15 Agosto 2021 – Gli Usa si ritirano dall’Afghanistan (dopo 20 anni le truppe statunitensi ritornano a casa)

15 Agosto 2021 – Gli Usa si ritirano dall’Afghanistan (dopo 20 anni le truppe statunitensi ritornano a casa)

Il 15 agosto 2021 è una delle date più drammatiche della storia recente dell’Afghanistan e della politica estera americana. Quel giorno i Talebani entrarono a Kabul, mentre il presidente Ashraf Ghani lasciava il Paese. Il governo afghano sostenuto per vent’anni dagli Stati Uniti crollò in poche ore, davanti a un’avanzata talebana molto più rapida di quanto Washington e gli alleati avessero previsto.

Kabul, 15 agosto 2021: il crollo

Le immagini di quella giornata fecero rapidamente il giro del mondo: strade congestionate, ambasciate evacuate, elicotteri che lasciavano Kabul e migliaia di civili che cercavano disperatamente di raggiungere l’aeroporto.

La fuga di Ghani sancì di fatto la fine della Repubblica islamica dell’Afghanistan, nata e sostenuta politicamente, economicamente e militarmente dall’Occidente dopo l’intervento del 2001. I Talebani raggiunsero il palazzo presidenziale e tornarono al potere quasi vent’anni dopo essere stati rovesciati.

Il paradosso fu evidente: gli Stati Uniti avevano trascorso due decenni a costruire un esercito e istituzioni afghane capaci, almeno nelle intenzioni, di impedire il ritorno dei Talebani. Quando il sostegno militare americano venne meno, però, quelle strutture si disgregarono con una rapidità impressionante.

Vent’anni di guerra

La guerra era iniziata nell’ottobre 2001, poche settimane dopo gli attentati dell’11 settembre. L’obiettivo iniziale era colpire al-Qaeda, responsabile degli attentati, e rovesciare il regime talebano che aveva dato rifugio a Osama bin Laden.

Con il passare degli anni, tuttavia, la missione americana si trasformò. Alla lotta al terrorismo si aggiunsero la ricostruzione dello Stato afghano, l’addestramento delle forze di sicurezza, la promozione della democrazia e il tentativo di impedire un nuovo ritorno al potere dei Talebani.

Fu una guerra lunga, costosa e progressivamente impopolare. Secondo FactCheck.org, il conflitto costò agli Stati Uniti circa 2.500 militari uccisi e circa un trilione di dollari, coinvolgendo quattro amministrazioni presidenziali.

La decisione di ritirarsi

Il ritiro non fu una decisione esclusivamente dell’amministrazione Biden. Nel febbraio 2020, l’amministrazione Trump aveva raggiunto con i Talebani un accordo che prevedeva il progressivo ritiro delle forze americane. L’accordo fissava inizialmente il 1º maggio 2021 come data per la conclusione del ritiro.

Joe Biden, diventato presidente nel gennaio 2021, rinviò la scadenza ma confermò la scelta strategica di porre fine alla guerra. Il termine definitivo venne fissato al 31 agosto 2021.

Il problema fu che, mentre le truppe occidentali si ritiravano, i Talebani conquistarono rapidamente gran parte del territorio. In appena una decina di giorni, nell’agosto 2021, caddero numerose capitali provinciali. Il 15 agosto toccò a Kabul.

La fuga dall’aeroporto

Il ritiro americano, quindi, non terminò materialmente il 15 agosto. Quel giorno segnò soprattutto il crollo del governo afghano e il ritorno dei Talebani nella capitale.

Nei giorni successivi l’aeroporto internazionale Hamid Karzai divenne il centro di una gigantesca operazione di evacuazione. Migliaia di afghani tentarono di fuggire, temendo rappresaglie o la perdita delle libertà conquistate durante i vent’anni di presenza occidentale.

Le immagini di persone aggrappate agli aerei americani durante il decollo divennero il simbolo del caos della ritirata. L’evacuazione fu accompagnata anche da un attentato dell’ISIS-K il 26 agosto, che uccise più di 170 afghani e 13 militari americani.

Il 30 agosto 2021, infine, l’ultimo aereo militare americano decollò da Kabul: fu quello il momento che sancì formalmente la conclusione della presenza militare statunitense e della guerra americana durata quasi vent’anni.

Una sconfitta americana?

La caduta di Kabul fu immediatamente interpretata da molti come una sconfitta strategica degli Stati Uniti. La rapidità del collasso alimentò accuse di errori di intelligence, pianificazione insufficiente e cattiva gestione dell’evacuazione.

Joe Biden difese invece la decisione di ritirarsi, sostenendo che gli Stati Uniti non potevano continuare indefinitamente una guerra che non aveva più un obiettivo politico realisticamente raggiungibile. Il presidente attribuì gran parte del collasso alla fuga dei leader afghani e al rapido disfacimento dell’esercito nazionale.

Il dibattito, dunque, rimase aperto: il fallimento fu il ritiro in sé o il modo in cui venne realizzato dopo vent’anni di intervento?

Il significato storico

Il 15 agosto 2021 rappresentò soprattutto il fallimento di un progetto molto più ambizioso della semplice guerra contro i Talebani. Washington aveva tentato di trasformare l’Afghanistan e di costruire uno Stato capace di sopravvivere autonomamente al ritiro occidentale.

Il ritorno dei Talebani mostrò quanto quella costruzione fosse fragile.

Per molti afghani, il ritiro significò inoltre la fine di vent’anni di aperture sociali e politiche. Negli anni successivi i Talebani hanno imposto pesanti restrizioni soprattutto a donne e ragazze, fino a escludere le ragazze dall’istruzione oltre il sesto anno e le donne da numerosi settori della vita pubblica. Oggi le Nazioni Unite descrivono quella situazione come una delle più gravi crisi dei diritti umani al mondo.

A cinque anni di distanza, il bilancio rimane quindi contraddittorio: il conflitto aperto è diminuito e alcuni afghani riferiscono una maggiore sicurezza rispetto agli anni di guerra, ma il Paese resta segnato da una grave crisi economica e umanitaria e da una drastica limitazione dei diritti delle donne.

Il 15 agosto 2021, in definitiva, non fu semplicemente il giorno in cui gli americani lasciarono l’Afghanistan. Fu il giorno in cui un’intera architettura politica costruita dall’Occidente per vent’anni crollò nel giro di poche ore. Il simbolo più potente di quella giornata fu proprio Kabul: una capitale che, dopo vent’anni, tornava nelle mani dei Talebani mentre l’ultima potenza straniera si preparava a lasciare il Paese.

 



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