16 Marzo 1968 – Massacro di My Lai (Vietnam), storia di un crimine di guerra…

16 Marzo 1968 – Massacro di My Lai (Vietnam), storia di un crimine di guerra…

Il 16 marzo 1968, nel pieno della guerra del Vietnam, un’unità dell’esercito statunitense fece irruzione nel villaggio di My Lai, nella provincia di Quang Ngai. Quella che era stata pianificata come un’operazione militare contro presunti combattenti vietcong si trasformò, nel giro di poche ore, in uno dei più gravi crimini di guerra del XX secolo.

All’alba, i soldati della compagnia Charlie, appartenente all’11ª brigata di fanteria americana, avanzarono tra risaie e capanne. Non trovarono resistenza armata. Al loro posto, donne, anziani e bambini: civili disarmati. Eppure, sotto il comando del tenente William L. Calley, iniziò una violenza sistematica.

Testimonianze successive raccontano di esecuzioni a sangue freddo, stupri, incendi di abitazioni e uccisioni indiscriminate. Intere famiglie furono radunate e colpite a distanza ravvicinata. Alcuni civili furono gettati in fossati e falciati con raffiche di mitragliatrice. Il bilancio finale superò le 500 vittime, quasi tutte donne, bambini e anziani.

A interrompere parzialmente la strage fu l’intervento di un equipaggio di elicottero americano guidato dal sottufficiale Hugh Thompson Jr.. Atterrato tra i civili e i soldati, Thompson ordinò ai suoi uomini di puntare le armi contro i commilitoni per proteggere i superstiti e contribuì a evacuare alcuni feriti, opponendosi apertamente all’operazione.

Per oltre un anno, il massacro rimase nascosto all’opinione pubblica. Solo nel 1969, grazie al lavoro investigativo del giornalista Seymour Hersh, la vicenda emerse, suscitando indignazione globale e alimentando il crescente movimento contro la guerra.

Seguì un’inchiesta militare. Nonostante decine di soldati coinvolti, l’unico condannato fu il tenente Calley, riconosciuto colpevole di omicidio premeditato. La sua pena fu inizialmente l’ergastolo, ma venne rapidamente ridotta e trasformata in arresti domiciliari.

Il massacro di My Lai divenne un simbolo delle derive morali e strategiche della guerra del Vietnam, mettendo in luce la distanza tra la retorica ufficiale e la realtà sul campo. Ancora oggi, resta una ferita aperta nella memoria storica degli Stati Uniti e del Vietnam, monito tragico sui limiti della guerra e sulla responsabilità individuale in tempo di conflitto.

 



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