marcatori del Mondiale sia quella dell’Europeo: insieme a Valentin Ivanov, Dražan Jerković, Harry Kane e David Villa.

Nel 2004 Pelé lo inserì nella sua FIFA 100, la selezione dei più grandi calciatori della storia realizzata in occasione del centenario della FIFA.

L’eredità

Müller lasciò il calcio professionistico nel 1982. Negli Stati Uniti giocò con i Fort Lauderdale Strikers, prima di concludere la carriera agonistica.

Il calcio, però, non lo dimenticò.

Quando si parla dei più grandi centravanti della storia, il suo nome torna inevitabilmente. Non soltanto per i trofei, ma per l’efficienza quasi irripetibile del suo gioco.

Gerd Müller morì il 15 agosto 2021, a Wolfratshausen, all’età di 75 anni.

Se il calcio viene spesso raccontato attraverso la bellezza del gesto, la fantasia e la spettacolarità, Müller rappresenta un’altra verità dello sport: la perfezione della concretezza.

 



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