Catastrofe in Sudan, una frana provoca più di 1000 morti

Catastrofe in Sudan, una frana provoca più di 1000 morti

Sudan, frana nel Darfur: oltre mille morti e un solo sopravvissuto.

Catastrofe naturale in una regione già povera e martoriata dalle guerre civili. Leone XIV: “Siano garantiti corridoi umanitari”

Oltre mille le persone uccise nella frana devastante che ha colpito il villaggio di Tarasin nel Darfur, la martoriata regione del Sudan occidentale, secondo quanto riferito da un corrispondente di Al-Arabiya. L’ONU ha annunciato di essere al lavoro per rispondere alla catastrofe che ha distrutto un intero villaggio montano.

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Sudan, Luca Renda, ha dichiarato in un comunicato che “l’ONU e i suoi partner umanitari si stanno mobilitando per fornire supporto alle popolazioni colpite”.

Fonti sul campo riportano un bilancio delle vittime che varia tra 300 e 1000 persone. Il corrispondente di Al-Arabiya da Port Sudan ha evidenziato che gli abitanti del villaggio stanno utilizzando strumenti rudimentali per recuperare i corpi, con sforzi intensi ma risultati limitati a causa della mancanza di attrezzature adeguate.

La geografia impervia della zona, caratterizzata da montagne e grotte, richiede squadre di soccorso specializzate e l’apertura dei valichi vicini, rendendo le operazioni estremamente complesse.

Il portavoce del Movimento di Liberazione del Sudan, Mohammed Abdul Rahman Al-Nayer, ha confermato che tutti gli abitanti del villaggio, tranne un unico sopravvissuto, sono morti nell’incidente.

Ha sottolineato le difficoltà di comunicazione dovute alla rete debole e all’accesso complicato, che richiede ore di viaggio attraverso terreni accidentati. Al-Nayer ha aggiunto che la zona colpita, nota per la coltivazione di frutta, era disabitata fino al 2016, quando migliaia di persone vi si rifugiarono a causa delle persecuzioni avviate dall’ex presidente Omar al-Bashir. Nel 2018, la regione aveva già subito smottamenti, ma con un numero limitato di vittime.

L’ultima sanguinosa guerra civile sudanese, che dura da tre anni, ha gettato il Paese africano in una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con carestie in vaste parti del Darfur, centinaia di migliaia di profughi in fuga dai combattimenti e le razzie, il rischio crescente di epidemie. Gli scontri nella regione si sono intensificati da quando l’esercito ha preso il controllo della capitale Khartoum, nel marzo sorso.

Il governatore del Darfur, Minni Minnawi, alleato con l’esercito regolare, ha definito la frana una “tragedia umanitaria che trascende i confini della regione”. “Chiediamo alle organizzazioni umanitarie internazionali di intervenire con urgenza e fornire supporto e assistenza in questo momento critico, poiché la tragedia è più di quanto la nostra gente possa sopportare”, ha scritto.

Gran parte del Darfur, compresa l’area colpita dalla frana, rimane inaccessibile alle organizzazioni umanitarie internazionali a causa dei combattimenti, che limitano gravemente la fornitura di aiuti. La guerra è scoppiata in Sudan nell’aprile 2023 a causa di una lotta di potere tra il capo dell’esercito Abdel Fatah al-Burhan e il comandante delle Forze di Supporto Rapido, il suo ex vice Mohamed Hamdan Daglo. Le forze di Burhan hanno ripreso il controllo del Sudan centrale quest’anno, lasciando alle FSR il controllo di gran parte del Darfur e di parti della regione meridionale del Kordofan. Decine di migliaia di persone sono morte nei combattimenti, costringendone milioni a sfollare. Centinaia di persone sono morte negli ultimi mesi a causa dell’intensificarsi degli attacchi delle FSR nel Darfur settentrionale. La guerra ha decimato le infrastrutture del Paese.

Secondo le Nazioni Unite, circa 10 milioni di persone sono sfollate all’interno del Sudan e altri quattro milioni sono fuggiti nei Paesi vicini.



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