29 Agosto 1991 – A Palermo viene ucciso dalla Mafia Libero Grassi

29 Agosto 1991 – A Palermo viene ucciso dalla Mafia Libero Grassi

29 agosto 1991: l’assassinio di Libero Grassi, simbolo della dignità contro il racket mafioso

Palermo, 29 agosto 1991 – È il primo mattino quando quattro colpi di pistola mettono fine alla vita di Libero Grassi, imprenditore palermitano noto per la sua pubblica e ferma opposizione al racket mafioso. Erano le 7:30 quando Grassi, 67 anni, stava camminando verso la sua azienda di biancheria intima, la Sigma. In quella breve tratta casa-lavoro, senza scorta né protezione, trovò la morte per mano di Cosa Nostra.

Ma la sua storia non finisce lì. Diventa, anzi, un punto di svolta: l’uomo, schietto e coraggioso, aveva denunciato pubblicamente le estorsioni subite, in un’epoca in cui il silenzio era la regola e l’omertà la condizione per sopravvivere. Lo fece a viso aperto, scrivendo una lettera al Giornale di Sicilia nell’estate del 1991, in cui dichiarava: «Non ho intenzione di pagare il pizzo, perché non voglio diventare complice della mafia.»

Una presa di posizione che lo lasciò solo. Abbandonato da gran parte degli imprenditori – incluso Assindustria, che lo accusò di “voler fare pubblicità” – Grassi trovò sostegno solo in poche voci libere: i Verdi, il Centro Impastato, e alcuni movimenti della società civile.

Una folla commossa e un gesto indimenticabile

I funerali, tenutisi a Palermo, videro una grande partecipazione popolare. Tra i presenti anche il Presidente della Repubblica dell’epoca, Francesco Cossiga. Ma fu il figlio Davide a lasciare il segno, alzando le dita in segno di vittoria mentre portava la bara del padre: un gesto di sfida, un inno alla resistenza, un simbolo della volontà di non arrendersi.

Il lascito legislativo e morale

La sua morte non fu vana. Pochi mesi dopo, lo Stato approvò il decreto legge 172, che istituiva un fondo di solidarietà per le vittime del racket, pietra miliare della normativa anti-estorsione.

E mentre la politica iniziava a muoversi, la moglie di Grassi, Pina Maisano, raccoglieva l’eredità morale del marito. Anche lei vittima di minacce, continuò a combattere la mafia al fianco delle associazioni anti-racket, diventando senatrice dei Verdi nel 1992. Il suo impegno proseguì fino alla sua morte, contribuendo alla nascita e al rafforzamento di una rete di resistenza civile in tutta Italia.

Il ricordo e l’esempio

A Libero Grassi è stato intitolato un istituto tecnico commerciale di Palermo, ma il suo nome continua a vivere soprattutto nelle azioni di chi, oggi, sceglie di dire no al pizzo e alla criminalità organizzata.

In un’Italia che ancora lotta contro la morsa del racket, la voce di Libero Grassi risuona come un monito e un esempio: non si può essere liberi se si è complici del silenzio.



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