6 Agosto 1945 – 40 anni fa la mafia colpiva brutalmente, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia cadevano sotto i colpi di Cosa Nostra

6 Agosto 1945 – 40 anni fa la mafia colpiva brutalmente, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia cadevano sotto i colpi di Cosa Nostra

PALERMO, 6 agosto 2025 – Quarant’anni dopo, Palermo non dimentica. Era il 6 agosto 1985 quando la mafia colpì con ferocia il cuore dello Stato, assassinando il vice questore aggiunto della Squadra Mobile di Palermo, Antonino “Ninni” Cassarà, e l’agente di scorta Roberto Antiochia, in un agguato che ancora oggi rappresenta una delle pagine più buie della storia della lotta alla criminalità organizzata in Italia.

Quel pomeriggio d’agosto, Cassarà stava rientrando a casa in via Croce Rossa, nel capoluogo siciliano. Con lui viaggiavano due agenti della scorta: Roberto Antiochia, 23 anni, tornato volontariamente da Roma per dare supporto al suo superiore durante il periodo estivo, e Gioacchino Lobianco, che rimase gravemente ferito ma riuscì a salvarsi. Appena l’auto si fermò, un commando armato con fucili d’assalto aprì il fuoco da un palazzo di fronte. Non ci fu scampo: Cassarà e Antiochia morirono crivellati dai colpi, falciati da un’azione militare che portava la firma di Cosa Nostra.

L’attentato avvenne in un momento cruciale della storia della lotta alla mafia. Cassarà, stretto collaboratore del giudice Giovanni Falcone, stava contribuendo in maniera decisiva alla redazione del maxi-dossier “Michele Greco + 161”, base su cui si sarebbe fondato poco dopo il celebre Maxiprocesso di Palermo. Era un uomo meticoloso, tenace, consapevole dei rischi del suo lavoro ma determinato a colpire l’organizzazione mafiosa al cuore. Proprio per questo fu condannato a morte da Cosa Nostra.

Roberto Antiochia, giovane poliziotto di grande idealismo, aveva deciso di non abbandonare Palermo nonostante il trasferimento a Roma. La sua scelta di tornare per sostenere i colleghi in un periodo difficile lo rese un simbolo di coraggio e senso del dovere. Morì proteggendo il suo superiore, incarnando l’essenza più profonda del servizio alla Repubblica.

A quarant’anni da quel tragico giorno, le loro figure continuano a vivere nella memoria collettiva. Oggi Palermo li ricorda con una cerimonia solenne, alla presenza delle massime autorità dello Stato, magistrati, forze dell’ordine, studenti e cittadini comuni. Due nomi incisi nella pietra della legalità, simboli di una Sicilia che non si arrende e che ancora oggi lotta contro le ombre della mafia.

Il sacrificio di Cassarà e Antiochia non è stato vano. Ha tracciato un solco profondo nella coscienza civile del Paese, ispirando generazioni di uomini e donne impegnati nella difesa della legalità. “Il loro ricordo è più vivo che mai – ha dichiarato il Capo della Polizia – perché la memoria è l’arma più forte contro l’oblio e l’indifferenza”.

Nel silenzio rispettoso che oggi avvolge via Croce Rossa, risuona forte un messaggio: la verità, il coraggio e la giustizia non possono essere messi a tacere.

 



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