21 Ago 19 Agosto 1942 – Le truppe alleate effettuano un raid su Dieppe in Francia
Il raid di Dieppe, noto con il nome in codice Operazione Jubilee, fu una delle più sanguinose e controverse operazioni alleate della Seconda guerra mondiale. Si svolse il 19 agosto 1942 sulla costa della Francia occupata, nel porto di Dieppe, in Normandia. Non fu un tentativo di liberare la Francia, ma una grande incursione anfibia concepita per mettere alla prova le difese tedesche, raccogliere informazioni e verificare sul campo le difficoltà di uno sbarco alleato sulla costa europea.
Dieppe, l’alba di una tragedia
All’alba del 19 agosto, circa 6.100 uomini attraversarono la Manica diretti verso cinque punti della costa. La forza era composta soprattutto da quasi 5.000 soldati della 2ª Divisione canadese, affiancati da circa 1.000 britannici, 50 Rangers statunitensi e unità di commando. Il dispositivo alleato comprendeva inoltre un imponente sostegno aeronavale.
Il piano prevedeva attacchi simultanei a Puys, Pourville, Berneval e Varengeville, mentre il grosso delle forze avrebbe colpito direttamente Dieppe. L’idea era sorprendere la guarnigione tedesca, neutralizzare le batterie costiere, entrare nel porto, distruggere infrastrutture e installazioni militari e ritirarsi rapidamente.
Ma la sorpresa si rivelò insufficiente.
In alcuni settori i tedeschi erano già all’erta quando i mezzi da sbarco raggiunsero la costa. A Puys, in particolare, i canadesi si trovarono davanti a posizioni difensive dominanti, filo spinato, mitragliatrici e mortai. Il ritardo nello sbarco fece sì che parte degli uomini arrivasse quando ormai era sorto il sole: l’effetto sorpresa era svanito.
Sulla spiaggia di Dieppe
Il vero disastro si consumò davanti alla città.
I soldati canadesi sbarcarono su una costa dominata da posizioni tedesche fortificate. Il terreno, costituito da ciottoli, rendeva difficilissimo muovere i carri armati; le difese tedesche, invece, erano protette e disponevano di un campo di tiro micidiale.
I pochi carri Churchill che riuscirono a raggiungere la spiaggia ebbero enormi difficoltà a superare gli ostacoli e molti furono immobilizzati. La fanteria rimase così esposta al fuoco delle mitragliatrici e dei mortai.
Per ore, le unità canadesi tentarono di avanzare senza riuscire a spezzare il sistema difensivo tedesco. Alcuni reparti riuscirono a penetrare nella città, ma l’operazione nel suo complesso era ormai compromessa.
Il problema fondamentale era evidente: gli Alleati avevano attaccato una posizione fortificata senza riuscire a neutralizzarne adeguatamente le difese prima dello sbarco.
Dopo circa nove ore di combattimenti, arrivò l’ordine di ritirata. Ma anche l’evacuazione si trasformò in una lotta disperata. Molti uomini non riuscirono a raggiungere le imbarcazioni e furono catturati dai tedeschi.
Un bilancio devastante
Le cifre spiegano meglio di qualsiasi retorica la dimensione della disfatta.
Dei quasi 5.000 canadesi impegnati nell’operazione, 3.367 furono uccisi, feriti o catturati; tra loro, secondo i dati ufficiali canadesi, 907 morirono e 1.946 finirono prigionieri di guerra.
Anche la Royal Navy subì perdite pesanti, mentre la RAF perse 106 velivoli durante la battaglia aerea. Complessivamente, considerando tutte le forze coinvolte, il numero delle vittime e dei dispersi fu superiore alle sole perdite canadesi.
Per questo, però, è importante correggere un dato: non è propriamente corretto parlare di “oltre 5.000 morti” a Dieppe. Le oltre 5.000 persone cui spesso si fa riferimento sono soprattutto gli uomini della forza d’assalto canadese e, più in generale, la consistenza delle forze impegnate. Le perdite complessive alleate furono invece di diverse migliaia tra morti, feriti, dispersi e prigionieri.
Una sconfitta che cambiò il futuro dello sbarco
La domanda che rimase dopo Dieppe fu inevitabile: perché sacrificare migliaia di uomini in un’operazione apparentemente destinata al fallimento?
La risposta si trova anche negli insegnamenti che gli Alleati trassero dalla tragedia.
Dieppe dimostrò brutalmente che uno sbarco anfibio contro una costa fortemente difesa non poteva essere improvvisato. Servivano un bombardamento preliminare molto più efficace, una migliore ricognizione, una superiorità aerea e navale più solida, mezzi corazzati specializzati, migliori comunicazioni e soprattutto la capacità di sostenere logisticamente una testa di ponte una volta conquistata.
Queste lezioni sarebbero state fondamentali meno di due anni dopo, quando gli Alleati prepararono lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944. Dieppe non fu dunque un successo militare: fu, piuttosto, una terribile dimostrazione di ciò che non avrebbe dovuto essere ripetuto.
Il contrasto è drammatico: nel 1942 gli Alleati tentarono di prendere Dieppe e furono respinti; nel 1944 tornarono sulle coste della Normandia con una forza enormemente più grande, una pianificazione completamente diversa e un apparato logistico senza precedenti.
A Dieppe, quel 19 agosto, migliaia di giovani soldati canadesi arrivarono sulle spiagge convinti di dover combattere per poche ore. Per molti di loro, quelle ore sarebbero state le ultime. Per i sopravvissuti, Dieppe sarebbe rimasta per tutta la vita come una delle pagine più dolorose della guerra. E per gli strateghi alleati, una lezione pagata con un prezzo terribilmente alto.