05 Set 3 Settembre 1982 – 43 anni fa a Palermo l’uccisione di Carlo Albero dalla Chiesa
Carlo Alberto dalla Chiesa, simbolo della lotta alla mafia, ucciso a Palermo il 3 settembre 1982
Palermo, 3 settembre 1982 – Una raffica di colpi ha spento la vita di uno degli uomini simbolo della legalità e dello Stato italiano: il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa. Accanto a lui, nella strage di via Carini, sono morti anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Era arrivato in Sicilia da pochi mesi, con l’incarico di combattere la criminalità organizzata con gli stessi poteri speciali che gli erano stati affidati anni prima nella lotta al terrorismo.
Nato a Saluzzo il 27 settembre 1920, figlio del generale Romano dalla Chiesa, Carlo Alberto aveva legato la sua vita all’Arma dei Carabinieri fin dalla giovinezza. Dopo aver partecipato alla Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, si era distinto nel contrasto al banditismo in Campania e in Sicilia.
Negli anni ’70 era diventato figura centrale nella repressione del terrorismo: fu lui a proporre la creazione del Nucleo Speciale Antiterrorismo, determinante nella lotta contro le Brigate Rosse. La sua azione contro il terrorismo fu talmente efficace che nel 1978 venne nominato coordinatore nazionale delle forze di polizia, con poteri straordinari.
Nel 1982 il governo gli affida un compito altrettanto delicato: prefetto di Palermo, con il mandato di contrastare la potenza crescente di Cosa Nostra. Ma il suo arrivo nel capoluogo siciliano non fu accompagnato dai poteri speciali richiesti. Isolato politicamente, lasciato senza strumenti adeguati, dalla Chiesa diventò un bersaglio.
Alle 21:15 di quel tragico 3 settembre, mentre viaggiava a bordo di una A112 insieme alla moglie Emanuela – sposata appena da poche settimane – l’auto fu affiancata da un commando armato che aprì il fuoco. Una pioggia di proiettili mise fine alla sua vita. L’agente di scorta, che seguiva su un’altra vettura, morì poche ore dopo in ospedale.
Il brutale omicidio suscitò una commozione profonda e indignazione nazionale. Il funerale, celebrato a Palermo, fu seguito da migliaia di cittadini. Le sue parole, pronunciate poche settimane prima della morte in un’intervista al Corriere della Sera, risuonano ancora oggi come un atto d’accusa: “In questo momento lo Stato è assente. […] Lo Stato dovrebbe proteggere chi combatte la mafia.”
A Carlo Alberto dalla Chiesa è stata conferita la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Il suo corpo riposa a Parma, nel cimitero della Villetta, ma il suo nome continua a vivere nelle scuole, nelle piazze e nelle strade a lui dedicate, e soprattutto nel ricordo di chi lotta ogni giorno per la giustizia e la legalità.
La sua morte, tragico spartiacque nella storia della lotta alla mafia, segnò per sempre la coscienza del Paese. Da quel giorno, lo Stato non poté più voltarsi dall’altra parte.