1 Agosto 1976 – 50 anni fa il dramma di Niky Lauda

1 Agosto 1976 – 50 anni fa il dramma di Niky Lauda

Niki Lauda e il ricordo a 50 anni dal terribile incidente. Il rogo e la rinascita del campione..

Il 1° agosto 1976 è una data che rimarrà indelebile nella storia della Formula 1. Quel giorno si disputò il Gran Premio di Germania al Nürburgring, in cui la vita di Niki fu stravolta da un terribile incidente: ricevette l’estrema unzione, prima del miracoloso recupero

Il 1° agosto 1976 è una data che rimarrà indelebile nella storia della Formula 1. Sono trascorsi 50 anni dal giorno in cui si disputò il Gran Premio di Germania al Nürburgring, un circuito che sembrava disegnato dal diavolo all’interno della foresta dell’Eifel. All’epoca la massima serie era estremamente pericolosa. Infatti, la vita di Niki Lauda fu stravolta da un drammatico incidente: il campione del mondo andò a sbattere a ridosso della curva Bergwerk, la sua auto rimbalzò al centro della pista e prese fuoco. Guy Edwards riuscì ad evitarla, mentre Harald Ertl e Brett Lunger la colpirono in pieno. Nell’impatto il casco dell’austriaco volò via. I tre piloti aiutarono Arturo Merzario, fermatosi per prestare soccorso, ad estrarre Lauda da quella fornace. Le sue condizioni, però, erano gravissime: Niki era in coma, aveva ustioni di primo e terzo grado al volto, al capo, all’orecchio e al gomito sinistro, più una commozione cerebrale e una frattura allo zigomo. Inoltre, una contusione al torace provocava al campione difficoltà respiratorie, anche a causa dei fumi velenosi della benzina, inspirati per una cinquantina di secondi che sembrarono infiniti. Ricevette l’estrema unzione, prima del miracoloso recupero in tempo per Monza, dove ottenne un sensazionale quarto posto.

l 1976 fu caratterizzato dalla lotta tra Lauda e l’amico-rivale James Hunt. Se l’austriaco era introverso, scrupoloso, preciso, serio nel lavoro e nei rapporti personali, il britannico era il classico pilota maledetto, ma in pista era tremendamente veloce. Niki dominò la prima parte di stagione, presentandosi al Nürburgring in netto vantaggio in classifica. All’inizio di quel weekend scoppiò una polemica legata alla sicurezza: il circuito era troppo lungo e non garantiva l’efficienza dei soccorsi in caso di grave incidente. Il ferrarista non voleva correre con la pioggia, ma nessuno, o quasi, gli diede retta. Hunt partì dalla pole position davanti al rivale, con l’asfalto che si stava asciugando. Infatti, entrambi rientrarono subito ai box per passare dalle gomme da bagnato a quelle da asciutto. Durante la sosta, però, ci fu un contrattempo per Lauda, che perse alcune posizioni. Nella furia della rimonta, il campione ebbe l’incidente in cui rischiò la vita. L’intervento degli altri piloti fu decisivo. In particolare quello di Merzario, che aveva corso per la Ferrari, quindi sapeva come sganciare le cinture. Incredibilmente Niki era cosciente, camminò fino a bordo pista e chiese a John Watson se aveva segni in faccia. Il britannico lo rassicurò, mentendo. Trasportato in elicottero nell’ospedale più vicino, quello militare di Coblenza, l’austriaco venne poi spostato alla clinica di Ludwigshafen, dove arrivò quasi in blocco respiratorio. I polmoni avevano subito dei danni gravissimi a causa della respirazione dei gas di combustione della monoposto. Quindi fu necessario un nuovo viaggio verso il centro universitario di Mannheim. Lì scoprirono che il livello di ossigeno nel sangue era a livelli critici, ma Lauda non si arrese. Venne sottoposto a una serie di pratiche mediche dolorosissime, iniziando il suo percorso di recupero.

Ancora in ospedale, il campione decise di voler tornare il prima possibile a lottare contro Hunt. A spronarlo fu anche la notizia che Enzo Ferrari cercò il suo sostituto subito dopo l’incidente. Alla vigilia del GP d’Italia venne organizzato un test a Fiorano, a cui Niki si presentò molto dimagrito. La tuta gli stava più grande di due taglie, ma i suoi tempi furono di assoluto rispetto. Quindi il Drake iscrisse tre macchine (le altre due erano di Clay Regazzoni e Carlos Reutemann, ndr) e Lauda tornò miracolosamente in pista in una sessione di prove libere 40 giorni dopo il terribile incidente. Ogni volta che indossava o si toglieva il casco le ferite si riaprivano, con la conseguente fuoriuscita di sangue. Infatti, la prima giornata fu terribile: “Ero come un debuttante, dovevo ritrovare gli automatismi”. In qualifica, però, il miglior piazzamento ottenuto dalla Ferrari fu il suo. Un quinto posto, che diventò quarto al termine di una corsa leggendaria. Per i tifosi l’austriaco era un eroe. In Giappone, però, arrivò con soli tre punti di vantaggio su Hunt. Prima della gara una tempesta si abbatté sul circuito del Fuji, portando un significativo abbassamento della visibilità. I piloti si divisero tra chi voleva correre e chi era contrario. La partenza venne posticipata, ma alla fine le ragioni commerciali, legate alle riprese televisive oltre che agli sponsor, ebbero la meglio sulla sicurezza. Al secondo giro l’austriaco rientrò ai box e disse a Forghieri che non se la sentiva di continuare. Poi gli chiese di non nascondere la verità sul motivo del suo ritiro. Hunt arrivò terzo e si laureò campione del mondo. Lauda, però, vinse la battaglia più importante, quella per la sua vita. E nel 1977 si riprese il trono che il fuoco del Nürburgring e la caparbietà del britannico gli avevano tolto.



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