15 Ago Roberto Sorrentino compie 71 anni, mitico portiere del Catania (e non solo) degli anni 80
Roberto Sorrentino è uno di quei portieri che appartengono a una stagione irripetibile del calcio italiano: quella degli anni Ottanta, quando il numero uno non era soltanto l’ultimo baluardo, ma spesso il capitano, il leader e la voce della squadra.
Nato a Napoli il 14 agosto 1955, Sorrentino si è costruito la carriera lontano dai riflettori delle grandi piazze, passando per Nocerina e Paganese prima di trovare nel Catania la sua vera casa calcistica. Dal 1979 al 1984 difese la porta rossazzurra diventando rapidamente uno dei simboli della squadra e, soprattutto, il capitano del Catania di Angelo Massimino.
Il Catania e l’impresa del 1983
Il capitolo più importante della sua carriera rimane senza dubbio quello vissuto ai piedi dell’Etna. Sorrentino arrivò a Catania in Serie C1 e fu protagonista della promozione in Serie B del 1980. Dopo due stagioni nella serie cadetta, arrivò l’impresa che ancora oggi rappresenta una delle pagine più emozionanti della storia rossazzurra: la promozione in Serie A nel 1983.
Il Catania terminò il campionato di Serie B al terzo posto, a pari punti con Como e Cremonese. Fu necessario ricorrere agli spareggi. Il 18 giugno 1983, all’Olimpico di Roma, il Catania superò il Como per 1-0 grazie alla rete di Angelo Crialesi. Poi arrivò il momento decisivo contro la Cremonese: 0-0 e Serie A conquistata. Sorrentino era lì, tra i pali, con la fascia di capitano al braccio.
Ma quella partita fu molto più di una semplice promozione. Fu una festa popolare. Decine di migliaia di tifosi catanesi raggiunsero Roma per accompagnare la squadra. Sorrentino, anni dopo, ricordò proprio l’impatto di quella folla, raccontando che quei 40.000 tifosi dell’Olimpico erano rimasti impressi nella sua memoria.
Il debutto nella massima serie
La stagione 1983-84 rappresentò il coronamento del percorso. Il portiere napoletano si trovò così a confrontarsi con i grandi campioni della Serie A: da Platini e Tardelli a Falcão, da Bruno Conti a Pruzzo.
Il 20 novembre 1983, per esempio, Sorrentino era tra i pali nel Catania-Juventus terminato 0-2, mentre il 31 dicembre difese la porta rossazzurra all’Olimpico contro la Roma di Liedholm, Tancredi, Cerezo, Falcão, Conti e Pruzzo.
In quella Serie A Sorrentino collezionò 29 presenze, risultando il titolare del Catania nel suo ritorno nella massima categoria.
E c’è un’immagine che racconta bene il personaggio: il portiere-capitano rossazzurro davanti a un Cibali ribollente di passione, chiamato a difendere una squadra costruita per sopravvivere nel calcio dei grandi. Era un calcio nel quale il portiere doveva comandare la difesa, uscire sui cross, affrontare gli attaccanti praticamente senza la protezione tattica che oggi conosciamo.
Non soltanto Catania
Dopo l’esperienza in Sicilia, Sorrentino passò al Cagliari in Serie B e successivamente tornò in Serie A con il Bologna. Complessivamente raccolse 41 presenze in Serie A e 163 in Serie B, numeri che fotografano una carriera lunga e soprattutto costruita sulla continuità.
La sua ultima apparizione in Serie A arrivò con il Bologna nel febbraio 1990, contro la Cremonese.
Un cognome diventato dinastia
La storia di Roberto Sorrentino ha poi avuto una sorta di seconda vita attraverso il figlio Stefano Sorrentino, anch’egli portiere professionista e protagonista soprattutto con Chievo e Palermo. Il calcio, in casa Sorrentino, è diventato quasi una tradizione di famiglia.
Roberto ha inoltre proseguito nel mondo del calcio dopo il ritiro, intraprendendo la carriera di allenatore e lavorando in numerose realtà delle categorie inferiori italiane, oltre a vivere anche un’esperienza sulla panchina del Teuta di Durazzo, in Albania.
Il ricordo di un calcio che non c’è più
Definire Roberto Sorrentino semplicemente un “ex portiere” sarebbe però riduttivo. È stato il portiere di una città che aspettava la Serie A, il capitano di una squadra diventata leggenda e uno dei protagonisti di quella generazione di estremi difensori che facevano della personalità una parte fondamentale del ruolo.
Il suo nome è indissolubilmente legato al Catania del 1983: una squadra operaia, combattiva, capace di conquistare la massima serie attraverso gli spareggi e trascinata da una tifoseria straordinaria. Sorrentino ne era il volto più arretrato, ma anche uno dei leader più riconoscibili.
E forse è proprio questo che rende “il mitico Sorrentino” una definizione tutt’altro che nostalgica: perché nel calcio, prima ancora delle statistiche, restano le immagini. E quella di Roberto Sorrentino con la fascia da capitano, davanti a migliaia di rossazzurri, mentre il Catania torna in Serie A, è una di quelle immagini che appartengono per sempre alla memoria del calcio italiano.