14 Ott 14 Ottobre 1993 – 14 Ottobre 2025 nel ricordo di Paolo Mantovani
Paolo Mantovani, il presidente gentiluomo che fece grande la Sampdoria
GENOVA – C’è un nome che, più di ogni altro, incarna la storia, l’anima e il sogno realizzato della Sampdoria: Paolo Mantovani. Nato a Roma nel 1930 e diventato genovese per scelta e per amore, Mantovani fu l’uomo che portò il club blucerchiato dai polverosi campi della Serie B al tetto d’Italia e a un passo da quello d’Europa.
La sua è una storia che intreccia passione sportiva, fiuto imprenditoriale e una visione quasi romantica del calcio. Cresciuto a Cremona come sfollato durante la Seconda guerra mondiale, tornò a Roma nel dopoguerra, ma fu il destino a riportarlo più a nord: un’appendicectomia lo condusse da bambino all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, città nella quale si sarebbe poi stabilito nel 1955, da impiegato della Cameli Petroli. Da quel momento, Genova non lo avrebbe più lasciato – e nemmeno lui avrebbe lasciato Genova.
Originariamente tifoso della Lazio, fu l’ambiente genovese e il legame con l’allora presidente doriano Glauco Lolli Ghetti a far germogliare in lui la passione per la Sampdoria. Iniziò come addetto stampa nel 1973, ma la sua ascesa fu rapida, in parallelo con quella nel settore petrolifero: fondatore della Pontoil, in pochi anni trasformò l’azienda da realtà minore a colosso del commercio petrolifero, moltiplicando utili e ambizioni.
Il 3 luglio 1979 acquistò ufficialmente la Sampdoria. Da quel momento, cominciò l’epopea. Mantovani non fu solo un presidente, ma un mecenate calcistico. In un’epoca in cui il calcio italiano era dominato da potenze come Juventus, Milan e Inter, riuscì nell’impresa quasi utopica di costruire una squadra in grado di sfidare e battere i giganti. E lo fece con stile, umanità e competenza.
Nel 1991 arrivò il culmine: Scudetto. Con una squadra di campioni e fuoriclasse – da Vialli a Mancini, da Lombardo a Cerezo, guidati dal carismatico tecnico jugoslavo Vujadin Boškov – la Sampdoria divenne campione d’Italia, impresa unica e irripetuta nella sua storia. L’anno successivo, nel 1992, toccò l’apice europeo: la finale di Coppa dei Campioni a Wembley, persa solo ai supplementari contro il Barcellona di Cruijff.
Il palmarès sotto la sua gestione è ancora oggi leggendario:
-
1 Scudetto (1990-91)
-
1 Coppa delle Coppe (1990)
-
3 Coppe Italia (1985, 1988, 1989)
-
1 Supercoppa Italiana (1991)
-
E numerose finali nazionali ed europee
Mantovani seppe attrarre grandi nomi del calcio internazionale, come Gullit, Souness, Francis, Katanec, e lanciare giovani talenti destinati a scrivere pagine importanti del calcio italiano: Pagliuca, Vierchowod, Pari, Mannini, Lombardo. Il tutto con uno stile unico, fatto di dialogo con la tifoseria, rispetto per i suoi giocatori e amore sincero per il calcio.
Ma la sua parabola imprenditoriale fu anche segnata da ombre giudiziarie: la sua Pontoil fu coinvolta in diverse inchieste per reati fiscali, truffa e contrabbando di petrolio. Una vicenda complessa, mai del tutto chiarita, che però non intaccò l’affetto che Genova provava per lui.
Il 14 ottobre 1993, a soli 63 anni, Paolo Mantovani morì a causa di un cancro ai polmoni. Due giorni dopo, Genova lo salutò come si fa con un re. Il funerale fu una festa, come lui aveva voluto: un corteo jazzistico in stile New Orleans, con la Heritage Hall Marching Band ad accompagnare il suo ultimo viaggio con le note di What a Friend We Have in Jesus. Una celebrazione che rifletteva la sua filosofia: affrontare anche la fine con dignità, leggerezza e un sorriso.
Oggi Paolo Mantovani riposa nel cimitero di Bogliasco, ma il suo spirito aleggia ancora al Ferraris, nei cori della Sud, nei racconti di chi ha vissuto l’epopea blucerchiata e nel cuore di una città intera. Perché nella storia del calcio italiano, pochi sono riusciti a coniugare competenza, passione e umanità come fece lui.
Paolo Mantovani non è stato solo un presidente: è stato l’artefice di un sogno. E i sogni, si sa, non muoiono mai.