26 Settembre 1927 – A Aiello del Friuli nasceva Enzo Bearzot

26 Settembre 1927 – A Aiello del Friuli nasceva Enzo Bearzot

ENZO BEARZOT, IL CT FILOSOFO CHE SCRISSE LA FAVOLA AZZURRA DEL MONDIALE ’82

Nato ad Aiello del Friuli il 26 settembre 1927, Enzo Bearzot è stato molto più di un semplice commissario tecnico: è stato l’architetto silenzioso della più grande favola calcistica italiana del Novecento. Con il Mundial di Spagna 1982 ha scolpito il suo nome nella leggenda dello sport italiano, firmando un capolavoro tattico e umano che ancora oggi resiste al tempo e alle mode.

La carriera calcistica di Bearzot inizia sui campi friulani, ma è da allenatore che scriverà la storia. Dopo aver militato da calciatore come difensore in squadre come Pro Gorizia, Inter, Catania e Torino, Bearzot intraprende il percorso in panchina, iniziando dal basso, prima come vice, poi come tecnico delle giovanili. È nel 1969 che entra nel cuore del progetto tecnico della Nazionale italiana, lavorando al fianco di Ferruccio Valcareggi e successivamente assumendo la guida dell’Under 23.

Nel 1975 diventa commissario tecnico della Nazionale maggiore, ereditando un gruppo privo di entusiasmo dopo il fallimento nei Mondiali del 1974. Con pazienza, rigore e una visione moderna del calcio, Bearzot costruisce un gruppo solido, capace di sorprendere il mondo già nel 1978, con il quarto posto conquistato in Argentina, e ancora nell’Europeo del 1980 in casa.

Ma è nel 1982, in Spagna, che Bearzot entra nel mito. Con una partenza disastrosa nel girone – tre pareggi e la stampa sull’orlo della rivolta – il tecnico friulano si chiude nel silenzio stampa, difende i suoi uomini e scommette tutto sulla coesione del gruppo. È una scelta coraggiosa, che paga. L’Italia si trasforma: abbatte l’Argentina di Maradona, travolge il Brasile di Zico, Socrates e Falcão in uno dei match più iconici della storia del calcio, doma la Polonia in semifinale e infine trionfa contro la Germania Ovest con un 3-1 entrato nella leggenda.

Bearzot non è stato solo un allenatore vincente, ma un uomo di principi, un leader schivo, capace di proteggere i suoi giocatori e di credere nel collettivo più che nei singoli. Paul Breitner, avversario sconfitto in finale, lo definì “un uomo di calcio che ha vinto senza urlare”, mentre Dino Zoff, suo capitano, lo ricorderà come “un padre calcistico, un uomo giusto”.

Dopo il trionfo del 1982, Bearzot guiderà l’Italia fino al Mondiale del 1986, per poi ritirarsi dalla scena calcistica. Ma la sua eredità rimane incancellabile: è lui l’uomo che ha riportato l’Italia sul tetto del mondo, con una visione di calcio sobria, etica, profonda. Un maestro del pallone e della vita.

Enzo Bearzot è scomparso il 21 dicembre 2010, lo stesso giorno di Vittorio Pozzo, l’altro grande ct della storia azzurra. Un segno del destino, come a chiudere il cerchio delle grandi epopee italiane.

Il suo sigaro, la sua calma, la sua fermezza rimangono il simbolo di un calcio che non c’è più. Ma che ha insegnato a vincere, con stile.

 



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