3 Ottobre 1935 – L’Italia invade l’Etiopia

3 Ottobre 1935 – L’Italia invade l’Etiopia

3 ottobre 1935 – L’Italia invade l’Etiopia: ha inizio la guerra d’aggressione fascista in Africa orientale

Roma, 3 ottobre 1935 – All’alba di oggi, le truppe italiane hanno varcato il confine dell’Etiopia, dando ufficialmente inizio a quella che il regime fascista ha definito una “campagna di civilizzazione”, ma che la comunità internazionale condanna come una palese aggressione coloniale.

Le operazioni militari sono partite simultaneamente dalla colonia eritrea, a nord, e dalla Somalia italiana, a sud-est, coinvolgendo un esercito imponente composto da oltre 500.000 uomini, appoggiati da mezzi moderni, aviazione e artiglieria pesante. Al comando generale dell’offensiva, Benito Mussolini ha posto il maresciallo Pietro Badoglio, successore del generale Emilio De Bono, incaricato inizialmente delle prime manovre.

Le ambizioni imperiali del regime

La guerra è il culmine della politica espansionistica di Benito Mussolini, che mira a costruire un nuovo impero italiano sul modello romano. L’Etiopia, una delle ultime nazioni africane indipendenti e membro della Società delle Nazioni, è stata da tempo nel mirino del Duce, desideroso di vendicare la sconfitta italiana ad Adua nel 1896.

Secondo la propaganda fascista, l’intervento ha lo scopo di “redimere l’onore nazionale” e “portare la civiltà” in una regione descritta come arretrata. Ma dietro questa retorica si celano ambizioni economiche, strategiche e simboliche: il controllo del Corno d’Africa permetterebbe all’Italia di consolidare la sua presenza nel Mar Rosso e accrescere il proprio peso geopolitico.

La reazione internazionale

La reazione del mondo non si è fatta attendere. La Società delle Nazioni ha convocato d’urgenza una riunione straordinaria, mentre la stampa estera denuncia l’aggressione come una violazione del diritto internazionale. Il leader etiope, Hailé Selassié, ha fatto appello alla comunità internazionale affinché venga difesa l’indipendenza del suo paese.

Tuttavia, le misure adottate appaiono timide. Le sanzioni economiche discusse a Ginevra sembrano inefficaci, e le grandi potenze, pur criticando l’invasione, evitano uno scontro diretto con il regime fascista. Francia e Regno Unito, in particolare, appaiono riluttanti a compromettere i rapporti con l’Italia, temendo ripercussioni nell’equilibrio europeo.

La guerra e le sue ombre

L’Etiopia, armata in modo modesto e priva di un esercito moderno, si trova ora ad affrontare una delle potenze militari più organizzate del continente. Ma la popolazione è decisa a resistere, e già si segnalano episodi di guerriglia e mobilitazione patriottica. Si teme che il conflitto possa trasformarsi in una guerra lunga e sanguinosa.

Nel frattempo, circolano voci inquietanti sull’uso di armi proibite, come gas asfissianti e bombardamenti su civili, nonostante gli accordi internazionali che vietano tali pratiche.

Conclusioni

Con l’invasione dell’Etiopia, l’Italia fascista entra ufficialmente nel novero delle potenze coloniali aggressive del XX secolo. Il conflitto, tutt’altro che breve, segnerà un punto di svolta nella storia italiana e nelle relazioni internazionali, aprendo scenari di instabilità e divisione in Europa e nel mondo.

L’Africa, ancora una volta, diventa teatro di conquista e di violenza. Ma la storia potrebbe non riservare al regime di Mussolini la gloria che tanto desidera. L’Etiopia resiste, e il mondo osserva.

 

 



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