20 Ottobre 1944, Seconda Guerra Mondiale – Gli Usa invadono l’isola di Leyte (campagna delle Filippine)

20 Ottobre 1944, Seconda Guerra Mondiale – Gli Usa invadono l’isola di Leyte (campagna delle Filippine)

L’invasione di Leyte e la battaglia che cambiò il destino del Pacifico..

20 ottobre 1944 – Le truppe americane sbarcano a Leyte, nelle Filippine, aprendo un nuovo, decisivo fronte nel Pacifico. Inizia una delle più imponenti operazioni militari della Seconda guerra mondiale, che porterà nei giorni successivi alla più grande battaglia navale della storia moderna: la battaglia del Golfo di Leyte.


Leyte, 20 ottobre 1944 – All’alba, tra la sabbia e il fuoco, i marines e le truppe d’assalto statunitensi mettono piede sull’isola di Leyte, nelle Filippine centrali. L’operazione, guidata dal generale Douglas MacArthur — che proprio in quel giorno manterrà la promessa fatta due anni prima, pronunciando il celebre “I have returned” — rappresenta l’inizio della Campagna delle Filippine, un colossale tentativo strategico volto a tagliare i rifornimenti giapponesi provenienti dal Sud-est asiatico.

Leyte non è un semplice obiettivo territoriale. Il suo valore risiede nella posizione strategica: dominare quest’isola significa spezzare la catena logistica dell’Impero giapponese e isolarlo dalle fonti di approvvigionamento di petrolio, gomma e minerali vitali, provenienti dalle Indie orientali olandesi.

La risposta del Giappone è tanto rapida quanto disperata. La Marina imperiale, conscia della posta in gioco, mobilita quasi tutte le sue grandi unità rimaste, dando inizio, tra il 23 e il 26 ottobre, alla mastodontica battaglia del Golfo di Leyte. Si tratta di un colossale scontro aeronavale, articolato in quattro battaglie distinte: il mar di Sibuyan, lo stretto di Surigao, le acque antistanti l’isola di Samar e l’area di Capo Engaño.


La battaglia navale più grande della storia

Mai prima — e mai più dopo — così tante navi da guerra si affrontarono in mare aperto: incrociatori, portaerei, corazzate, sommergibili, migliaia di uomini e centinaia di aerei si sfidarono in una battaglia che fu insieme l’ultima grande azione della marina giapponese e la consacrazione del dominio navale americano nel Pacifico.

Fu proprio in questa occasione che il Giappone fece ricorso, per la prima volta su larga scala, alla tattica kamikaze: attacchi suicidi condotti da aerei carichi di esplosivo che si schiantavano deliberatamente contro le navi americane. Una strategia disperata, sintomo del progressivo logoramento dell’apparato bellico nipponico.

Nonostante il coraggio e la determinazione delle forze giapponesi, la battaglia si concluse in una disfatta: quattro portaerei, tre corazzate e decine di altre unità navali nipponiche vennero affondate o irrimediabilmente danneggiate. La flotta imperiale, un tempo temuta e dominante, uscì dal Golfo di Leyte annientata, incapace ormai di rappresentare una minaccia concreta per le forze alleate.


Le conseguenze

Con la vittoria nel Golfo di Leyte, gli Stati Uniti garantirono il successo dello sbarco e aprirono la strada alla riconquista dell’intero arcipelago filippino, preludio all’assalto finale al cuore del Giappone. La Marina imperiale giapponese, privata delle sue risorse, del carburante e dei suoi migliori equipaggi, si ritirò nei porti, da cui non sarebbe più uscita fino alla resa definitiva del 1945.

L’invasione di Leyte e la successiva battaglia del Golfo segnarono dunque una svolta irreversibile nel conflitto del Pacifico, cambiando l’equilibrio delle forze e accelerando il crollo dell’Impero giapponese.


“I have returned” – Le parole del generale MacArthur, simbolo della liberazione delle Filippine, risuonarono come un annuncio di speranza per milioni di filippini e un segnale inconfondibile della fine imminente del dominio giapponese nella regione.

 

 



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