Un forte terremoto in Afghanistan provoca oltre 800 vittime

Un forte terremoto in Afghanistan provoca oltre 800 vittime

Afghanistan colpito dal terremoto, almeno 800 vittime. I talebani: interi villaggi rasi al suolo

«C’è morte in ogni casa, cadaveri sotto ogni tetto. I poveri di questa zona hanno perso tutto». Muhammad Aziz, lavoratore del distretto di Nur Gul della provincia di Kunar che ha visto morire dieci suoi parenti, tra cui i suoi cinque figli, non è l’unico afghano a disperarsi.

Il primo bilancio, assolutamente provvisorio confermato dal portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, è di oltre 800 morti e circa 3 mila feriti. La maggior parte dei decessi viene registrata nella provincia di Kunar, remota e povera zona montuosa, circostanza che ha reso le operazioni di soccorso ancora più difficili.

Le poche immagini che arrivano girate dai reporter locali raccontano di piste che si snodano attorno alle montagne, su cui sono abbarbicate case sono fatte di argilla, pietre e fango. Una regione che negli ultimi giorni è stata colpita da inondazioni e frane di vasta portata, che hanno bloccato l’accesso a molte aree.

Risultato, le operazioni di soccorso sono possibili solo per via area, con le prime squadre che sono riuscite a raggiungere la zona in elicottero non prima del mattino di ieri. «Interi villaggi sono rasi al suolo, le strade che portano alle zone montuose più remote sono ancora chiuse.

Quindi, ora, per noi la priorità non è trovare morti sotto le macerie, ma piuttosto aiutare i feriti», spiega un funzionario talebano alla BbcJeremy Smith, responsabile nazionale per l’Afghanistan della Croce Rossa Internazionale, unica organizzazione internazionale che per il momento sta prendendo parte alle operazioni di soccorso, oltre a confermare le difficoltà spiega che «ci sono state ripetute scosse di assestamento e si temono altre scosse nei prossimi giorni». Ad accogliere i feriti, per lo più l’ospedale principale di Jalalabad, già sovraffollato  dalle decine di migliaia di afghani deportati dai Paesi vicini.

Tra le vittime delle sisma, anche molte famiglie recentemente rientrate in Afghanistan dopo essere state espulse dal Pakistan o dall’Iran, che hanno rimpatriato milioni di afghani negli ultimi mesi. Il governo talebano ritornato al potere nel 2021 dopo il ritiro del contingente internazionale a guida statunitense ha lanciato un appello per raccogliere aiuti.

A rispondere, per il momento, Iran, India, Giappone e Unione Europea, secondo quanto confermato al New York Times dal portavoce del ministero degli Affari Esteri di Kabul, Hafiz Zia Ahmad Takal. Un supporto decisamente inferiore a quello offerto dalla comunità internazionale dopo il devastante terremoto che uccise oltre 1.300 persone nell’Afghanistan occidentale nel 2023, con un bilancio di vittime tra i più alti della storia recente del Paese.

A offrire aiuto senza troppo entusiasmo anche la Cina. Un portavoce del Ministero degli Esteri cinese — Pechino è tra i pochi Paesi a mantenere relazioni con il governo di Kabul — ha dichiarato come il suo Paese sia pronto a fornire assistenza in caso di calamità «in base alle esigenze dell’Afghanistan e nei limiti delle sue capacità».

Supporto è arrivato anche dal ministro degli esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar che ha dichiarato di aver consegnato a Kabul 1.000 tende e 15 tonnellate di cibo, promettendo altri aiuti a partire da oggi. Il tutto mentre il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato che la missione dell’Onu in Afghanistan si sta preparando ad aiutare le persone nelle aree devastate dal terremoto e Papa Leone ha inviato le sue condoglianze per le vittime.

 

 

 



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