20 Ago Giuseppe Giannini, IL PRINCIPE oggi 62 anni
Giuseppe Giannini, il “Principe” che fece della Roma una questione di cuore
Roma, 20 agosto 1964. Sessantadue anni fa nasceva Giuseppe Giannini, uno dei centrocampisti più eleganti e riconoscibili del calcio italiano tra gli anni Ottanta e Novanta. Un uomo di calcio che, più ancora dei numeri, ha lasciato un’impronta sentimentale nella storia della AS Roma. Per la tifoseria giallorossa, infatti, Giannini non è stato semplicemente il numero 10: è stato “Il Principe”.
Nato nel quartiere Trieste, Giannini si avvicina al calcio giovanissimo. Dopo le prime esperienze nelle realtà dilettantistiche romane, entra nel settore giovanile della Roma e arriva rapidamente alla prima squadra. L’esordio in Serie A arriva il 31 gennaio 1982, contro il Cesena, quando ha appena 17 anni. È l’inizio di un legame destinato a durare quindici stagioni consecutive.
L’eleganza prima della potenza
Giannini apparteneva a una scuola di centrocampisti oggi quasi romantica: quella dei giocatori capaci di pensare il calcio prima ancora di giocarlo.
Regista, interno, all’occorrenza trequartista, aveva visione di gioco, tecnica e capacità di dettare i tempi della manovra. Il suo calcio non aveva bisogno della forza fisica per imporsi: era fatto di postura, controllo, passaggi verticali e letture anticipate.
Il soprannome “Principe”, attribuitogli da Odoacre Chierico, nasce proprio da quella maniera elegante di stare in campo.
E non è casuale che Treccani lo abbia descritto come un regista classico, elegante e ordinato, ricordandone il ruolo di erede ideale di Paulo Roberto Falcão, il “Re” della Roma.
La Roma, lo scudetto e la fascia
La carriera romanista di Giannini attraversa una delle epoche più importanti della storia giallorossa.
Nel 1983 arriva lo scudetto, conquistato dalla Roma di Nils Liedholm. Giannini, ancora giovanissimo, vive quella stagione come parte di una squadra destinata a entrare nella memoria del calcio italiano.
Successivamente diventa uno dei volti più rappresentativi della società. Indossa a lungo la maglia numero 10 e raccoglie l’eredità di campioni come Falcão e Bruno Conti. Tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta diventa il capitano della Roma, assumendo il ruolo di leader di una squadra spesso lontana dai vertici ma fortemente identificata con la propria città.
Il bilancio giallorosso racconta una storia enorme: 437 presenze e 75 gol complessivi, secondo i dati riportati dalla stessa Roma, in quindici stagioni. Nel suo palmarès figurano anche tre Coppe Italia, vinte nelle stagioni 1983-84, 1985-86 e 1990-91.
Nel 2013 il suo nome è entrato nella Hall of Fame della Roma, riconoscimento che fotografa meglio di qualsiasi statistica il rapporto tra il calciatore e il popolo giallorosso.
Il Principe in azzurro
La qualità mostrata con la Roma porta naturalmente Giannini sulla scena internazionale.
L’esordio con la Nazionale maggiore arriva nel 1986. In totale saranno 47 presenze e 6 gol con l’Italia.
Giannini partecipa all’Europeo del 1988, dove l’Italia arriva fino alla semifinale, e soprattutto al Mondiale di Italia ’90, la manifestazione che rappresenta forse il momento più alto della sua carriera internazionale.
È proprio all’Olimpico, nella sua Roma, che il Principe trova il gol contro gli Stati Uniti: una rete che contribuisce alla vittoria per 1-0 degli Azzurri.
Quel Mondiale rimane però anche il simbolo di una generazione che sfiorò il sogno. L’Italia di Azeglio Vicini viene eliminata in semifinale dall’Argentina ai rigori, dopo un torneo nel quale Giannini è uno degli uomini importanti del centrocampo azzurro.
L’addio alla Roma
Nel 1996, dopo quindici anni in prima squadra, arriva la separazione dalla Roma. È una conclusione dolorosa, perché Giannini aveva ormai incarnato un rapporto quasi identitario con la maglia giallorossa. Secondo le ricostruzioni dell’epoca e successive, il rapporto con la società e con il presidente Franco Sensi era diventato difficile.
Il Principe prosegue quindi la carriera all’estero, allo Sturm Graz, prima di rientrare in Italia con il Napoli e concludere l’attività agonistica al Lecce nel 1999.
Prima di Totti, il numero 10 era Giannini
La storia di Giannini è inseparabile da quella di un altro grande numero 10 romano: Francesco Totti.
La successione non è soltanto cronologica. Giannini rappresenta una sorta di ponte tra due epoche della Roma: quella del calcio anni Ottanta e quella che, pochi anni dopo, avrebbe trovato in Totti il suo simbolo assoluto.
La stessa Roma ha ricordato Giannini come “numero dieci, simbolo, idolo, poster di una generazione”.
E proprio Totti ha riconosciuto in più occasioni l’importanza del Principe nella propria formazione calcistica.
Un’eredità che va oltre le statistiche
Giuseppe Giannini compie oggi 62 anni. Il dato anagrafico è quasi secondario davanti alla dimensione che il suo nome continua ad avere nella memoria romanista.
Non è stato il calciatore con il palmarès più ricco della sua generazione. Non ha conquistato una lunga serie di trofei internazionali. Ma ha rappresentato qualcosa di più difficile da misurare: la continuità tra una squadra, una città e il suo capitano.
Il Principe è stato elegante senza essere distante, tecnico senza essere lezioso, leader senza bisogno di urlare.
Per quindici stagioni ha indossato la maglia della Roma. Per nove anni ne è stato il capitano. Ha giocato un Mondiale davanti al suo pubblico, ha vestito la maglia azzurra 47 volte e ha lasciato il calcio nel 1999.
Ma il vero record di Giuseppe Giannini è probabilmente un altro: essere riuscito a diventare, per una generazione di romanisti, non soltanto un campione da ricordare, ma una parte della propria storia personale.
Ecco perché, ancora oggi, quando a Roma si pronuncia quel nome — Giannini — spesso non serve aggiungere altro.
Il Principe.