22 Ago Il leggendario Massimo Palanca compie 73 anni (recordman di 13 gol direttamente dal corner)
Massimo Palanca, nato a Loreto il 21 agosto 1953, è una delle figure più riconoscibili e romantiche del calcio italiano degli anni Settanta e Ottanta. Attaccante mancino di talento, legò indissolubilmente il proprio nome al Catanzaro, diventando per la tifoseria calabrese molto più di un semplice calciatore: un simbolo, un idolo popolare, quasi una leggenda.
La sua carriera raggiunse infatti il punto più alto con la maglia del Catanzaro, indossata in più periodi tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta. In un calcio ancora lontano dalla dimensione globale di oggi, Palanca riuscì a costruirsi una fama nazionale attraverso una specialità che sembrava appartenere soltanto a lui: il gol direttamente da calcio d’angolo, il cosiddetto gol olimpico. Sono 13 le reti complessive realizzate in questo modo, un numero che ha contribuito in maniera decisiva alla sua fama.
Il gesto tecnico era reso ancora più singolare dalle caratteristiche fisiche del giocatore. Palanca aveva un piede molto piccolo, il numero 37, circostanza che gli valse i soprannomi di Piedino d’oro e Piedino di fata. Le sue calzature venivano realizzate su misura dalla marchigiana Pantofola d’Oro, azienda artigianale che aveva già confezionato scarpe per grandi campioni del calcio internazionale.
A Catanzaro, però, il suo nome assunse un significato ancora più profondo. I tifosi lo chiamavano “O Rey”, un appellativo che raccontava l’affetto quasi monarchico riservato a quel mancino capace di inventare traiettorie imprevedibili, calciare punizioni e corner con una precisione fuori dal comune e risolvere le partite con una giocata.
Anche il mondo del giornalismo sportivo si accorse presto delle sue qualità. Sandro Ciotti, una delle voci più autorevoli della radio e della televisione italiana, arrivò a definirlo “uno dei migliori sinistri d’Europa”. Un giudizio significativo, soprattutto considerando il livello della concorrenza nel calcio europeo di quegli anni.
La parabola di Palanca è, in fondo, quella di un calciatore rimasto profondamente legato alla propria identità. Non fu soltanto la precisione del suo sinistro a renderlo memorabile, ma la capacità di trasformare una caratteristica apparentemente marginale — il piede piccolo — in uno strumento tecnico straordinario. Le sue traiettorie da calcio d’angolo sono diventate parte della memoria collettiva del calcio italiano.
A distanza di decenni, il nome di Massimo Palanca continua così a evocare un calcio più artigianale e fantasioso, nel quale il talento individuale poteva diventare un marchio di fabbrica. E soprattutto continua a essere associato al Catanzaro, la squadra con cui “O Rey” è entrato definitivamente nella storia e nel cuore dei suoi tifosi.