01 Ott 50 anni fa il Massacro del Circeo
La notte dell’orrore
Tra il 29 e il 30 settembre 1975, in una villa sul promontorio del Circeo, vicino a San Felice Circeo (Latina), avvenne un atroce delitto.
Le vittime erano Donatella Colasanti, 17 anni, e Rosaria Lopez, 19. Donatella si era avvicinata a due ragazzi della “Roma bene” e con la scusa di una festa fu attirata nella villa di Andrea Ghira, insieme anche ad Angelo Izzo e Gianni Guido.
Per oltre 36 ore le ragazze furono sequestrate, torturate, violentate in maniera brutale. Rosaria Lopez morì per le violenze subite, mentre Donatella sopravvisse fingendosi morta. Alla fine vennero entrambe trasportate nel bagagliaio di un’automobile — Donatella assieme al cadavere dell’amica. Fu grazie all’allarme dato da un metronotte, che sentì lamenti e strani rumori provenire da un’auto, che si poté ritrovare Donatella viva.
Processo, reazione pubblica e conseguenze legislative
Nel luglio 1976 iniziò il processo a Latina.
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Izzo e Ghira furono condannati all’ergastolo. Guido, minorenne al momento del fatto, ricevette una pena ridotta.
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La difesa tentò di delegittimare Donatella, insinuando che il suo comportamento, la sua vita privata, potessero aver reso “credibile” o “meno grave” l’attacco subito — una strategia che oggi chiameremmo victim blaming.
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L’opinione pubblica fu scossa: non era solo un fatto di cronaca nera. Per molti, questo episodio evidenziava la complicità sociale, il classismo, le protezioni di ceto — il fatto che aggressori provenissero da famiglie benestanti giocò un ruolo nell’attenzione mediatica e nelle critiche.
Sul piano legislativo, il Massacro del Circeo è stato un punto di svolta:
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Per anni lo stupro era codificato in Italia come reato contro la moralità pubblica, non come reato contro la persona. Ci si preoccupava più del decoro, dell’offesa al “buon costume”, che del gravissimo danno subito dalla vittima.
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Fu solo nel 1996, ben ventuno anni dopo, che venne approvata la Legge 66/1996 — Norme contro la violenza sessuale, che finalmente riconobbe lo stupro come reato contro la persona.
A 50 anni di distanza: cosa è cambiato — e cosa no
I cambiamenti
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Norme e giurisprudenza
Sono state promulgate leggi fondamentali: Legge 66/1996, poi reato di stalking, introduzione del femminicidio come aggravante, il “Codice Rosso” per accelerare le indagini nei casi di violenza domestica/genere. -
Maggiore consapevolezza pubblica
Il Massacro del Circeo restò per molti un caso emblematico che sollevò interrogativi sulla cultura, sul consenso, sull’idea che la vittima debba sempre provare di essere “pura” o “rispettabile”. -
Ruolo dei movimenti femministi
Quella tragedia contribuì a rafforzare il movimento per i diritti delle donne, che già era attivo negli anni Settanta, ma che da quel momento in poi ebbe un’urgenza più forte di legislazione, protezione e visibilità del problema.
Ciò che resta una ferita aperta
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Violenza di genere non sradicata: gli episodi non mancano, e spesso le donne sono ancora vittime di giudizi pubblici basati su pregiudizi. La cultura del “colpevole è la vittima” sopravvive anche nei media, nei discorsi pubblici, nei retaggi culturali.
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Giustizia incompleta: chi sopravvive resta segnato. Donatella Colasanti ha raccontato spesso il peso di essere la sopravvissuta, del dover portare una memoria che gli altri vorrebbero dimenticare o banalizzare.
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Memoria fragile: ogni anniversario richiama l’attenzione, ma c’è sempre il rischio che il racconto si appiattisca su ricostruzioni patinate, su narrazioni che cancellano i dettagli più duri, per non disturbare troppo. Ogni volta è necessario riportare al centro l’umanità delle vittime, la verità dei fatti, non le mille versioni o dimenticanze. Anche la famiglia ha mostrato questo desiderio: che non si dimentichino Rosaria e Donatella, non solo come simboli, ma come persone.
Un’eredità che pesa
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Il Circeo è diventato un marchio doloroso ma utile: ha permesso di vedere come la legge possa cambiare, come la coscienza sociale possa modificarsi, anche se lentamente.
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Ha messo in luce il rapporto tra classe sociale, genere e potere: da allora si comprende meglio come il privilegio sociale possa offrire coperture, silenzi, attenuanti.
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Si è aperto uno spazio mediatico, culturale, educativo, anche se la strada è lunga. Dal normalizzare, giustificare, minimizzare — oggi molte battaglie partono dall’idea che la violenza sulle donne sia problema di diritti fondamentali, non solo di moralità o ordine pubblico.
Conclusione
A 50 anni dal Massacro del Circeo, l’Italia ha fatto passi avanti — nelle leggi, nella consapevolezza, nei movimenti sociali. Ma la tragedia resta una ferita aperta: non solo per chi l’ha vissuta in prima persona, ma per la società che deve ancora misurarsi con la sua responsabilità collettiva.
Non basta commemorare: serve continuare a vigilare su come si raccontano le vittime, come si esercita la giustizia, su come si educano le nuove generazioni. Perché il rischio è che la memoria diventi rituale vuoto, se non si traduce in trasformazione.