E’ LE ALI DELLA LIBERTA’ il film più bello di sempre della storia del cinema

E’ LE ALI DELLA LIBERTA’ il film più bello di sempre della storia del cinema

Il miglior film della storia è uscito nel 1994..

A più di trent’anni dalla prima volta, continua a crescere l’apprezzamento del pubblico e della critica..

Miglior film di tutti i tempi, a più di trent’anni dalla sua uscita. Può bastare un singolo dato, a volte, per abbracciare la grandezza di un’opera, anche se l’accoglienza non è stata delle migliori. Era il 1994 quando Frank Darabont decise di dedicarsi al riadattamento di ‘Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank’, libro pubblicato da Stephen King nel 1982, gettando le basi per un capolavoro. Da lì nacque Le ali della libertà, ancora oggi in testa alla classifica  dei migliori 250 film di tutti i tempi  di IMDb.

La risalita verso il successo

Un concentrato di resilienza e speranza, tratteggiato dalla forza interiore di Andy Dufresne, un banchiere condannato all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la moglie e il suo amante (interpretato da Tim Robbins). A colpire l’immaginario collettivo, tuttavia, è l’intenso rapporto che si crea tra lui e Ellis ‘Red’ Redding, detenuto di lungo corso (con un Morgan Freeman  in grande spolvero). Teatro dell’incontro e delle loro riflessioni è il carcere di Shawshank, un durissimo penitenziario, dove Andy combina astuzia e pazienza per mantenere il controllo e trovare una luce in fondo a un tunnel nero come la pece.

Rimanere al vertice di una graduatoria di gradimento dei migliori film di sempre è impresa degna di un film d’autore, eppure per la pellicola prodotta da Niki Marvin la strada è stata subito in salita. Uscito sul grande schermo nel 1994, stagione caratterizzata dall’enorme successo di Pulp FictionIl Re Leone e Forrest Gump. Tanto che l’anno seguente questi tre film hanno conquistato, nel complesso, nove Oscar (sei dei quali vinti da Forrest Gump), mentre nessuna statuetta su sette nomination, è stata assegnata a Le ali della libertà. Che però, proprio nel 1995, iniziò la sua rincorsa al primato, diventando il lungometraggio più noleggiato negli Stati Uniti (erano ancora i tempi del VHS), con più di 320.000 copie noleggiate.

Come Le ali della libertà è diventato il miglior film di sempre

Un segnale evidente di un gusto in ascesa, confermato dall’audience ottenuta durante i primi passaggi in tv, a partire dal 1997. Grazie soprattutto al passaparola, la soluzione più efficace in tempi ante social media, Le ali della libertà divenne un fenomeno culturale, con spettatori e critici che si ritrovarono sulla stessa lunghezza d’onda per premiare la visione di Darabont. Il risultato è l’eccezionale punteggio medio di 9,3 su 10, rimediato con i voti di oltre 3,2 milioni di utenti del più grande database mondiale online dedicato al cinema e alla televisione (proprietà di Amazon).

Un caso tutt’altro che isolato, perché il titolo ha riscosso analoghi apprezzamenti sono arrivati anche su Rotten Tomatoes (punteggio 89% su 147 recensioni di critici), sorpassando nel giudizio grandi classici come Il PadrinoIl Cavaliere OscuroSchindler’s List, Signore degli AnelliIl buono, il brutto e il cattivoFight ClubInception, Matrix, InterstellarQuei bravi ragazziQualcuno volò sul nido del cuculo Seven.

A sintetizzare il livello degli attori e il valore della storia sono le parole dei critici cinematografici, per cui siamo davanti a “un dramma carcerario edificante e profondamente appagante con una regia sensibile e ottime interpretazioni”. Che rappresentano i motivi per i quali gli spettatori “continuano a immedesimarsi nella storia a decenni dalla sua uscita”.

Per comprendere in pieno la portata del film, però, è utile ritornare alle parole spese dal regista Frank Darabont: “Un film sulla speranza, che parla di redenzione e di come possiamo migliorare il mondo che ci circonda”, ha dichiarato in occasione del trentesimo anniversario de Le ali della libertà. Un film che non lascia indifferenti. “Ho ricevuto lettere da persone che hanno visto il film e a cui ha cambiato la vita: questa è l’eredità più grande”.

 

 



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