Il tre volte Campione del Mondo di F1 Nelson Piquet compie 74 anni

Il tre volte Campione del Mondo di F1 Nelson Piquet compie 74 anni

Nelson Piquet rappresenta una delle figure più complesse e affascinanti della Formula 1 degli anni Ottanta: tre volte campione del mondo, nel 1981, 1983 e 1987, capace di imporsi in un’epoca considerata tra le più competitive e spettacolari della storia del campionato.

Nato a Rio de Janeiro il 17 agosto 1952, Piquet costruì la propria carriera attraverso una straordinaria capacità di adattamento. Il suo percorso in Formula 1 lo mise a confronto con campioni di generazioni diverse: da Niki Lauda, compagno di squadra dal quale dichiarò di aver imparato molto sul lavoro di messa a punto, fino ad Alain Prost, Ayrton Senna, Nigel Mansell e, negli ultimi anni, un giovane Michael Schumacher.

Il primo titolo mondiale arrivò nel 1981, al volante della Brabham. Fu un campionato deciso sul filo dei punti, nel quale Piquet riuscì a precedere Carlos Reutemann dopo una stagione combattutissima. Due anni più tardi conquistò nuovamente il mondiale, sempre con Brabham, diventando nel 1983 il primo campione del mondo della Formula 1 nell’era turbo. La sua vittoria assumeva così un significato tecnico oltre che sportivo: Piquet aveva dimostrato di poter dominare sia con le vetture ad effetto suolo e motore aspirato sia con la nuova generazione delle monoposto sovralimentate.

Il terzo titolo arrivò nel 1987, questa volta con la Williams. La stagione fu caratterizzata dall’intenso duello interno con Nigel Mansell, suo compagno di squadra e principale rivale. Piquet seppe sfruttare esperienza, regolarità e intelligenza tattica, conquistando il campionato nonostante una serie di difficoltà fisiche e sportive che caratterizzarono quella stagione.

Il brasiliano non era però soltanto un pilota capace di accumulare punti. La sua carriera fu segnata anche da una notevole velocità sul giro: 24 pole position, 23 vittorie e 23 giri più veloci in gara raccontano un pilota capace di essere competitivo in condizioni tecniche profondamente differenti.

Particolarmente significativo fu il suo rapporto con i circuiti nuovi. Piquet vinse le prime edizioni del Gran Premio disputate a Imola e all’Hungaroring, dimostrando una capacità non comune di interpretare rapidamente tracciati ancora privi di una tradizione consolidata. Monaco, invece, rimase una sorta di conto aperto: nel Principato non riuscì mai a vincere, ottenendo soltanto tre piazzamenti sul podio. Celebre rimase la sua ironica definizione del circuito: correre a Monte Carlo, secondo Piquet, era come andare in bicicletta dentro una cucina.

Ma raccontare Nelson Piquet soltanto attraverso i numeri significherebbe ridurne la personalità. La goliardia, l’ironia, la vita sentimentale movimentata e le dichiarazioni provocatorie contribuirono a costruire il personaggio tanto quanto le vittorie. Piquet non aveva l’immagine austera di Lauda né quella metodica di Prost: era più imprevedibile, spesso tagliente, e non sembrava particolarmente interessato a conformarsi alle aspettative del mondo della Formula 1.

Questa personalità lo rese una figura divisiva ma anche estremamente popolare. In un paddock nel quale la rivalità sportiva poteva trasformarsi rapidamente in guerra psicologica, Piquet sapeva utilizzare anche le parole come strumento di competizione. Il suo rapporto con Mansell e le tensioni con altri protagonisti dell’epoca contribuirono a rendere gli anni Ottanta una delle stagioni più narrative della Formula 1.

Alla fine della carriera Piquet si trovò persino dall’altra parte del confronto generazionale: nel 1991 condivise il box della Benetton con un giovane Michael Schumacher, allora all’inizio della sua avventura nel Circus.

Il bilancio statistico della carriera in Formula 1 parla di 204 Gran Premi disputati, 23 vittorie, 24 pole position, 23 giri più veloci e 485,5 punti conquistati, dei quali 481,5 validi ai fini della classifica. Fu 60 volte sul podio e concluse 100 Gran Premi nelle prime sei posizioni.

Tre titoli mondiali, dunque, ma soprattutto una caratteristica che spiega bene la sua importanza storica: Nelson Piquet seppe vincere in epoche tecniche differenti e contro avversari appartenenti a generazioni diverse. La sua figura resta così indissolubilmente legata alla Formula 1 degli anni Ottanta, un decennio nel quale talento, tecnologia, rivalità e personalità si intrecciavano come raramente sarebbe accaduto in seguito.

 

 

 

 

 

 



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