23 Set 21 Settembre 1986 – La prima in Serie A di Roberto Baggio (grazie immenso campione)
ROBERTO BAGGIO, IL DIVIN CODINO: L’ETERNA LEGGENDA DEL NUMERO 10
Caldogno, 18 febbraio 1967. Da questo piccolo comune vicentino ha preso il via una delle carriere più affascinanti, emozionanti e iconiche della storia del calcio mondiale. Roberto Baggio, soprannominato “Il Divin Codino” per la sua celebre acconciatura e “Raffaello” per l’eleganza del suo gioco — come lo definì Gianni Agnelli — non è stato semplicemente un calciatore, ma un simbolo. Il simbolo del talento, del sacrificio e della bellezza del calcio.
L’ESORDIO DI UNA STELLA
Il 21 settembre 1986 è una data incisa nella memoria degli appassionati di calcio: in un Fiorentina-Sampdoria 2-0, un giovane Roberto Baggio fa il suo esordio in Serie A. Nessuno poteva immaginare, quel giorno al Franchi, che stava nascendo una leggenda. Reduce da un grave infortunio al ginocchio che avrebbe potuto stroncare la sua carriera ancora prima di iniziare, Baggio dimostrò fin da subito una forza mentale fuori dal comune, destinato a scrivere pagine memorabili della storia del calcio.
TRA I PIÙ GRANDI DI SEMPRE
Inserito da World Soccer come il miglior italiano del XX secolo (16ª posizione assoluta), e dall’allora presidente della FIFA Pelé nella celebre lista FIFA 100 dei migliori calciatori viventi, Roberto Baggio ha ottenuto nel 1993 il massimo riconoscimento individuale: il Pallone d’Oro, coronato nello stesso anno anche dal FIFA World Player. Un doppio trionfo che ne consacrava il valore a livello globale.
TRA FIORENTINA, JUVENTUS E LE ALTRE: UN PERCORSO DA CAMPIONE
Dopo gli esordi nel Vicenza, Baggio sbocciò definitivamente nella Fiorentina, diventando un idolo assoluto della Fiesole. Con i viola raggiunse una finale di Coppa UEFA nel 1989-90, dimostrando di essere ben più di una promessa.
Nel 1990, il discusso trasferimento alla Juventus per 25 miliardi di lire fece scalpore, ma anche lì il Divin Codino seppe conquistare tutto: Coppa UEFA nel 1993, Scudetto e Coppa Italia nel 1994-95, e — da capitano — il cuore dei tifosi. Dopo il trionfo bianconero, arrivò il secondo scudetto con il Milan (1995-96), seguito da un’esperienza di rinascita a Bologna, dove segnò 22 gol in campionato.
Nel Brescia di Mazzone chiuse la carriera nel 2004, da capitano, idolo e guida tecnica di una squadra che raggiunse anche una finale di Coppa Intertoto. Indimenticabile il suo passaggio all’Inter, condito da giocate di classe pura e una finale di Coppa Italia.
AZZURRO NEL DESTINO
In Nazionale, Baggio ha partecipato a tre Mondiali consecutivi: Italia ’90, USA ’94 e Francia ’98. È il miglior marcatore italiano nella storia dei Mondiali con 9 reti (al pari di Rossi e Vieri), nonché l’unico ad aver segnato in tre edizioni diverse della Coppa del Mondo.
Indelebili i ricordi del Mondiale statunitense del 1994: cinque gol nelle fasi decisive, trascinatore assoluto dell’Italia fino alla finale persa ai rigori contro il Brasile. Quel tiro alto dal dischetto, purtroppo, è diventato icona della sconfitta, ma mai ha intaccato l’amore e il rispetto dei tifosi. Quel rigore, più che una colpa, è divenuto simbolo della crudeltà del calcio e della grandezza di chi ha avuto il coraggio di prendersi la responsabilità.
NUMERI E LEGGENDA
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205 gol in Serie A – 7º miglior marcatore di sempre.
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27 gol in 56 presenze con la Nazionale italiana – 4º a pari con Del Piero.
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Vincitore del Pallone d’Oro 1993, FIFA World Player 1993 e del primo Golden Foot nel 2003.
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Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano (2011) e nella Walk of Fame dello sport italiano (2015).
Oltre il campo
Uomo di grande sensibilità e spiritualità, Roberto Baggio ha sempre vissuto il calcio come arte, più che come business. Con la sua riservatezza, il suo rapporto complesso con la stampa, la sua passione per la natura e la filosofia buddista, ha incarnato un modello atipico e affascinante, lontano dai riflettori ma vicino al cuore della gente.
CONCLUSIONE: IL NUMERO 10 PER ECCELLENZA
Roberto Baggio non è stato solo il più grande numero 10 italiano, ma anche uno dei più grandi d’Europa e del mondo. La sua carriera è una sinfonia di talento, sacrificio, classe e poesia. In un calcio che cambia continuamente, il suo nome resta inciso nella memoria collettiva come quello di un artista del pallone, capace di unire generazioni diverse sotto un’unica, eterna, emozione: il Divin Codino.
“Chi ha visto giocare Roberto Baggio, sa cos’è la bellezza.”