25 Settembre 1979 – La mafia uccide il magistrato italiano Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso

25 Settembre 1979 – La mafia uccide il magistrato italiano Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso

Palermo, 25 settembre 1979 – Omicidio del giudice Cesare Terranova e del maresciallo Lenin Mancuso: un agguato mafioso scuote l’Italia

PALERMO – Un attentato di stampo mafioso ha sconvolto la città di Palermo nella mattinata del 25 settembre 1979. Il giudice Cesare Terranova, 61 anni, già magistrato istruttore e deputato della Repubblica, e il maresciallo dei carabinieri Lenin Mancuso, 41 anni, suo collaboratore e uomo di scorta, sono stati assassinati in un agguato teso da sicari mafiosi in via Rutelli, nel quartiere Malaspina, mentre si recavano in tribunale.

Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle ore 8:30 del mattino, un commando armato ha aperto il fuoco contro l’auto di servizio su cui viaggiavano Terranova e Mancuso, crivellando il veicolo con decine di colpi di arma da fuoco, presumibilmente da mitra e pistole automatiche. L’azione è stata rapida, chirurgica e letale: entrambi sono morti sul colpo.

Cesare Terranova non era un magistrato qualsiasi. Era stato uno dei primi, già negli anni Cinquanta e Sessanta, a indagare con determinazione sulla struttura interna di Cosa Nostra, intuendone la natura verticistica e le connessioni col potere politico ed economico. Fu lui, da giudice istruttore al tribunale di Palermo, a istruire processi contro boss del calibro di Luciano Liggio e a gettare le basi per una nuova stagione di lotta alla mafia. Dopo una parentesi in Parlamento tra le fila della sinistra indipendente, era tornato da pochi mesi alla magistratura, assumendo l’incarico di consigliere istruttore presso il tribunale di Palermo: un ritorno visto da molti come una vera e propria dichiarazione di guerra alla mafia.

Ad accompagnarlo nel suo delicato lavoro c’era il maresciallo Lenin Mancuso, uomo di fiducia e anch’egli impegnato da anni nella lotta alla criminalità organizzata.

L’omicidio ha tutti i tratti di una esecuzione mafiosa. Gli inquirenti sospettano che dietro l’agguato vi sia la volontà dei vertici di Cosa Nostra di impedire una nuova stagione di indagini e processi che Terranova avrebbe potuto avviare, forte della sua esperienza e della sua determinazione. La scelta di colpire proprio lui, figura simbolo della legalità, e il suo uomo più vicino, rappresenta un chiaro messaggio di sfida allo Stato.

La notizia ha suscitato profonda commozione e indignazione in tutto il Paese. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ha espresso “profondo cordoglio per una perdita che colpisce l’intera nazione”, mentre il Consiglio Superiore della Magistratura ha indetto una giornata di lutto per onorare la memoria del giudice e del maresciallo assassinati.

La strage di via Rutelli rappresenta uno dei momenti più bui nella lotta alla mafia, un attacco diretto allo Stato e alla giustizia. Ma potrebbe anche essere la scintilla che accenderà una nuova consapevolezza e una più decisa reazione da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

Nel frattempo, la procura di Palermo ha avviato un’inchiesta. I primi sospetti ricadono sulla “nuova mafia” corleonese, sempre più violenta e organizzata, capeggiata da uomini come Totò Riina e Bernardo Provenzano, già noti alle forze dell’ordine per i loro legami con i delitti più efferati degli ultimi anni.

I funerali di Cesare Terranova e Lenin Mancuso si terranno nei prossimi giorni a Palermo, e si prevede una massiccia partecipazione di cittadini, magistrati, forze dell’ordine e rappresentanti delle istituzioni.


Con la morte di Terranova e Mancuso, la mafia colpisce al cuore dello Stato. Ma il loro sacrificio non sarà dimenticato: già in molti parlano di un’eredità morale che continuerà a vivere nelle nuove generazioni di magistrati e servitori dello Stato.

 



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