18 Ott Sergio Goycochea (L’EROE PER CASO) compie 62 anni
L’Eroe per Caso di Italia ’90: Sergio Goycochea, il portiere che sfidò il destino
BUENOS AIRES – Quando si parla del Mondiale di Italia ’90, tra le immagini indelebili impresse nella memoria collettiva degli appassionati di calcio spicca quella di un uomo, inginocchiato sul dischetto, le braccia spalancate, pronto a sfidare l’imponderabile. Sergio Goycochea non era il protagonista atteso di quel torneo, ma è stato l’eroe che nessuno aveva previsto.
Nato a Lima il 17 ottobre 1963, Goycochea era il classico secondo portiere, destinato – almeno sulla carta – a restare nell’ombra di Nery Pumpido. Ma il destino, spesso beffardo, scelse diversamente. Alla seconda partita della fase a gironi, l’infortunio del titolare proiettò l’allora 26enne tra i pali dell’Albiceleste. Da quel momento, il numero 12 argentino scrisse una delle storie più affascinanti della Coppa del Mondo.
Dopo una fase a gironi opaca, l’Argentina incrociò il Brasile negli ottavi: un derby sudamericano ad alta tensione. Goycochea tenne inviolata la sua porta, regalando alla Selección la possibilità di avanzare. Ma fu dai quarti di finale in poi che la sua leggenda prese forma. Contro la temibile Jugoslavia, dopo 120 minuti di battaglia senza reti, il destino si affidò ai tiri dal dischetto. Goycochea divenne un gigante: neutralizzò le conclusioni di Brnović e Hadžibegić, regalando all’Argentina la semifinale.
A Napoli, contro l’Italia padrona di casa, la sfida divenne mitica. Dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari, di nuovo i rigori. Ancora lui, ancora Goyco: decisivo su Donadoni e Serena, sotto gli occhi increduli del pubblico italiano e il boato freddato del San Paolo. L’Argentina volava in finale.
Nel match decisivo contro la Germania Ovest, Goycochea sfiorò l’impresa totale: intuì la traiettoria del rigore di Brehme, ma il rasoterra chirurgico si infilò comunque a fil di palo. Fu la fine del sogno, ma non della sua epopea.
Nei primi anni ’90, Goycochea consolidò il suo ruolo di titolare nell’Albiceleste. Partecipò al trionfo in Coppa Re Fahd nel 1992 – antenata della Confederations Cup – e fu protagonista nelle vittorie di due edizioni consecutive della Copa América: Cile ’91 ed Ecuador ’93, dove fu persino premiato come miglior giocatore del torneo. Un riconoscimento rarissimo per un portiere, ma non per lui.
Il suo ultimo atto in nazionale arrivò ai Mondiali del 1994, quando fu relegato al ruolo di dodicesimo, sorpassato nelle gerarchie da Luis Islas. Un epilogo silenzioso, quasi ironico per chi, solo quattro anni prima, era stato il salvatore della patria.
Oggi, Sergio Goycochea resta una delle figure più amate del calcio argentino. Non solo per le sue parate, ma per ciò che rappresenta: la rivincita dell’imprevisto, la gloria che nasce dall’opportunità colta nel momento più inaspettato. L’eroe per caso, diventato leggenda.