Torino

Torino

Fondato nel

1906

Presidente

Urbano Cairo

Allenatore

Giampiero Ventura

Stadio

Olimpico di Torino(28.140 spettatori)

Club History

Il Torino Football Club (Foot Ball Club Torino dal 1906 al 1936, Associazione Calcio Torino dal 1936 al 1943 e dal 1959 al 1977, Torino FIAT nel 1944, Associazione Calcio Talmone Torino nel 1958-59 e Torino Calcio dal 1977 al 2005), noto semplicemente come Torino, è una società calcistica per azioni italiana con sede nell’omonima città. Milita nel campionato di Serie A e, insieme alla concittadina Juventus, è una delle due formazioni professionistiche del capoluogo piemontese.

Disputa le gare interne allo Stadio Olimpico (noto come Stadio Comunale “Vittorio Pozzo” fino al 2006). Il colore sociale è il granata mentre il simbolo rappresentativo è un toro rampante, da cui il principale soprannome del club (il Toro). Nella classifica perpetua della Serie A, che tiene conto di tutte le squadre di calcio che hanno militato nella massima serie nazionale almeno una volta, occupa l’8º posto, avendo partecipato a 71 delle 83 edizioni disputate.

Tra i club più blasonati d’Italia, vanta la conquista di 7 campionati italiani, compresa una striscia di 5 titoli consecutivi (record a pari merito con la Juventus del Quinquennio e l’Inter) all’epoca del Grande Torino, unanimemente riconosciuta come una delle squadre più forti della seconda metà degli anni 1940.Nel suo palmarès figurano anche 5 Coppe Italia mentre, in ambito internazionale, si segnalano la vittoria della Coppa Mitropa, nel 1991, e il raggiungimento della finale di Coppa UEFA, nell’edizione 1991-1992.

 

Storia

Gli inizi

Nella città il gioco del calcio arriva sul finire dell’Ottocento, portato dall’iniziativa di industriali svizzeri e inglesi. Già nel 1887 nel capoluogo piemontese nasce la compagine rossonera del Torino Football & Cricket Club – la più antica squadra calcistica italiana, – seguita nel 1889 dal sodalizio giallonero del Nobili Torino. Nel 1891 le due società si fondono nel bianconero Internazionale Torino, alla quale si aggiunsero nel 1894  gli arancio neri del Football Club Torinese.

 

 Alfred Dick, fondatore e poi presidente del neonato Foot Ball Club Torino.

Il nuovo gioco spopola, soppiantando presto quello del pallone elastico che al tempo era lo sport con la palla più seguito e, nel 1897, vengono fondate la sezione calcistica della polisportiva Ginnastica Torino (con divisa rossoblù) e la bianconera Juventus. L’Internazionale Torino, il Football Club Torinese e la Ginnastica Torino, assieme al Genoa, l’8 maggio 1898 nell’ambito dei festeggiamenti in occasione dell’Esposizione Internazionale per i cinquant’anni dello Statuto Albertino, sul campo del Velodromo Umberto I di Torino (nei pressi dell’attuale ospedale Mauriziano) danno vita al primo Campionato italiano di calcio, vinto dai rossoblù genovesi.

Nel 1900, il Football Club Torinese assorbe l’Internazionale Torino, ma la vera svolta per la società, arriva il 3 dicembre 1906, una gelida sera d’inverno: nella birreria Voigt (oggi bar Norman) di via Pietro Micca, viene sancita un’alleanza con un gruppo di dissidenti della Juventus, guidati dallo svizzero Alfred Dick, che non condividono la svolta verso il professionismo della società bianconera. L’incontro è fissato alle ore 21:00, le persone presenti erano ventitré e precisamente: Alfred Dick, Giovanni Secondi, Fritz Bollinger, Eugenio De Fernex, Giuseppe Varetto, Enrico Debernardi, Arthur Rodgers, Federico Ferrari-Orsi, Fritz Roth, Carlo Pletscher, Carlo Dick, Hans Kaempfer, Oreste Mazzia, Paul Boerner, Ugo Muetzell, Robert Depenheuer, Alfredo Jaquet, C. Bart, O. Quint, I. Michel, I. Faelmdrich, A. Boulaz e Walter Streule. A questi vanno poi aggiunti i nomi di persone che, assenti casualmente, vennero nella seduta stessa eletti a cariche, come Franz Schoenbrod, il Presidente; Luigi Custer, il cassiere; Emilia Valvassori, uno dei revisori, e quello di un altro gruppo di soci della Torinese che, pur non intervenendo di presenza, avevano al Club dato la loro adesione: Giacomo Zuffi, Gian Luigi Delleani, Vittorio Morelli di Popolo, Ademaro Biano, Ettore Ghiglione, Vittorio Berrà, Vittorio Pozzo e altri». Dalla fusione tra la Torinese e il citato gruppo di dissidenti nasce il Foot Ball Club Torino.

