30 Luglio 1945 – Il sottomarino giapponese I-58 affonda la USS Indianapolis (CA-35), uccidendo 883 marinai

30 Luglio 1945 – Il sottomarino giapponese I-58 affonda la USS Indianapolis (CA-35), uccidendo 883 marinai

L’affondamento dell’USS Indianapolis: una delle tragedie navali più gravi della Seconda Guerra Mondiale

Nelle prime ore del 30 luglio 1945, nel cuore del Mar delle Filippine, la nave da guerra americana USS Indianapolis (CA-35) fu colpita e affondata da siluri lanciati dal sottomarino giapponese I-58, segnando uno degli episodi più tragici e controversi della storia navale statunitense.

L’incrociatore pesante, reduce da una missione top secret — la consegna delle componenti della bomba atomica “Little Boy” sull’isola di Tinian — stava navigando in solitaria verso le Filippine quando fu individuato dal comandante del sottomarino nipponico, Mochitsura Hashimoto. Alle 00:14, una salva di sei siluri fu lanciata. Due colpirono il bersaglio. L’esplosione fu devastante.

In soli 12 minuti, l’USS Indianapolis si spezzò e colò a picco. Dei circa 1.195 uomini a bordo, quasi 300 morirono immediatamente nell’esplosione e nell’affondamento. I restanti circa 900 marinai finirono in acqua, molti dei quali senza giubbotti di salvataggio adeguati e con scorte minime di cibo e acqua.

Seguì un incubo durato quattro giorni, tra disidratazione, ustioni, fame, delirio da esposizione e — forse il dettaglio più agghiacciante — attacchi continui di squali. Quando finalmente l’equipaggio fu avvistato da un aereo da ricognizione e i soccorsi arrivarono, solo 316 uomini furono tratti in salvo vivi.

L’affondamento dell’USS Indianapolis sollevò interrogativi sull’organizzazione della Marina statunitense. La nave, infatti, non fu segnalata come dispersa per giorni: nessuno si accorse dell’assenza dell’incrociatore fino alla segnalazione casuale da parte del tenente Wilbur Gwinn, pilota di un bombardiere PV-1 Ventura.

Nel dopoguerra, il comandante della nave, Charles B. McVay III, fu processato e condannato per “aver messo in pericolo l’imbarcazione non zigzagando”, nonostante le testimonianze — anche del comandante giapponese Hashimoto — affermassero che zigzagare non avrebbe cambiato l’esito dell’attacco. McVay si suicidò nel 1968, e fu ufficialmente riabilitato nel 2000, quando il Congresso degli Stati Uniti riconobbe l’errore giudiziario.

L’USS Indianapolis rimane oggi un simbolo di sacrificio, errore umano e resilienza. Il suo relitto è stato localizzato nel 2017 a oltre 5.000 metri di profondità nel Pacifico. L’episodio resta scolpito nella memoria collettiva come una delle più drammatiche vicende navali del XX secolo.

 



#FOLLOW US ON INSTAGRAM