14 Ago Tra la notte del 12 e 13 agosto 1961 Berlino viene divisa
La notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 Berlino si svegliò divisa. Non fu ancora, in senso stretto, la notte in cui comparve la grande muraglia di cemento che oggi associamo alla città: fu la notte in cui la DDR, la Germania Est, chiuse materialmente il confine con Berlino Ovest, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la Berliner Mauer, il simbolo più potente della Guerra fredda.
Berlino, prima della notte
Nel 1961 Berlino era una città anomala e pericolosissima dal punto di vista geopolitico. Dopo la Seconda guerra mondiale era stata divisa in quattro settori: americano, britannico, francese e sovietico. Nel 1949 erano nate la Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest) e la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), ma Berlino continuava a essere divisa in settori all’interno del territorio della DDR.
Per migliaia di berlinesi quella frontiera era ancora attraversabile. E proprio questo rappresentava un problema enorme per il regime di Berlino Est: attraverso Berlino, milioni di cittadini della DDR potevano raggiungere l’Occidente.
La fuga era diventata un’emorragia. Nel solo luglio 1961 oltre 30.000 persone lasciarono la Germania Est. Erano spesso giovani, lavoratori qualificati, professionisti: una perdita economica e politica sempre più difficile da sostenere per il regime comunista.
La leadership della DDR, guidata da Walter Ulbricht, aveva quindi bisogno di chiudere quella porta.
Ma doveva farlo senza provocare una guerra con gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali.
La notte del 12 agosto
È sabato sera. Berlino sembra una città come tante altre.
Pochissimi cittadini, però, sanno che nelle stanze del potere della DDR è già stata presa una decisione destinata a cambiare la storia europea.
L’operazione è stata preparata in segreto da Erich Honecker, allora responsabile delle questioni di sicurezza della SED. Il nome in codice è “Aktion Rose”. Soltanto una ristretta cerchia della dirigenza viene informata in anticipo.
Nella notte, mentre i berlinesi dormono, cominciano a muoversi uomini, camion e mezzi militari.
Alle 1:05 del mattino, secondo la documentazione della Bundesstiftung zur Aufarbeitung der SED-Diktatur, le luci del Brandenburger Tor si spengono. Il monumento, normalmente illuminato, sprofonda nell’oscurità. Attraverso la Porta passano mezzi corazzati; lungo il confine vengono schierati uomini armati.
È l’inizio della chiusura.
Le strade vengono spezzate
Poco dopo la mezzanotte, unità della Volkspolizei, della polizia di frontiera, dell’esercito della DDR e delle Kampfgruppen — le milizie operaie — iniziano a occupare i punti di passaggio.
Vengono posati filo spinato e barricate. In alcuni punti si scavano trincee e si divelgono le strade. Le linee ferroviarie vengono interrotte. Gli accessi verso Berlino Ovest vengono progressivamente bloccati.
All’alba, ciò che era successo durante la notte diventa evidente.
Berlino non è più la stessa.
Una strada che la sera prima conduceva dall’altra parte della città ora termina davanti a una barriera. Una stazione non è più raggiungibile. Un tram si ferma. Un lavoratore dell’Est scopre di non poter più raggiungere il proprio posto di lavoro a Ovest.
Famiglie, amici, colleghi e coppie vengono separati.
Oltre 50.000 persone residenti nella DDR che lavoravano a Berlino Ovest si ritrovano improvvisamente tagliate fuori dai propri luoghi di lavoro.
La sorpresa dei berlinesi
La reazione è immediata: incredulità, rabbia, paura.
Molti berlinesi accorrono verso il confine. Dall’altra parte ci sono persone che cercano di capire cosa stia accadendo. Si grida, si protesta. Ma gli uomini armati della DDR mantengono le posizioni.
Per il regime, quella non è un’improvvisazione: è un’operazione militare e politica accuratamente preparata.
Eppure, nelle prime ore, non c’è ancora la Mauer che conosciamo dalle fotografie.
C’è soprattutto filo spinato.
La grande struttura di cemento arriverà progressivamente nei giorni e nei mesi successivi. La barriera provvisoria verrà sostituita da fortificazioni sempre più imponenti, fino a trasformare Berlino in una delle frontiere più sorvegliate e militarizzate del mondo.
Il paradosso di Ulbricht
C’è anche un elemento di straordinario cinismo politico.
Il 15 giugno 1961, meno di due mesi prima, un giornalista aveva chiesto a Walter Ulbricht se sarebbe stata costruita una barriera al confine. La risposta era diventata celebre:
«Niemand hat die Absicht, eine Mauer zu errichten.»
«Nessuno ha intenzione di costruire un muro.»
In realtà, i preparativi erano già in corso e la decisione di chiudere il confine era stata discussa ai massimi livelli con l’Unione Sovietica.
La mattina del 13 agosto
Quando arriva il giorno, Berlino si trova davanti a un fatto compiuto.
Berlino Est e Berlino Ovest non vengono create quella mattina: esistevano già politicamente e amministrativamente come due realtà contrapposte. Quello che accade il 13 agosto è qualcosa di ancora più concreto e drammatico: la separazione viene trasformata in una barriera fisica quasi invalicabile.
Il confine politico diventa un confine di cemento, filo spinato, torrette e armi.
La DDR presenta l’operazione come un provvedimento difensivo contro i nemici occidentali, definendolo in seguito «antifaschistischer Schutzwall», il «muro di protezione antifascista». Ma la funzione fondamentale della barriera è impedire ai cittadini della Germania Est di raggiungere l’Occidente.
Le potenze occidentali, invece, reagiscono con prudenza. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia protestano, ma evitano uno scontro militare diretto con l’Unione Sovietica. La chiusura non mette infatti in discussione, nell’immediato, la presenza militare occidentale a Berlino Ovest né i corridoi di accesso alla città.
Ed è proprio questa la tragedia politica di quelle ore: il mondo occidentale assiste alla chiusura di una città senza essere disposto a rischiare una guerra per impedirla.
Una notte che cambiò l’Europa
Il 13 agosto 1961 non nasce soltanto un muro.
Nasce una realtà destinata a durare più di 28 anni.
La barriera separerà Berlino Est da Berlino Ovest, ma soprattutto separerà persone: genitori e figli, fratelli, amici, amanti, lavoratori. Nei decenni successivi il confine verrà trasformato in un sistema sempre più sofisticato di muri, recinzioni, torri di guardia e zone di sicurezza. Almeno 140 persone moriranno nel tentativo di superare il Muro o in circostanze direttamente legate al regime di frontiera.
Eppure quella notte, tra il 12 e il 13 agosto, tutto comincia in maniera quasi silenziosa.
Un filo spinato tirato nel buio. Un quartiere che improvvisamente non può più attraversare la strada. Il Brandenburger Tor spento. I mezzi militari nelle vie.
Al mattino, i berlinesi capiscono che la città che avevano conosciuto fino alla sera precedente è scomparsa.
Il Muro, in cemento, sarebbe arrivato dopo.
La divisione, invece, era già cominciata quella notte