La nuova società utilizza in principio diversi colori sociali, optando alla fine per il granata.

Dai primi passi alla Grande Guerra

 I giocatori del Torino posano per uno scatto fotografico risalente al 1906.

Il primo incontro ufficiale viene giocato già il 16 dicembre 1906, a Vercelli contro la Pro, terminato 3-1 per i granata, di nome ma non di fatto, poiché non disponendo ancora delle nuove casacche vestivano quelle arancionere ereditate dalla Torinese. La foto storica di quel primo incontro ritrae un ragazzino destinato a rivestire un ruolo importantissimo nella storia del calcio italiano: Vittorio Pozzo.

Il primo derby viene invece con l’anno nuovo, è datato 13 gennaio 1907, e per Dick sono subito soddisfazioni: nel Velodromo Umberto I il “Toro” vince di misura per 2-1, successo poi replicato con un più largo 4-1 un mese più tardi, conquistandosi il diritto di accesso al Girone Finale, piazzandosi al secondo posto, dietro al Milan. Campo di gioco sarà, fino al 1910, il già citato Velodromo Umberto I.

Il Campionato 1908 non vede la partecipazione del Torino in quanto una nuova norma approvata quell’anno richiedeva di limitare il ricorso ai giocatori di nazionalità straniera, e tra i suoi tesserati gli stranieri sono troppi: il Toro ripiega così su due Tornei “minori”, ma all’epoca molto seguiti: innanzitutto strappa alla Pro Vercelli l’ambita “Palla Dapples” (un trofeo d’argento dalla forma e dimensioni di un pallone regolamentare), e partecipa ad un trofeo internazionale, organizzato da La Stampa e disputatosi a Torino quell’anno, venendo piegato in finale dagli svizzeri del Servette.

Nel 1912 entra a far parte dello staff tecnico Vittorio Pozzo: con lui nel 1914, in piena epoca di calcio eroico, partecipa addirittura ad una tournée transoceanica, inSud America, conclusasi con sei vittorie in altrettante partite, contro squadre del calibro della Nazionale Argentina e dei brasiliani del Corinthians.

Con l’inizio della Grande Guerra viene sospeso anche il campionato di calcio, e questa decisione causerà la prima di una lunga serie di beffe del destino: il campionato 1914-15 viene infatti sospeso ad una giornata dal termine, e il Genoa, che era in testa, dichiarato campione. Nulla da eccepire, viste le cause di forza maggiore: un peccato solo per i granata che, secondi a due lunghezze dalla capolista, nell’ultima partita avrebbero avuto l’occasione di incontrare proprio i genovesi, battuti nella gara d’andata per 6-1.

In quel periodo, seppur in anni diversi, vestirono la maglia del Torino ben quattro fratelli, i Mosso: quella che oggi può apparire come una curiosità era invece, all’epoca, un costume abbastanza diffuso.

 

La partita più lunga

Nella stagione 1920-1921 non esisteva ancora il girone unico. Nell’Alta Italia le vincenti dei gironi regionali venivano raggruppate in quattro gironi di semifinale; le prime classificate davano quindi vita a scontri diretti per determinare la finalista che avrebbe affrontato la vincente degli analoghi confronti del gruppo centro-sud. Il Torino aveva concluso il suo girone di semifinale a pari merito con il Legnano, e fu necessaria una gara di spareggio.

