Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – Catania, 5 maggio 1984) è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, ucciso da cosa nostra.

Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per quel delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso dei Santapaola. È stato il secondo intellettuale a essere ucciso da cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978). Era il padre del giornalista e politico Claudio Fava e di Elena Fava (1950-2015), presidente della Fondazione Giuseppe Fava.

Alle ore 21.30 del 5 gennaio 1984  Giuseppe Fava si trovava in via dello Stadio e stava andando a prendere la nipote che recitava in Pensaci, Giacomino! al teatro Verga. Aveva appena lasciato la redazione del suo giornale. Non ebbe il tempo di scendere dalla sua Renault 5 che fu ucciso da cinque proiettili calibro 7,65 alla nuca. Inizialmente, l’omicidio fu etichettato come delitto passionale, sia dalla stampa sia dalla polizia.  Si disse che la pistola  utilizzata non fosse tra quelle solitamente impiegate in delitti a stampo mafioso. Si iniziò anche a cercare tra le carte de I Siciliani, in cerca di prove: un’altra ipotesi era il movente economico, per le difficoltà in cui versava la rivista. 

Anche le istituzioni, in primis il sindaco Angelo Munzone. Diedero peso a questa tesi, tanto da evitare di organizzare una cerimonia pubblica con la presenza delle cariche cittadine. L’onorevole Nino Drago chiese una chiusura rapida delle indagini perché «altrimenti i cavalieri potrebbero decidere di trasferire le loro fabbriche al nord». Il sindaco ribadì che la mafia a Catania non esisteva. A ciò ribatté l’alto commissario Emanuele De Francesco, che confermò che «la mafia è arrivata a Catania» con certezza, e il questore Agostino Conigliaro. sostenitore della pista del delitto di mafia.

Il funerale si tenne nella piccola chiesa di Santa Maria della Guardi e poche persone diedero l’ultimo saluto al giornalista: furono soprattutto giovani e operai ad accompagnare la bara. Inoltre, ci fu chi fece notare che spesso Fava scriveva dei funerali di stato organizzati per altre vittime della mafia, a cui erano presenti ministri e alte cariche pubbliche: il suo, invece, fu disertato da molti, gli unici presenti erano il questore, alcuni membri del PCI e il presidente della regione Santi Nicita.

“Pippo Fava ha rappresentato, in anni bui della politica e dell’informazione in Sicilia, un’esperienza umana e professionale unica, una storia di indipendenza, coraggio e lucida capacità di analisi che ha lasciato il segno non soltanto nella nostra regione”. Il sindaco Leoluca Orlando ricorda così la morte del giornalista e scrittore Pippo Fava, ucciso dal clan di Nitto Santapaola, in occasione del trentaquattresimo anniversario della morte.

“Oggi – ha detto Orlando – quella storia prosegue grazie all’impegno di tanti che, a partire proprio dalla sua esperienza che per molti fu insegnamento, continuano in Sicilia e non solo a fare buona informazione, indagine giornalistica, comunicazione critica e attenta”.

“Era un giornalista come pochi – ha sottolineato il vicepresidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales – che verificava con attenzione e puntigliosita’ tutte le notizie che acquisiva. Un giornalista con la schiena dritta che ha dato fastidio ai boss, ai comitati d’affari e alle lobby politico-mafiose che hanno poi deliberato la sua condanna a morte. L’Unione cronisti ricorda Fava con immutata riconoscenza”.

https://youtu.be/2a89Km8mGi0

https://youtu.be/76TZcS6COiw

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