21 Agosto 1987 – A Roma ci lasciava Franco Lechner in arte BOMBOLO (CORE DE ROMA)

21 Agosto 1987 – A Roma ci lasciava Franco Lechner in arte BOMBOLO (CORE DE ROMA)

Franco Lechner, “Bombolo”: il core de Roma che trasformò la spalla in una leggenda

Franco Lechner, per tutti Bombolo, è una delle figure più riconoscibili e irripetibili del cinema popolare italiano. Nato a Roma il 22 maggio 1931 e morto nella stessa città il 21 agosto 1987, a soli 56 anni, Lechner arrivò al cinema relativamente tardi, dopo una vita lontana dai riflettori.

La sua storia, in fondo, è quella di un uomo che dal cuore della Roma popolare finì per conquistare il grande schermo senza mai perdere l’accento, i gesti e la ruvida immediatezza della strada.

Dalla bancarella al Bagaglino

Nato nel rione Ponte, nel centro storico della Capitale, Bombolo proveniva da una famiglia modesta. Da giovanissimo lavorò come venditore ambulante di stoviglie, tovaglie e altri oggetti nei dintorni di Campo de’ Fiori. Era un mestiere che lo mise a diretto contatto con quella Roma verace che sarebbe poi diventata, quasi naturalmente, la materia prima della sua comicità.

Le sue doti comiche emersero prima ancora del cinema, attraverso improvvisazioni e scenette nei locali della capitale. La svolta arrivò negli anni Settanta, quando entrò nell’orbita del Bagaglino di Pier Francesco Pingitore e Mario Castellacci e, soprattutto, quando il regista Bruno Corbucci lo coinvolse nel cinema.

Nel 1976 comparve in Squadra antifurto, dando inizio a una stagione cinematografica brevissima ma straordinariamente intensa. Da quel momento Bombolo sarebbe diventato una presenza quasi imprescindibile della commedia popolare e del poliziesco all’italiana.

La forza di una comicità senza filtri

Bombolo non era il classico comico costruito sulla battuta brillante o sul monologo. La sua comicità nasceva soprattutto dal corpo: la faccia, gli occhi, il modo di muoversi, la voce, le pause, le esplosioni improvvise e quel romanesco che sembrava appartenere più alla strada che a un copione.

Il suo repertorio comprendeva smorfie, urla, turpiloquio, gestualità esasperata e soprattutto l’inconfondibile “tze-tze!”, diventato nel tempo una delle sue firme artistiche. Era una comicità fisica e istintiva, apparentemente spontanea, ma capace di imprimersi immediatamente nella memoria dello spettatore.

Bombolo rappresentava una tipologia di interprete particolarmente importante nel cinema italiano di quegli anni: la spalla. Non necessariamente il protagonista, ma l’uomo capace di rubare la scena proprio quando entra nell’inquadratura.

E in questo senso il suo rapporto cinematografico con attori come Tomas Milian, Enzo Cannavale e Pippo Franco fu fondamentale.

Venticello, la maschera che lo consegnò alla storia

Il personaggio destinato a diventare il suo vero marchio di fabbrica fu Franco Bertarelli, detto Venticello.

Ladruncolo romano, informatore della polizia, piccolo criminale di borgata e vecchia conoscenza dell’ispettore Nico Giraldi, Venticello è una delle maschere più celebri del poliziesco-comico italiano. Bombolo lo interpretò in nove degli undici film della serie dedicata a Giraldi, tra il 1977 e il 1984.

Il rapporto con il Nico Giraldi interpretato da Tomas Milian era uno degli elementi più efficaci della serie: da una parte il poliziotto ruvido, dall’altra il ladruncolo pasticcione che finiva continuamente nei guai.

Venticello non era semplicemente una spalla. Era diventato un personaggio-maschera, riconoscibile già dal modo di parlare e di muoversi. In Delitto a Porta Romana, per esempio, il suo ruolo assume particolare importanza nella vicenda, mentre in altri episodi la sua presenza è più marginale.

È proprio questa capacità di trasformare una presenza secondaria in un elemento memorabile a spiegare buona parte della popolarità di Bombolo.

Il sodalizio con Tomas Milian

La coppia Milian-Bombolo rimane uno dei binomi più caratteristici del cinema di genere italiano.

Gli schiaffi di Nico Giraldi, le reazioni terrorizzate di Venticello, gli insulti, le fughe e i dialoghi in romanesco costruirono una formula che il pubblico imparò a riconoscere e ad amare.

Dietro la comicità apparentemente sgangherata c’era però un perfetto meccanismo di contrasti: Milian portava energia, aggressività e ritmo; Bombolo rispondeva con esitazione, fisicità e puro caos comico.

Il legame tra i due attori sarebbe rimasto forte anche dopo la fine dei film. Un episodio raccontato da Milian è particolarmente significativo: durante il funerale di Bombolo, nel 1987, l’attore si sarebbe nascosto dietro una colonna per non attirare l’attenzione e avrebbe dato un affettuoso buffetto al feretro quando gli passò davanti, ricordando gli innumerevoli schiaffi che gli aveva dato sullo schermo.

Una carriera breve, ma impossibile da dimenticare

Bombolo lavorò intensamente tra la seconda metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. Tra i titoli più ricordati figurano Squadra antifurtoSquadra antitruffaSquadra antimafiaAssassinio sul TevereDelitto a Porta RomanaDelitto al ristorante cineseDelitto sull’autostradaDelitto in Formula Uno e Delitto al Blue Gay.

Parallelamente partecipò a numerose commedie e film popolari, consolidando quella figura di caratterista romano che il pubblico identificava immediatamente.

Il suo ultimo film fu ** Giuro che ti amo **, del 1986, accanto a Nino D’Angelo.

La sua salute, però, era ormai compromessa. Nel 1987 Bombolo si ritirò progressivamente dalle scene. La sua ultima apparizione teatrale risale all’8 maggio 1987, al Salone Margherita di Roma, con la compagnia del Bagaglino. Morì pochi mesi dopo, il 21 agosto, all’ospedale Forlanini.

Un’eredità diventata cultura popolare

Bombolo morì quando aveva appena 56 anni, ma il suo personaggio non è mai realmente scomparso.

Il suo volto, il “tze-tze”, il romanesco, la fisicità e soprattutto Venticello sono rimasti impressi nella memoria collettiva di più generazioni. È uno di quei casi in cui un attore considerato per lungo tempo “minore” dal punto di vista della gerarchia cinematografica diventa, con il passare degli anni, uno dei volti più identificabili di un’intera stagione del cinema italiano.

La sua grandezza non va quindi misurata dal numero di protagonisti interpretati, ma dalla forza con cui riusciva a imprimere la propria presenza sullo schermo.

Bombolo non aveva bisogno di lunghi dialoghi. Bastavano una smorfia, una parola in romanesco, un’espressione terrorizzata e quel suo caratteristico “tze-tze” per trasformare una scena qualsiasi in una scena di Bombolo.

Sulla sua tomba, al Cimitero Flaminio di Roma, compare una frase che riassume perfettamente il sentimento con cui la città lo ha consegnato alla memoria: “Ciao Bombolo, core de Roma”.

Ed è forse questa la definizione più appropriata: non soltanto un attore comico, non soltanto una spalla di Tomas Milian, ma una maschera profondamente romana che il cinema italiano ha trasformato in leggenda popolare.

 

 

 



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