Il Torino impegnato nella tournée argentina del 1929

La gara era terminata 1-1 nei tempi regolamentari, e il regolamento dell’epoca prevedeva tempi supplementari “ad oltranza”. Per sciogliere l’equilibrio si diede seguito a due tempi supplementari, da 30 minuti ciascuno, al termine dei quali il risultato era ancora in parità. L’arbitro fece iniziare un terzo tempo supplementare, ma dopo ulteriori 8 minuti di gioco le squadre, di comune accordo, si arresero, si strinsero cavallerescamente la mano e rinunciarono a proseguire, rinunciando anche a disputare la ripetizione. Lo scudetto quell’anno fu appannaggio della Pro Vercelli, che batté poi il Bologna nella finalissima. Gli anni venti videro inoltre iniziare, dopo la “serie dei Mosso”, quella dei fratelli Martin, anche loro quattro. Il più forte sarà Martin II, che con il Torino disputerà 355 gare di campionato.

La squadra conosce il primo periodo felice della sua storia sotto la presidenza del conte Enrico Marone Cinzano, che fa anche costruire attorno al “Campo Torino” le prime tribune di quello che poi diventerà lo Stadio Filadelfia il 17 ottobre 1926, e che ospiterà tutti gli incontri interni dei granata fino al 1958; acquista giocatori di prim’ordine per fare subito una squadra molto competitiva, che in attacco poteva vantare sul “trio delle meraviglie” composta da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri eGino Rossetti. Sotto la sua guida i granata vincono il Campionato del 1928, bissando lo Scudetto dell’anno prima, revocato però per la corruzione da parte di un dirigente del Torino del terzino della Juventus Allemandi.

In base a quanto accertato dall’inchiesta Allemandi venne avvicinato al suo domicilio in una pensione torinese da un dirigente granata, il dottor Nani, che corruppe il giocatore anticipandogli metà della somma pattuita (50 000 lire), affinché questi “addomesticasse” la partita nello scontro diretto. In quella stessa pensione vi era anche il giornalista Renato Ferminelli, corrispondente da Torino della testata “Il Tifone”. Il derby si chiuse con la vittoria per 2 a 1 del Torino, ma Allemandi, secondo l’opinione del corruttore, contrariamente ai patti si segnalò tra i migliori in campo. Per questo, Nani si rifiutò di pagare le restanti 25 000 lire al calciatore: la discussione che si accese tra i due avviene nella pensione di via Lagrange alla presenza di un testimone, Gaudioso, venne udita da Ferminelli che origliava da un’altra camera. Da questo episodio, a fine campionato, ne ricaverà un pepato articolo dal titolo: “C’è del marcio in Danimarca”, riferendo di una lettera scritta dal difensore bianconero a reclamare il saldo del pattuito.

La formazione granata vincitrice della terza edizione della rinata Coppa Italia nel 1935-1936

Questo reportage provocherà le indagini della Federcalcio, il cui presidente era allora Leandro Arpinati, gerarca fascista, grande tifoso Felsineo, nonché podestà della città di Bologna. Lo scudetto restò “non assegnato”, e non quindi dato alBologna come i dirigenti della società felsinea reclamavano. La “prova schiacciante”, in realtà molto fragile, erano alcuni pezzi di carta rinvenuti durante un sopralluogo nella famosa pensione il vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti, che uniti risultavano essere una lettera nella quale Allemandi reclamava il pagamento a saldo delle 25 000 lire. Il direttorio Federale, riunito nella Casa del Fascio, revocò lo scudetto al Torino e squalificò a vita Allemandi (che nell’estate era passato dalla Juventus all’Ambrosiana). In seguito alla vittoria della Nazionale Italiana della medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928 il giocatore godrà poi di un’amnistia, mentre dello scudetto revocato non se ne fece più nulla, neanche quando – durante i funerali del Grande Torino – ne venne promessa la riassegnazione.

Complice l’abbandono del conte Cinzano prima, e l’emergere della Juve del Quinquennio, per il Torino iniziò un lento declino che nei primi anni trenta lo portò ad accontentarsi di piazzamenti a centro classifica. Tuttavia, a partire dalla stagione 1935-36 iniziò una rinascita, che getterà le basi per il periodo d’oro che sarebbe stato poi rappresentato dal “Grande Torino”: quell’anno il Torino conclude al terzo posto, dietro al Bologna (all’epoca una delle migliori formazioni d’Europa) e della Roma, ma soprattutto proprio nell’anno di esordio della manifestazione arriva la prima Coppa Italia. Il successo finale arriva contro i grigi dell’Alessandria, battuti a Genova per 5-1. Nella stagione 19361937, cambiato il nome in Associazione Calcio Torino per imposizione del regimefascista (che non tollerava la presenza di parole straniere), il Torino termina il campionato al terzo posto, nel 19381939 al secondo.

