Giuseppe Mascara (L’IMPERATORE DEL BARBERA) oggi 47 anni

Giuseppe Mascara (L’IMPERATORE DEL BARBERA) oggi 47 anni

Giuseppe Mascara compie oggi, 22 agosto 2026, 47 anni. Nato a Caltagirone il 22 agosto 1979, è uno di quei calciatori che, più ancora delle statistiche, sono rimasti impressi nella memoria dei tifosi per il modo in cui riuscivano a trasformare l’impossibile in una giocata normale.

E nel caso di Mascara, il luogo della memoria è soprattutto Catania. Con la maglia rossazzurra ha vissuto gli anni più importanti della carriera, contribuendo prima alla promozione in Serie A e poi alla permanenza del club nell’élite del calcio italiano. Nella stagione 2008-09, la più brillante dal punto di vista realizzativo in Serie A, mise a segno 12 gol in 34 presenze.

Ma Mascara non è stato semplicemente un attaccante prolifico. È stato, per Catania, l’uomo della giocata imprevedibile: seconda punta, esterno, fantasista all’occorrenza, dotato di tecnica, fantasia e soprattutto di un destro capace di colpire da distanze che sembravano proibitive. La sua specialità era proprio il tiro dalla distanza, una caratteristica che lo avrebbe reso un personaggio quasi unico nel panorama della Serie A di quegli anni.

Il 1° marzo 2009, la pagina entrata nella leggenda

Poi c’è Palermo-Catania del 1° marzo 2009. Non una partita qualunque, ma il derby di Sicilia.

Il Catania di Walter Zenga arrivò al Barbera e firmò una delle imprese più clamorose della sua storia: 0-4. Una giornata dominata dai rossazzurri e destinata a essere ricordata soprattutto per una prodezza di Mascara.

Al 45′ circa, con il Catania già avanti, Mascara ricevette il pallone lontanissimo dalla porta. Invece di cercare un passaggio, vide Marco Amelia fuori dai pali e tentò una soluzione folle soltanto in apparenza: un pallonetto al volo da distanza siderale. Il pallone prese una traiettoria altissima e perfetta, scavalcando il portiere del Palermo e depositandosi in rete. Le ricostruzioni dell’epoca parlano di una conclusione da circa 55 metri, mentre nella memoria popolare quel gol è rimasto il celeberrimo «gol da 40 metri».

Fu un gesto tecnico di straordinaria difficoltà, ma anche una fotografia perfetta di Mascara: coraggio, istinto e incoscienza calcistica. In una partita già carica di tensione, davanti al pubblico del Barbera, scegliere un pallonetto al volo praticamente da centrocampo significava avere la convinzione assoluta che quella giocata fosse possibile.

Quel gol non fu soltanto spettacolare. Diventò un simbolo della rivalità Palermo-Catania e, per i tifosi rossazzurri, una delle immagini più iconiche della storia recente del club. A distanza di anni, quando si parla delle grandi prodezze segnate nei derby italiani, quella parabola di Mascara continua inevitabilmente a tornare alla memoria.

Un talento profondamente siciliano

La storia di Mascara ha anche un elemento particolare: il suo percorso è profondamente legato alla Sicilia. Nato a Caltagirone e cresciuto calcisticamente a Comiso, passò dal Ragusa alla Battipagliese, dall’Avellino alla Salernitana, quindi al Palermo e al Genoa, prima di trovare a Catania la dimensione nella quale sarebbe diventato davvero Mascara per tutti.

A Catania tornò nel 2005 e lì costruì la parte più importante della sua carriera. Le statistiche raccontano un giocatore di notevole continuità: complessivamente le fonti gli attribuiscono oltre 500 presenze e più di 130 gol nei campionati disputati.

E ci fu anche la soddisfazione della Nazionale: il 6 giugno 2009, pochi mesi dopo la magia di Palermo, Marcello Lippi lo fece esordire con l’Italia nell’amichevole contro l’Irlanda del Nord, vinta 3-0. Mascara partì titolare e servì anche l’assist per la prima rete.

Ma se oggi si pronuncia il nome Giuseppe Mascara, per molti tifosi del Catania l’immagine arriva prima ancora delle statistiche: quel pallone che si alza nel cielo del Barbera, Amelia che arretra disperatamente e la rete che si gonfia.

Un gol impossibile, in un derby impossibile da dimenticare.

E forse è proprio questo il lascito di Mascara: non essere stato soltanto un buon calciatore, ma un calciatore capace di lasciare immagini. E nel calcio, a volte, sono proprio quelle immagini a rendere immortale una carriera.

 



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