L’infinito Robert De Niro oggi 83 anni

L’infinito Robert De Niro oggi 83 anni

Oggi, 17 agosto 2026, Robert Anthony De Niro compie 83 anni. E ci sono compleanni che sembrano appartenere più alla storia del cinema che al calendario. Perché De Niro non è semplicemente un attore che ha attraversato otto decenni: è uno di quegli interpreti che hanno contribuito a cambiare il modo stesso di recitare davanti a una macchina da presa.

Nato a New York il 17 agosto 1943, figlio di artisti, De Niro appartiene a quella straordinaria generazione della New Hollywood che negli anni Settanta portò sullo schermo personaggi più tormentati, ambigui, imperfetti e profondamente umani. La sua carriera è inseparabile da quella di alcuni dei più grandi registi americani, ma soprattutto da un nome: Martin Scorsese.

La consacrazione arriva nel 1974 con Il padrino – Parte II di Francis Ford Coppola. De Niro interpreta il giovane Vito Corleone, il personaggio che Marlon Brando aveva reso immortale nel primo film. Non lo imita: costruisce un Vito giovane, silenzioso, quasi magnetico. Per quella prova arriva il primo Oscar, come miglior attore non protagonista.

Poi arriva Taxi Driver.

È il film che trasforma De Niro in un’icona. Travis Bickle è un reduce dal Vietnam, un uomo solo che percorre di notte una New York sporca, violenta, alienante. De Niro non interpreta semplicemente la solitudine: la fa respirare, la rende fisica. Per prepararsi al ruolo arrivò persino a ottenere una licenza da tassista di New York. E quella celebre scena davanti allo specchio, diventata una delle sequenze più riconoscibili della storia del cinema, nacque anche attraverso l’improvvisazione. Il film di Scorsese vinse la Palma d’oro a Cannes nel 1976.

È qui che nasce il mito di De Niro: la preparazione estrema, la trasformazione, la capacità di scomparire dentro il personaggio.

Tre anni dopo, nel 1980, arriva Toro scatenato. Jake LaMotta, pugile tormentato dalla gelosia, dalla rabbia e dall’autodistruzione, è uno dei vertici assoluti della sua carriera. De Niro si sottopone a una trasformazione fisica impressionante, aumentando il proprio peso di circa 30 chili per interpretare LaMotta nella parte finale della sua vita. Il risultato gli vale il secondo Oscar, questa volta come miglior attore protagonista.

Ma ridurre De Niro ai personaggi violenti sarebbe un errore.

C’è il De Niro malinconico e vulnerabile di Innamorarsi (Falling in Love, 1984), accanto a Meryl Streep. Un film delicato, lontanissimo dai gangster e dai pugili, nel quale l’attore dimostra di saper lavorare anche sulle emozioni trattenute, sugli sguardi, sulle parole non dette.

E poi c’è C’era una volta in America, il monumentale film di Sergio Leone del 1984. David “Noodles” Aaronson è forse uno dei personaggi più enigmatici della sua carriera: gangster, amico, uomo innamorato, vecchio ormai divorato dai ricordi. De Niro attraversa decenni della vita del personaggio senza trasformarlo in una semplice maschera. Il film diventa una meditazione sul tempo, sulla memoria, sull’amicizia e sul rimpianto. Cannes ha ricordato proprio il film di Leone tra le opere fondamentali della carriera dell’attore.

Gli anni Ottanta mostrano anche un altro volto di De Niro: Risvegli (Awakenings, 1990), diretto da Penny Marshall. Qui interpreta Leonard Lowe, un paziente catatonico che sembra tornare alla vita grazie a una terapia sperimentale. È una prova lontanissima dall’immaginario del gangster: fragile, commovente, dolorosa. Ancora una volta De Niro dimostra che il suo talento non dipende dalla violenza o dalla fisicità, ma dalla capacità di dare una verità interiore ai personaggi.

Nel frattempo, la collaborazione con Scorsese continua con titoli destinati alla leggenda: New York, New York, Re per una notte, Quei bravi ragazzi, Cape Fear e Casinò. È un sodalizio cinematografico diventato parte integrante della storia del cinema americano. Cannes ha definito la collaborazione tra i due una delle relazioni attore-regista più importanti e trasformative del cinema moderno.

E De Niro non è soltanto Scorsese.

C’è Heat – La sfida, nel quale per la prima volta divide lo schermo in modo memorabile con Al Pacino. C’è Bronx, il suo esordio alla regia nel 1993, storia di formazione ambientata nella Little Italy newyorkese. C’è Casino, dove torna a vestire i panni di un uomo immerso nel mondo criminale. E c’è persino il De Niro comico, quello che negli anni Duemila riesce a trasformare la propria iconografia di duro del cinema americano in uno strumento di comicità, come accade in Ti presento i miei.

È proprio questa capacità di reinventarsi a rendere straordinaria la sua longevità.

De Niro ha attraversato il gangster movie, il cinema d’autore, il dramma psicologico, il film romantico, la commedia, il thriller e il cinema storico. Ha diretto, prodotto e contribuito alla vita culturale della sua New York. Nel 2002, insieme a Jane Rosenthal, fondò il Tribeca Film Festival, nato anche con l’obiettivo di contribuire alla rinascita del quartiere dopo l’11 settembre.

E mentre gli anni passavano, il volto di De Niro diventava esso stesso una forma di memoria cinematografica.

Lo abbiamo ritrovato in Silver Linings Playbook, in Joker, in The Irishman e ancora una volta accanto a Scorsese in Killers of the Flower Moon. Nel 2025 Cannes gli ha consegnato la Palma d’oro onoraria per l’insieme della carriera, riconoscendo ufficialmente quella che ormai è una certezza della storia del cinema: De Niro non appartiene soltanto a una generazione di grandi attori, ma rappresenta un modello per quelle successive.

La cosa più sorprendente, però, è che a 83 anni la sua carriera non ha il sapore di un capitolo chiuso.

De Niro continua a essere presente. Continua a lavorare. Continua a mettere quel volto davanti alla macchina da presa, quel volto capace di passare dal sorriso inquietante di un gangster alla malinconia di un uomo innamorato, dalla rabbia di Jake LaMotta alla disperazione di Travis Bickle.

Taxi Driver, Il cacciatore, Il padrino – Parte II, Toro scatenato, Innamorarsi, C’era una volta in America, Risvegli, Quei bravi ragazzi, Casinò, Heat, The Irishman.

Sono soltanto alcuni titoli di una filmografia sterminata. Ma dentro quei film c’è una parte enorme della storia del cinema contemporaneo.

Robert De Niro compie oggi 83 anni.
E forse il modo migliore per festeggiarlo non è parlare dell’età, ma del tempo.

Perché il tempo, nel cinema, spesso cancella i divi. Con De Niro è accaduto il contrario: è stato il tempo a trasformarlo in una leggenda.

 



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