29 Luglio 1983 – 42 anni fa l’attentato fatale a Rocco Chinnici

29 Luglio 1983 – 42 anni fa l’attentato fatale a Rocco Chinnici

Palermo, 29 luglio 1983 – Strage di mafia: assassinato il giudice Rocco Chinnici

Alle 8 del mattino del 29 luglio 1983, Palermo si è svegliata con l’eco assordante di un’esplosione che ha segnato una delle pagine più tragiche della lotta alla mafia in Italia. In via Giuseppe Pipitone Federico, nel quartiere residenziale della città, un’autobomba ha posto fine alla vita del magistrato Rocco Chinnici, 58 anni, figura chiave del fronte giudiziario antimafia.

L’attentato è avvenuto sotto la sua abitazione. Una Fiat 126 di colore verde, imbottita con circa 75 kg di esplosivo, era stata parcheggiata davanti all’ingresso del palazzo. Il telecomando che ha innescato la deflagrazione è stato azionato da Antonino Madonia, esponente di spicco del clan di Resuttana, appostato all’interno di un furgone rubato poco distante. La detonazione ha scosso l’intero quartiere, devastando la zona e provocando una vera e propria strage.

Oltre al giudice Chinnici, hanno perso la vita nell’attentato il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, entrambi addetti alla sua scorta, e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile. Gravemente ferito, ma sopravvissuto, l’autista del magistrato, Giovanni Paparcuri.

I primi soccorsi e il dramma familiare

Tra i primi a giungere sul luogo della strage, i figli del magistrato, Elvira e Giovanni, rispettivamente 24 e 19 anni. Entrambi si trovavano in casa al momento dell’esplosione. Le loro grida disperate, tra le macerie e il fumo, hanno commosso e indignato l’intera nazione.

Chi era Rocco Chinnici

Magistrato integerrimo, Rocco Chinnici era noto per aver ideato il “pool antimafia”, un gruppo di giudici e inquirenti che lavoravano in stretta collaborazione per fronteggiare l’organizzazione mafiosa con metodi innovativi, anticipando quella che sarebbe diventata la stagione dei maxi-processi. Aveva preso il posto di Cesare Terranova, anch’egli assassinato dalla mafia. La sua figura ha segnato una svolta nel contrasto alla criminalità organizzata, anche attraverso l’impegno nel sensibilizzare i giovani con incontri nelle scuole.

La sepoltura e il cordoglio

I funerali si sono svolti in un clima di profondo cordoglio. Migliaia di cittadini hanno reso omaggio alla salma del giudice, poi tumulata nel cimitero comunale di Misilmeri, suo paese natale. L’intera comunità siciliana – e non solo – si è stretta attorno alla famiglia, in un dolore collettivo che ancora oggi resta vivo nella memoria del Paese.

Un attentato che cambiò la storia

L’assassinio di Rocco Chinnici rappresenta una tappa fondamentale nella lunga guerra della mafia contro lo Stato. Un colpo inferto non solo a un uomo, ma a un simbolo della giustizia e della legalità. Il suo sacrificio ha lasciato un’eredità profonda, proseguita da magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che proprio da lui avevano ricevuto fiducia e impulso.

A distanza di oltre 40 anni, il ricordo di Rocco Chinnici è ancora oggi monito e ispirazione per chi continua a lottare contro l’illegalità e per l’affermazione dello Stato di diritto.

 

 



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