Il Grande Torino 

 Gli Invincibili del Grande Torino, vincitori di 5 scudetti consecutivi.

Il momento più fulgido è però quello rappresentato dal Grande Torino, una squadra imbattibile, capace di vincere 5 titoli nazionali consecutivi (non considerando l’interruzione della serie nel transitorio Campionato Alta Italia del 1944, a cui la FIGCnel 2002 ha riconosciuto soltanto valore onorifico e non ufficiale, vinto dai VV.F. Spezia) tra il 1943 e il 1949, e una Coppa Italia nel 1943 – e, grazie a questo successo, il Torino fu la prima squadra a centrare il double Scudetto-Coppa Italia nella stessa stagione. Asse portante della Nazionale di quegli anni, il Grande Torino riuscì a portare anche 10 giocatori contemporaneamente in campo in azzurro.

Capitano e leader indiscusso di quella formazione era Valentino Mazzola (padre di Ferruccio e Sandro che poi percorreranno le orme paterne diventando anch’essi calciatori). La formazione tipo era: Bacigalupo; Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Il ciclo di vittorie viene bruscamente interrotto il 4 maggio del 1949, quando l’aereo che trasportava l’intera squadra, di ritorno da una amichevole con il Benfica giocata a Lisbona, a causa di una fitta nebbia e di un guasto all’altimetro, andò ad infrangersi contro il muraglione posteriore della Basilica di Superga. In quell’incidente aereo, la Tragedia di Superga, oltre all’intera squadra, titolari e riserve, perirono due dirigenti (Agnisetta e Civalleri), i tecnici Egri Erbstein e Leslie Lievesley, il massaggiatore Cortina e tre giornalisti al seguito, Luigi Cavallero, Renato Tosatti e Renato Casalbore.

Dalla retrocessione allo scudetto

Il presidente Orfeo Pianelli, artefice della rinascita granata negli anni sessanta e settanta, festeggia con la squadra la conquista della Coppa Italia nell’annata 1970-1971.

A questa grave tragedia seguiranno anni difficili per il sodalizio torinese. Il lento declino porterà nel 1959 alla prima retrocessione in Serie B, avvenuta con la denominazione Talmone Torino. La permanenza nella serie cadetta durerà una sola stagione: già nel campionato 1960-1961 il Torino rientra nella massima serie nazionale contribuendo inoltre, assieme ad altri club del bel paese, alla vittoria della lega calcistica italiana nella Coppa dell’Amicizia italo-francese. Nel 1963 assume la presidenza Orfeo Pianelli. Per ritrovare la squadra protagonista occorrerà aspettare l’avvento di uno dei giocatori che diverranno icona per i tifosi del Toro: Gigi Meroni, soprannominato “la farfalla granata”. Già nel campionato 1964-1965 la squadra, guidata da Nereo Rocco, giungerà al 3º posto.

La parabola del Torino di Meroni si conclude tragicamente il 15 ottobre del 1967. Il giocatore granata, al termine del match di campionato giocato contro la Sampdoria, mentre attraversa la strada in Corso Re Umberto I viene travolto ed ucciso da una autovettura guidata da Attilio Romero (che diverrà poi presidente del Torino dal 2000 al 2005). Il Torino, questa volta, rimane tra le protagoniste della Serie A concludendo quel campionato al 7º posto. Quella stessa stagione giungerà anche il trionfo nella Coppa Italia. La ricostruzione di un squadra vincente, avviata dalla presidenza Pianelli, prosegue e nel 1971 si aggiungerà alla bacheca dei trofei granata una nuova Coppa Italia.

Nel campionato 1971-1972 il Torino giunge al 2º posto, distanziato di un solo punto dai “cugini” della Juventus. Nelle successive tre stagioni seguiranno piazzamenti tra le prime che saranno il preludio per la conquista di quello che sarà il 7º scudetto della storia.

Francesco Graziani e Paolo Pulici, coppia d’attacco del Torino campione d’Italia nella stagione 1975-1976.

