28 Set 27 Settembre 1920 – A Saluzzo nasceva Carlo Alberto dalla Chiesa
GENERALE CARLO ALBERTO DALLA CHIESA: UNA VITA CONTRO IL CRIMINE ORGANIZZATO
SALUZZO, 27 settembre 1920 – PALERMO, 3 settembre 1982
Carlo Alberto dalla Chiesa è stato una delle figure più emblematiche e tragiche della lotta dello Stato italiano contro il terrorismo e la mafia. Nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920, ha dedicato l’intera vita al servizio delle istituzioni, incarnando i valori di legalità, disciplina e coraggio.
Gli inizi e la carriera militare
Figlio di un generale dei carabinieri, dalla Chiesa entrò giovanissimo nell’Arma, distinguendosi già durante la Seconda Guerra Mondiale per il suo valore e la sua integrità morale. La sua carriera lo portò a ricoprire incarichi sempre più delicati, divenendo uno degli ufficiali più stimati nel contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo.
Negli anni ’70, fu protagonista nella lotta contro le Brigate Rosse, in particolare durante il sequestro di Aldo Moro. Fu lui a istituire il “nucleo speciale antiterrorismo”, ottenendo risultati rilevanti nella disarticolazione della rete eversiva, sebbene non riuscisse – per scelte politiche e strategiche di allora – a impedire l’uccisione dello statista democristiano.
La nomina a Prefetto di Palermo
Nel maggio del 1982, Carlo Alberto dalla Chiesa fu nominato Prefetto di Palermo con il compito, esplicitamente dichiarato, di stroncare l’escalation mafiosa che stava insanguinando la Sicilia. La città era allora teatro della cosiddetta “seconda guerra di mafia”, dominata dal clan dei Corleonesi di Totò Riina, che miravano a ottenere il controllo totale su Palermo attraverso una sanguinosa eliminazione di avversari e nemici.
Nonostante il clamore della sua nomina, il Generale non ricevette i poteri speciali promessi dal governo per combattere efficacemente Cosa Nostra. Isolato, ostacolato e consapevole della fragilità del proprio ruolo, cercò comunque di scuotere le coscienze con interviste e dichiarazioni pubbliche che mettevano in luce le connivenze tra criminalità, politica e apparati dello Stato.
Il tragico attentato
Il 3 settembre 1982, appena quattro mesi dopo il suo arrivo a Palermo, Carlo Alberto dalla Chiesa fu assassinato in un agguato mafioso insieme alla giovane moglie, Emanuela Setti Carraro, e all’agente di scorta, Domenico Russo. L’attentato avvenne in via Isidoro Carini, nel cuore della città. L’auto del prefetto fu crivellata da una pioggia di colpi di kalashnikov. La brutalità dell’omicidio lasciò sgomenta l’intera nazione e segnò una svolta nella percezione del fenomeno mafioso da parte dell’opinione pubblica.
L’eredità morale
La morte del Generale dalla Chiesa divenne un simbolo del sacrificio per la legalità e un punto di non ritorno nella lotta contro la mafia. La sua figura è oggi ricordata come quella di un servitore dello Stato che ha pagato con la vita la sua coerenza, il suo senso del dovere e la sua determinazione nel combattere il potere mafioso.
Numerose scuole, vie, caserme e istituzioni portano oggi il suo nome. Il suo esempio resta vivo nella memoria collettiva, non solo come martire civile, ma come uomo delle istituzioni che scelse di non piegarsi alla paura e al compromesso.
“Uccidetene uno per educarne cento”, aveva detto anni prima alle Brigate Rosse. Ma la mafia colpì lui, proprio per dare una lezione allo Stato. E quella lezione, purtroppo, resta ancora aperta.