10 Ott 10 Ottobre 1968 – A Matera nasceva il mitico Francesco Mancini
Francesco Mancini, il portierone gentile: un’icona del calcio e del cuore…
Matera, 10 ottobre 1968 – Pescara, 30 marzo 2012. Sono due date che raccontano la parabola terrena di Francesco Mancini, portiere mitico e indimenticato, che ha lasciato un’impronta profonda nel calcio italiano, non solo per le sue parate, ma anche per l’umanità che lo distingueva dentro e fuori dal campo.
Un portiere dal cuore caldo e i riflessi felini
Nato a Matera, ma cresciuto sportivamente e umanamente nella realtà di provincia che tanto ha dato al calcio degli anni ’90, Mancini è stato per anni simbolo del Foggia di Zeman, una squadra spettacolare e rivoluzionaria che ha fatto innamorare milioni di tifosi italiani.
Con una statura non imponente ma una preparazione atletica impeccabile, Francesco era un portiere moderno ante litteram: abilissimo tra i pali, coraggioso nelle uscite, e sorprendentemente dotato anche nei piedi, tanto da partecipare spesso all’impostazione della manovra. Una vera rarità per l’epoca.
Celebre, tra le tante perle della sua carriera, un sombrero su Marco Van Basten, un gesto tecnico tanto rischioso quanto spettacolare, che racconta meglio di qualsiasi parola la sua personalità: temeraria, ma sempre lucida. Un portiere capace di grandi parate ma anche di prendere decisioni ardite, sempre all’insegna del coraggio.
L’uomo dietro ai guanti
Fuori dal campo, Mancini era un uomo semplice, solare, appassionato di musica reggae e batterista per hobby. Viveva a Foggia con la moglie e i suoi due figli, mantenendo un profilo basso e uno stile di vita riservato. La sua seconda carriera, da preparatore dei portieri, lo aveva portato a Pescara, dove il destino lo ha strappato troppo presto alla vita.
Il 30 marzo 2012, dopo aver partecipato al consueto allenamento mattutino con la squadra abruzzese, un infarto lo colse nel pomeriggio nella sua abitazione. Aveva solo 43 anni. Una tragedia improvvisa che sconvolse il mondo del calcio e i tanti che avevano condiviso con lui un pezzo di strada. I funerali si sono tenuti a Manfredonia, dove oggi riposa.
L’eredità di un numero uno
Francesco Mancini non era solo un grande portiere, ma un uomo che ha saputo farsi amare ovunque sia andato: a Foggia, Napoli, Lazio, Pisa, fino alle sue esperienze come allenatore. Il suo stile di gioco, fatto di intuizione, reattività e personalità, ha anticipato molte caratteristiche del portiere moderno.
Ma il ricordo più forte che ha lasciato non è solo tecnico: è il suo sorriso mite, la sua umanità e la passione sincera per il calcio, vissuta con la stessa autenticità con cui si suona una melodia reggae alla batteria.
Francesco Mancini vive nei ricordi di chi ama il calcio vero, quello fatto di uomini prima che di numeri. E ogni volta che si racconta la storia di quel Foggia magico, il suo nome è tra i primi a tornare alla mente.