Lo scudetto viene conquistato nella stagione 1975-1976, al termine di una rimonta entusiasmante ai danni della Juventus di“Carletto” Parola, la quale in primavera era giunta ad avere cinque punti di vantaggio sui granata. Ma tre sconfitte consecutive dei bianconeri, la seconda delle quali proprio nel derby di ritorno, consentono al Torino il clamoroso sorpasso. All’ultima giornata si arriva col Torino in vantaggio di un punto e, fino ad allora, sempre vittorioso in casa. Ospite al Comunale il Cesena di Pippo Marchioro: i granata non vanno oltre il pareggio, ma la Juve cade a Perugia. Il titolo tricolore viene vinto con due punti di vantaggio sui cugini: 27 anni dopo Superga.

La sfida si ripete l’anno seguente in un campionato appassionante e combattuto che vede il Torino terminare secondo a 50 punti contro i 51 della Juventus (record per il campionato a sedici squadre). Nel 1978 il Torino arriva di nuovo secondo (a pari merito col sorprendente Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi), ancora dietro alla Juventus ma più staccato; negli anni successivi, pur rimanendo tra le prime, la squadra avvia un lento declino e non riuscirà più a ripetere questi risultati, con l’eccezione del secondo posto del campionato 1984-85, dietro al Verona di Bagnoli. Nel 1987-1988 il Torino perde lo spareggio per la qualificazione alla Coppa UEFA contro i cugini bianconeri.

La cavalcata europea

Il brasiliano Júnior, giocatore-simbolo del Torino di metà anni ottanta.

Al termine del campionato 1988-89 il Torino torna in serie B per la seconda volta nella sua storia. La serie cadetta sembra rigenerare la squadra, che, dopo una pronta risalita nel campionato 1989-90, vive un’entusiasmante stagione al suo ritorno in Serie A. Sotto la guida dell’allenatore Emiliano Mondonico, la squadra si qualifica per la Coppa UEFA, giungendo proprio davanti ai cugini dellaJuventus che, a sorpresa, restano fuori dalle coppe europee per la prima volta dopo ventotto anni (1963-1991). La cavalcata europea della stagione 1991-92 è quasi inarrestabile: i granata arrivano alla finale eliminando, tra le altre, il Real Madrid. Tuttavia, la finale con l’Ajax appare quasi stregata: dopo il 2-2 nella gara d’andata a Torino, ad Amsterdam finisce 0-0 e coi lancieri campioni grazie alla regola dei gol fuori casa, nonostante tre legni colpiti dagli italiani e un dubbio contatto nell’area olandese che farà infuriare l’allenatore Mondonico – che si sfogò alzando una sedia al cielo, immagine che rimarrà impressa nella storia granata. Questa stagione, forse la migliore dopo quella dell’ultimo scudetto, si concluderà con un 3º posto in campionato.

L’appuntamento con la vittoria è solo differito di un anno. La quinta Coppa Italia si aggiungerà al palmarès nella stagione 1992-93 ai danni della Roma. Dopo il 3-0 in casa granata che sembrava chiudere la contesa, nel ritorno in casa giallorossa si assisterà ad una palpitante partita che vedrà prevalere 5-2 i capitolini, grazie a 3 calci di rigore concessi dall’arbitro. Questa volta la regola dei gol fuori casa favorisce il Torino che si aggiudica il trofeo.

Il neopromosso Torino di Emiliano Mondonico nel 1990-1991, vincitore al termine della stagione della Coppa Mitropa, primo titolo internazionale del club.

Dopo la conquista della Coppa Italia, la società attraversa un periodo di gravi difficoltà economiche. Cambiano presidente e allenatore ma i risultati continuano a peggiorare: nel1995 un derby perso 5-0 costa il posto all’allenatore Sonetti e al termine della stagione la squadra retrocede in serie B per la terza volta. Il ritorno in serie A dopo uno spareggio perso ai rigori contro il Perugia nel 1997-1998 (3-5 dcr a Reggio Emilia, con gli umbri promossi in serie A) avviene nel 1998-1999, con un secondo posto impreziosito dalla vittoria dell’attaccanteMarco Ferrante nella speciale classifica dei migliori marcatori.

