22 Ago 22 Agosto 1991 – Fine del fallito colpo di Stato di Mosca contro Michail Gorbačëv
Il 22 agosto 1991 si chiude a Mosca, dopo appena quattro giorni, il tentativo di colpo di Stato che avrebbe potuto cambiare radicalmente il destino dell’Unione Sovietica. È la fine di una crisi iniziata il 19 agosto, quando un gruppo di alti dirigenti sovietici tenta di rovesciare il presidente Michail Gorbačëv, ma è anche l’inizio, di fatto, della dissoluzione dell’URSS.
Mosca, 19 agosto: il colpo di Stato
La crisi esplode nelle prime ore del 19 agosto. Gorbačëv si trova in vacanza nella sua dacia di Foros, in Crimea, quando viene isolato dalle comunicazioni e posto sotto sorveglianza. I golpisti dichiarano che il presidente non è più in grado di svolgere le sue funzioni e annunciano la nascita del Comitato statale per lo stato d’emergenza.
A guidare il tentativo sono esponenti dell’apparato politico, militare e dei servizi di sicurezza contrari al processo di riforma avviato da Gorbačëv. Il loro obiettivo è fermare la crescente autonomia delle repubbliche sovietiche e impedire la firma del nuovo trattato dell’Unione, prevista per il 20 agosto, che avrebbe trasformato profondamente la struttura dello Stato sovietico.
A Mosca arrivano carri armati e reparti dell’esercito. Ma il colpo di Stato non ottiene il risultato sperato: manca una leadership capace di imporre rapidamente il controllo sulla capitale.
Boris El’cin diventa il simbolo della resistenza
La figura centrale della reazione è Boris El’cin, presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Dal Parlamento russo, la Casa Bianca, El’cin denuncia il golpe e invita la popolazione a resistere.
Le immagini di El’cin che sale su un carro armato davanti alla Casa Bianca diventano immediatamente il simbolo della crisi. Migliaia di cittadini si radunano attorno all’edificio, costruendo barricate e formando una sorta di cintura di protezione.
Il punto decisivo è che una parte dell’esercito non è disposta a obbedire agli ordini dei golpisti. Il tentativo di prendere il controllo della capitale attraverso la forza perde così rapidamente efficacia.
La notte tra il 20 e il 21 agosto
La situazione raggiunge il momento più drammatico nella notte tra il 20 e il 21 agosto. Nei pressi di un tunnel della capitale, alcuni mezzi militari cercano di attraversare una barricata. Nel caos che segue muoiono tre giovani moscoviti, Dmitrij Komar, Vladimir Usov e Il’ja Kričevskij.
Sono le uniche vittime dirette degli scontri di Mosca, ma il loro sacrificio ha un enorme impatto politico. L’esercito, già esitante, non sembra più disposto a trasformare la crisi in un bagno di sangue.
Il golpe sta fallendo.
Il 21 agosto: il potere torna a cambiare mano
Il 21 agosto i golpisti comprendono di non avere più il controllo della situazione. Il Parlamento russo e le autorità della RSFSR rafforzano la propria posizione, mentre l’apparato militare si allontana progressivamente dal Comitato d’emergenza.
Una delegazione parte quindi per la Crimea per raggiungere Gorbačëv.
Il presidente sovietico è ancora formalmente al potere, ma il suo ruolo politico è ormai profondamente indebolito. Al contrario, El’cin emerge dalla crisi come il principale vincitore politico.
22 agosto: Gorbačëv ritorna a Mosca
Nella notte tra il 21 e il 22 agosto, Gorbačëv torna a Mosca insieme alla moglie Raissa. Il tentativo di colpo di Stato è ormai definitivamente fallito.
Ma il ritorno del presidente sovietico non rappresenta un ritorno alla situazione precedente al 19 agosto. In appena quattro giorni gli equilibri di potere sono stati stravolti.
I golpisti vengono arrestati. Il Partito comunista sovietico, fino a quel momento pilastro del sistema, è travolto dalla crisi e perde rapidamente il proprio ruolo politico. El’cin consolida il controllo sulle istituzioni russe e assume una posizione dominante rispetto a Gorbačëv.
Il 22 agosto viene inoltre celebrata pubblicamente la vittoria sulla congiura e la bandiera tricolore russa torna a essere esposta come simbolo della nuova Russia.
La fine del golpe è anche l’inizio della fine dell’URSS
Il paradosso storico è che i golpisti volevano salvare l’Unione Sovietica, ma il loro fallimento accelera proprio la sua dissoluzione.
Gorbačëv era riuscito a sopravvivere politicamente al golpe, ma ne uscì enormemente indebolito. El’cin, invece, ne uscì rafforzato. Le repubbliche sovietiche intensificarono le proprie spinte indipendentiste e il centro politico di Mosca perse rapidamente autorità.
Meno di quattro mesi dopo, il 25 dicembre 1991, Gorbačëv si sarebbe dimesso dalla presidenza dell’URSS. Il giorno seguente l’Unione Sovietica avrebbe cessato formalmente di esistere.
Il 22 agosto 1991, dunque, non fu soltanto il giorno in cui fallì un colpo di Stato: fu il giorno in cui divenne evidente che l’ordine sovietico, pur ancora formalmente in piedi, non sarebbe più riuscito a sopravvivere.