11 Set 11 Settembre 1973 – 52 anni fa il Colpo di Stato in Cile
Santiago del Cile, 11 settembre 1973 – In un’alba tinta dal rumore sordo dei carri armati e dagli elicotteri che sorvolavano il cielo plumbeo della capitale cilena, si consumava uno degli eventi più drammatici e simbolici del XX secolo: il colpo di Stato militare che pose fine al governo democraticamente eletto di Salvador Allende.
A guidare l’assalto al palazzo presidenziale de La Moneda furono le forze armate cilene, sostenute dalla polizia nazionale, che agirono con decisione, rompendo ogni vincolo con l’autorità costituzionale. Allende, presidente socialista e leader della coalizione di sinistra Unidad Popular, morì nel corso dell’attacco. La versione ufficiale parla di suicidio, ma ancora oggi le circostanze della sua morte sono oggetto di dibattito.
Con la deposizione violenta del presidente, si chiudeva un esperimento politico unico in America Latina: il tentativo di costruire un socialismo democratico, per via istituzionale, in un continente segnato da dittature e instabilità. Allende era salito al potere nel 1970 dopo una vittoria elettorale risicata ma legittima, con il 36,3% dei voti. Il Congresso, in conformità con la Costituzione del 1925, confermò la sua nomina, in un contesto di profonda polarizzazione politica.
La destra conservatrice e settori della Democrazia Cristiana non avevano mai accettato quel risultato. Anche gli Stati Uniti, nel pieno della Guerra Fredda e timorosi di una “seconda Cuba” nel continente, avevano manifestato ostilità crescente verso Allende. Le pressioni economiche, il sostegno occulto a gruppi golpisti e la campagna di destabilizzazione condotta dalla CIA contribuirono ad avvelenare ulteriormente il clima interno.
Il golpe portò al potere una giunta militare capeggiata dal generale Augusto Pinochet, che instaurò una dittatura destinata a durare 17 anni. Le conseguenze furono devastanti: migliaia di oppositori politici furono arrestati, torturati, uccisi o costretti all’esilio. Il Cile divenne uno dei casi più eclatanti di repressione sistematica in America Latina, simbolo del legame oscuro tra potere militare e interessi geopolitici occidentali durante la Guerra Fredda.
A più di cinquant’anni da quel tragico 11 settembre, il colpo di Stato in Cile continua a essere una ferita aperta nella memoria storica del Paese e un monito globale sulla fragilità della democrazia di fronte alla violenza, all’ingerenza straniera e alla radicalizzazione politica.