La rinascita dopo il fallimento

Anche questa illusione di gloria si rivelerà effimera. Già al termine della stagione 1999-2000 il Torino retrocederà nuovamente nella serie cadetta. Conquista comunque subito la promozione nella stagione successiva, finendo prima nel campionato cadetto nonostante un inizio molto difficile con l’esonero di Gigi Simoni, sostituito da Giancarlo Camolese. Nella stagione 2001-2002 il Torino ottiene la salvezza e anche la qualificazione in Coppa Intertoto, torneo di qualificazione internazionale alla più prestigiosa Coppa UEFA. Nel campionato 2002-2003 la squadra però non riesce a confermarsi: qualificatasi all’Intertoto, di diritto al secondo turno, batte gli austriaci del Bregenz con un risultato complessivo di 2-1, vittoria 1-0 a Torino e pareggio successivo per 1-1 in Austria, uscendo poi al terzo turno all’Intertoto contro gli spagnoli del Villarreal, ai calci di rigore, 3-4, dopo un complessivo 2-2, vittoria casalinga per 2-0 e rimonta spagnola, si piazza ultima in campionato (con ben 4 allenatori: Camolese, Ulivieri,Zaccarelli e Giacomo Ferri). L’identità del Torino viene mantenuta in vita dai suoi tifosi: unica nella storia del tifo è la marcia popolare (50.000 persone secondo gli organizzatori) che il 4 maggio del 2003, all’indomani di un’ennesima retrocessione in serie B, affollerà le strade del capoluogo subalpino, partendo dai resti dellostadio Filadelfia, passano davanti alla lapide commemorativa di Luigi Meroni, piazza San Carlo, giungendo poi alla lapide dei grandi di Superga.

La Serie B 2003-2004, che vede la partecipazione di ben 24 squadre, il massimo di sempre, si chiude con un anonimo 12º posto, con Ezio Rossi in panchina. NellaSerie B 2004-2005, i granata, sotto la guida dell’accoppiata Zaccarelli/Antonio Pigino subentrati a Rossi, arrivano terzi ed eliminano in semifinale play-off l’Ascoli. Il 26 giugno 2005 il Torino festeggia il ritorno in Serie A, in una sorta di nemesi dello spareggio del 1998, contro il Perugia al termine dei play-off. Ma la gioia dura poco: i pesanti debiti che la società ha accumulato nel corso delle passate gestioni (ultima quella di Cimminelli) fanno sì che venga negata al club l’iscrizione al Campionato di Serie A, costringendo i granata ad attendere gli esiti dei ricorsi presso la giustizia sportiva e amministrativa. Tali ricorsi risulteranno negativi, dopo ben 5 gradi di giudizio e altrettante bocciature nell’arco di 40 lunghissimi ed estenuanti giorni, a fronte di una mancata presentazione – da parte dell’azionista di maggioranza – della fideiussione necessaria a garantire la copertura delle precedenti ed accumulate insolvenze per debiti pendenti con l’erario, il 9 agosto 2005 ilTorino Calcio viene dichiarato in via definitiva non idoneo all’iscrizione del campionato suddetto, cosicché dopo novantanove anni di storia viene sancito il fallimento della società granata (dichiarato dal Tribunale di Torino il successivo 17 novembre), con la susseguente cancellazione dal panorama calcistico.

In seguito a questa situazione deficitaria, mai così drasticamente provata in passato dal Torino, una nuova cordata d’imprenditori facenti capo all’avv. Pierluigi Marengo (tra i più conosciuti Sergio Rodda, Manlio Collino, Marco Cena, Gianni Bellino, Alex Carrera), ma con limitate risorse finanziarie, si fa carico di far rinascere una nuova entità professionistica e, attraverso la creazione della Società Civile Campo Torino (la denominazione è presa dall’antico nome dello Stadio Filadelfia), il 19 luglio presenta la domanda per l’ammissione al Lodo Petrucci, che garantisce il trasferimento alla nuova società del titolo e dei meriti sportivi, in modo da evitare di dover ripartire dalla serie C, ed avvia le pratiche per l’iscrizione al Campionato di Serie B. Una prima proposta economica viene però ritenuta insufficiente dalla FIGC: alla cordata si aggiunge quindi anche la sponsorizzazione della municipalizzata SMAT (società che gestisce l’acquedotto torinese), completando così l’iter burocratico.

Alessandro Rosina, protagonista del ritorno in massima serie del 2005-2006 dopo il fallimento societario

Il 16 agosto 2005 finalmente, la FIGC affida ufficialmente alla nuova società il titolo sportivo del Torino Calcio: la nuova dirigenza, ripartendo completamente da zero, acquisisce quindi l’onere e l’onore di rifondare tutto l’organigramma societario, nonché l’organico dei giocatori e dei relativi dipendenti del Club. Il 19 agosto, nel bar Norman (noto un tempo come birreria Voigt, lo stesso luogo delle origini), durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo organigramma societario, viene invece annunciato che la proprietà verrà ceduta all’editore-pubblicitario alessandrino Urbano Cairo, che il giorno prima aveva lanciato una proposta di acquisto.

