18 Ago Il Ragazzo d’Oro – Gianni Rivera oggi 83 anni
Gianni Rivera compie oggi 83 anni. E il modo migliore per raccontarlo è forse quello con cui si raccontano i grandi campioni: attraverso le immagini che hanno lasciato nella memoria collettiva. Perché Rivera non è stato soltanto un magnifico numero 10. È stato una delle espressioni più alte del calcio italiano, il giocatore che ha trasformato l’eleganza in una forma di dominio tecnico.
Nato ad Alessandria il 18 agosto 1943, Rivera arrivò al Milan nell’estate del 1960, appena diciassettenne, e vi rimase per 19 stagioni consecutive, diventando capitano per dodici anni. In rossonero costruì una carriera monumentale: 3 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Nel 1969, dopo aver trascinato il Milan alla conquista della seconda Coppa dei Campioni, arrivò anche il Pallone d’Oro, primo italiano a vincerlo.
Era il calcio fatto di pensiero prima ancora che di corsa. Il suo tocco sembrava leggero, quasi aristocratico; la giocata arrivava spesso un istante prima che gli altri la immaginassero. Visione di gioco, tecnica, intelligenza tattica e capacità di servire il compagno con il pallone già nel punto giusto: qualità che gli valsero il soprannome di “Golden Boy” e che lo collocarono tra i grandissimi del calcio mondiale.
Ma se esiste una fotografia capace più di ogni altra di raccontare Rivera, è quella scattata idealmente alle 18.19 del 17 giugno 1970, all’Estadio Azteca di Città del Messico.
Italia-Germania Ovest, semifinale del Mondiale. La partita che sarebbe diventata per sempre la “Partita del Secolo”. Un’autentica centrifuga di emozioni: 1-0 italiano, pareggio tedesco allo scadere, poi i supplementari e una successione folle di gol. Sul 3-3, quando il destino sembrava chiedere ancora uno sforzo, arrivò Rivera.
Il pallone attraversò l’area tedesca. Rivera si inserì, raccolse il cross rasoterra e con il piatto destro batté Sepp Maier: 4-3 per l’Italia. Era il 111º minuto. Sessantasette secondi prima, Rivera aveva commesso un errore sul gol del 3-3 di Gerd Müller; poco più di un minuto dopo aveva cancellato tutto con il gol che mandava gli Azzurri in finale.
È questa la grandezza di Rivera: non soltanto la classe, ma la capacità di comparire nel momento in cui la storia chiama.
La Nazionale gli regalò anche il titolo europeo del 1968 e una finale mondiale nel 1970, persa contro il Brasile di Pelé. In Messico, però, Rivera dovette convivere con la celebre staffetta con Sandro Mazzola, una delle più discusse scelte tattiche della storia azzurra. Eppure, proprio quando l’Italia ebbe bisogno del suo numero 10, fu lui a firmare il gol più famoso.
Oggi, a 83 anni, Gianni Rivera appartiene ormai alla storia. Ma è una storia ancora viva: quella di un calciatore che giocava con la testa alta, vedeva prima degli altri e sembrava dare al pallone un ordine naturale. Un fuoriclasse assoluto, figlio di un calcio irripetibile, capace di vincere in Italia, in Europa e nel mondo con il Milan e di regalare alla Nazionale italiana uno dei fotogrammi più eterni della sua storia.
Il 4-3 dell’Azteca non è soltanto un risultato. È un monumento. E su quel monumento c’è scritto un nome: Gianni Rivera.