28 Set Lorenzo Finn – Campione del Mondo su strada Under 23
Lorenzo Finn campione del mondo U23..
Il genovese bissa il successo tra gli juniores dello scorso anno: è il primo italiano a riuscirci.
Uno straordinario Lorenzo Mark Finn è campione del mondo Under 23. Per il genovese, 18 anni appena, è il secondo titolo mondiale in carriera dopo quello tra gli juniores conquistato a Zurigo un anno fa. Quello di Finn è il primo oro per l’Italia ai Mondiali di ciclismo su strada di Kigali, in Ruanda. Ed è un oro pieno di futuro. Finn è il secondo di sempre dopo Matej Mohoric (2012 juniores, 2013 Under 23) a fare doppietta iridata in anni consecutivi in due categorie diverse. Nella crono era arrivato 4°, a 4” dal bronzo.
La corsa
L’impresa di Finn è nata ai -47, quando un primo attacco in compagnia di altri quattro corridori ha sgretolato un gruppo fino a quel momento tirato dai belgi per il fenomeno Jarno Widar. È Finn a fare la corsa e a forzare ancora una volta ai -32: a quel punto con l’azzurro è rimasto solamente lo svizzero Jan Huber. Infine l’assolo ai -6, sulla salita del Kigali Golf. Huber l’ha visto scappare via, imprendibile: arrivo solitario, a braccia alzate. “Mi facevano male le orecchie da quanta gente c’era. Sarà una settimana che non dimenticherò mai”. Sul traguardo ha fatto il gesto dell’arciere: centro perfetto. Huber è arrivato a 31”, bronzo per l’austriaco Schettl. Finn è il settimo italiano a vincere il Mondiale Under 23 dopo Figueras (1996), Basso (1998), Giordani (1999); Chicchi (2002), Battistella (2019) e Baroncini (2021).
Le prime parole
“Un’emozione incredibile, come l’anno scorso”. Così Lorenzo Finn dopo l’arrivo: “Voglio dedicare la vittoria alla mia ragazza Fabiana, questa è per lei”, ha aggiunto il giovane ciclista azzurro. “Il piano iniziale era quello di vedere cosa avrebbe fatto il Belgio – ha spiegato a Rai Sport -: la prima metà della corsa è stata molto controllata, quando poi abbiamo dato una sgasata sul pavè, si è fatta subito selezione. Siamo rimasti prima in sei, poi in quattro e poi in due con lo svizzero Huber. All’ultimo giro sono riuscito ad attaccare e a restare da solo e a regalarmi un’altra gioia incredibile”. Alla fine “mi facevano male le orecchie per il grande entusiasmo che sentivo sul rettilineo conclusivo.