27 Lug José Altafini compie 87 anni
José Altafini, il bomber dei due mondi: una leggenda tra Brasile e Italia
José Altafini, nato il 24 luglio 1938 a Piracicaba, in Brasile, è una delle figure più affascinanti e poliedriche della storia del calcio mondiale. Campione del Mondo con il Brasile nei leggendari Mondiali di Svezia del 1958 — nella stessa selezione che lanciò Pelé — Altafini ha legato indissolubilmente il suo nome anche al calcio italiano, dove ha scritto pagine indelebili con le maglie di Milan, Napoli e Juventus.
Il suo talento cristallino si affermò rapidamente nel campionato italiano, dove approdò giovanissimo. Con il Milan fu subito protagonista: vinse lo scudetto nel 1959 e nel 1962, ma la notte che consacrò la sua leggenda fu quella del 22 giugno 1963, quando nella storica cornice di Wembley trascinò i rossoneri alla conquista della Coppa dei Campioni con una doppietta decisiva contro il Benfica di Eusebio. Fu il primo trionfo europeo per una squadra italiana, e Altafini ne fu l’eroe assoluto.
Nel corso della sua lunghissima carriera italiana — durata oltre quindici anni — si trasferì poi al Napoli, dove divenne idolo incontrastato del San Paolo, e infine alla Juventus, con cui conquistò altri due titoli nazionali nel 1973 e nel 1975. Con i bianconeri sfiorò anche la gloria europea, ma nella finale di Coppa dei Campioni del 1973 a Belgrado dovette arrendersi all’Ajax di Johan Cruijff.
I numeri parlano per lui: 216 gol segnati in Italia, che lo collocano al quarto posto assoluto nella classifica dei cannonieri di tutti i tempi del calcio italiano. Un record che resiste da decenni, testimoniando la straordinaria longevità e continuità realizzativa di un attaccante moderno per tecnica, senso del gol e visione di gioco.
Curiosamente, Altafini vestì anche la maglia della Nazionale italiana, dopo quella del Brasile, in un’epoca in cui i regolamenti lo consentivano. Una doppia identità calcistica che lo rende uno dei pochi veri “bomber dei due mondi”.
Oggi José Altafini è ricordato non solo per i suoi gol, ma anche per la simpatia e l’ironia con cui ha saputo reinventarsi come commentatore televisivo. Una leggenda vivente del calcio che ha saputo unire due culture, due passioni, e due mondi.