29-30 Settembre 1941 – Massacro di Babij Jar (33.771 ebrei di Kiev trovarono la morte)

29-30 Settembre 1941 – Massacro di Babij Jar (33.771 ebrei di Kiev trovarono la morte)

Babij Jar: il massacro nella gola alle porte di Kiev

Babij Jar — in ucraino Babyn Jar (Бабин Яр), in russo Babij Jar (Бабий Яр) — è una grande gola situata nei pressi di Kiev, in Ucraina. Il suo nome è rimasto legato a uno degli episodi più emblematici e documentati dello sterminio degli ebrei nell’Europa orientale durante la Shoah.

Tra il 29 e il 30 settembre 1941, pochi giorni dopo l’occupazione tedesca di Kiev, le forze naziste radunarono la popolazione ebraica della città nei pressi di Babij Jar. Nel corso di quelle due giornate furono uccisi 33.771 ebrei, secondo il rapporto redatto dall’Einsatzgruppe C, una delle unità mobili di sterminio naziste. Il documento, datato 2 ottobre 1941, registrò con precisione il numero delle vittime.

L’occupazione di Kiev

La Wehrmacht aveva conquistato Kiev nel settembre 1941, nell’ambito dell’avanzata tedesca nell’Unione Sovietica. Alle forze militari seguirono le Einsatzgruppen, incaricate di assassinare sistematicamente ebrei, funzionari sovietici, rom e altre persone considerate nemiche dal regime nazista.

Il 28 settembre, manifesti affissi per la città ordinarono agli ebrei di presentarsi il giorno successivo in un punto prestabilito, portando con sé documenti e oggetti di valore. A molti fu fatto credere che si trattasse di un trasferimento o di un reinsediamento.

La mattina del 29 settembre, migliaia di persone raggiunsero il luogo indicato. Uomini, donne, bambini e anziani vennero fatti avanzare verso la gola di Babij Jar.

Due giorni di esecuzioni

Una volta arrivati nella zona, i prigionieri venivano separati dai loro averi e condotti a gruppi verso il margine della gola. Qui le unità tedesche li costringevano a spogliarsi e li facevano scendere nel burrone, dove venivano uccisi con raffiche di mitragliatrici.

Le operazioni proseguirono per due giorni.

Il rapporto dell’Einsatzgruppe C descrisse l’azione come una grande operazione di fucilazione e indicò 33.771 vittime ebree. La cifra non comprende tutte le persone che sarebbero state successivamente assassinate a Babij Jar.

Chi organizzò il massacro

L’operazione coinvolse diverse strutture dell’apparato di occupazione nazista. Tra i principali responsabili figuravano Friedrich Jeckeln, comandante superiore delle SS e della polizia, e Otto Rasch, comandante dell’Einsatzgruppe C. Nell’organizzazione dell’operazione ebbero un ruolo anche autorità militari tedesche e unità di polizia e delle SS.

Nelle operazioni di rastrellamento e controllo della popolazione collaborarono inoltre unità della polizia ausiliaria ucraina. È importante però distinguere, sul piano storico, tra le istituzioni e le unità che parteciparono alle operazioni e la popolazione ucraina nel suo complesso: la responsabilità dell’Olocausto fu innanzitutto del regime nazista tedesco e delle sue strutture di persecuzione e sterminio.

Babij Jar non fu soltanto il massacro del settembre 1941

Il significato storico di Babij Jar va oltre quelle 48 ore.

La gola divenne infatti un luogo di esecuzioni di massa per tutta la durata dell’occupazione tedesca. Vi furono uccisi anche prigionieri di guerra sovietici, rom, pazienti di istituti psichiatrici e altre persone perseguitate dalle autorità naziste.

Le stime sul numero complessivo delle vittime di Babij Jar durante l’occupazione variano a seconda dei criteri utilizzati, ma si parla generalmente di decine di migliaia di persone, oltre alle 33.771 vittime ebree del 29-30 settembre.

Questo rende Babij Jar uno dei luoghi simbolo della cosiddetta “Shoah mediante pallottole”: lo sterminio sistematico degli ebrei dell’Europa orientale attraverso fucilazioni di massa, prima e parallelamente all’utilizzo dei campi di sterminio.

Il tentativo di cancellare le tracce

Quando nel 1943 l’Armata Rossa si avvicinò a Kiev, i nazisti tentarono di cancellare le prove dei massacri. I prigionieri del vicino campo di concentramento di Syrec’ furono costretti a riesumare e bruciare i cadaveri sepolti nelle fosse comuni.

L’operazione faceva parte dello sforzo nazista di distruggere le tracce delle esecuzioni di massa.

Nonostante questo tentativo, testimonianze, fotografie, documenti tedeschi e successive indagini permisero di ricostruire ciò che era accaduto.

Dopo la guerra: la memoria rimossa

La storia di Babij Jar ebbe anche un’altra particolarità: per decenni la memoria pubblica del massacro rimase controversa e incompleta nell’Unione Sovietica.

Le autorità sovietiche tendevano a ricordare le vittime come generiche vittime del fascismo, senza porre in primo piano il fatto che la maggior parte delle persone massacrate il 29 e 30 settembre fosse ebrea.

Nel 1961 lo scrittore sovietico Evgenij Evtušenko pubblicò il celebre poema Babij Jar, denunciando il silenzio sulla persecuzione degli ebrei. Il compositore Dmitrij Šostakovič inserì successivamente il testo nella sua Tredicesima sinfonia, contribuendo enormemente alla diffusione internazionale della memoria di Babij Jar.

Un luogo diventato simbolo

Babij Jar rappresenta oggi uno dei luoghi fondamentali per comprendere la Shoah nell’Europa orientale. Il suo significato storico mostra anche una caratteristica fondamentale dello sterminio nazista: l’Olocausto non fu perpetrato esclusivamente nei campi di concentramento e di sterminio. Prima e durante l’esistenza dei campi, centinaia di migliaia di ebrei furono assassinati sul posto, nelle città, nei villaggi e nelle campagne dell’Europa orientale.

Il massacro del 29-30 settembre 1941 rimane quindi uno degli episodi più documentati della distruzione della comunità ebraica di Kiev e, più in generale, dello sterminio degli ebrei dell’Unione Sovietica occupata.

La cifra di 33.771 vittime non è una stima generica: è il numero riportato nel rapporto operativo tedesco relativo a quella specifica operazione. Il numero complessivo delle persone uccise a Babij Jar durante l’occupazione nazista fu invece superiore e comprende vittime di diverse categorie e di successive esecuzioni.

 

 



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