Quando tutto sembra concluso per il passaggio al facoltoso imprenditore, il 22 agosto, Luca Giovannone, un imprenditore laziale di Ceccano (FR) che con 180.000 Euro aveva contribuito a finanziare il Lodo, facendosi forte di una scrittura privata (avuta dal presidente dei cosiddetti Lodisti) che gli garantiva il 51% delle azioni del nuovo Torino, si rifiuta di vendere. In un continuo tira-molla interviene anche il sindaco Sergio Chiamparino: il 24 agosto Giovannone si dichiara disposto a passare la mano, poi cambia di nuovo idea (facendo infuriare i tifosi, che già avevano acclamato Urbano Cairo nuovo presidente), fugge dalla città e diviene irreperibile. Rintracciato in un albergo a Moncalieri, poi assediato dai tifosi, rifiuta il tentativo di mediazione offerto dal Sindaco e dal Prefetto e, scortato dalla polizia, lascia la città. Il 26 agosto l’assemblea dei soci della SCC Torino delibera l’aumento di capitale a 10 milioni di Euro, e crea ufficialmente il Torino Football Club con capitale da versare interamente entro il 31 agosto, giorno in cui, quasi alla mezzanotte, e dopo una lunga e estenuante trattativa, Giovannone cede: il 2 settembre viene così firmato l’atto notarile e Cairo diventa il secondo presidente della storia del nuovo Torino (dopo l’avvocato Marengo). Cairo chiama subito alla guida della squadra il tecnico Gianni De Biasi e forma un primo embrione di società: direttore sportivo è Fabrizio Salvatori (ex Perugia), segretario generale Massimo Ienca (ex Genoa), responsabile comunicazione il giovane Alberto Barile. Il luogo identificato per la sede è in via dell’Arcivescovado 1, nel cuore di Torino. Cairo trasforma anche la società da Srl a Spa, versando 10 milioni di euro per il capitale sociale.

La riunificazione della storia granata sarà poi completata il 12 luglio 2006 quando Urbano Cairo acquista all’asta fallimentare per 1 milione e 411 000 euro il marchio del “vecchio” Torino, con le coppe e i cimeli del Grande Torino, accogliendo così le richieste che tifosi, intellettuali ed esponenti della società civile cittadina avevano lanciato, consentendo così di programmare pienamente i festeggiamenti per il Centenario, non solo nella continuità sportiva, ma anche in quella societaria.

La squadra fa il suo esordio appena sette giorni dopo la firma di Cairo, rinforzata con gli ultimi innesti (alcuni dei quali acquistati la sera prima) sull’impianto ereditato dalla gestione dei lodisti e con il nuovo allenatore Gianni De Biasi, esordendo vittoriosamente contro l’Albinoleffe, superato per 1-0 con gol di Enrico Fantini, giocatore che si rivelerà importantissimo nella prima parte della stagione, realizzando numerose reti decisive. Si mette in luce anche un giovane prelevato dal Parma,Alessandro Rosina. Il Torino in breve conquista posizioni di vertice, salvo poi precipitare in coincidenza del calciomercato invernale finendo virtualmente fuori dalla zona play-off; con il tornare delle vittorie i giocatori granata terminano la stagione 2005-2006 al terzo posto (sfiorando la promozione diretta), conquistando i play-off: qui le vittorie contro Cesena (1-1 e 1-0) e in finale con il Mantova (2-4 e 3-1 dopo i supplementari), riportano il Torino in Serie A.

Il ritorno in massima serie per la stagione 2006-2007 è caratterizzato da un mercato in cui arrivano calciatori come Abbiati, Fiore e Barone. Gianni De Biasi viene esonerato prima ancora che il campionato inizi e al suo posto arriva Alberto Zaccheroni; la squadra procede a fasi alterne assestandosi a metà classifica al termine del girone d’andata. Nel ritorno però sei sconfitte consecutive costano la panchina anche a Zaccheroni: al suo posto torna De Biasi, che riesce a portare il Torino alla salvezza con una giornata d’anticipo. Il giovane Alessandro Rosina è il miglior realizzatore con le sue 9 reti. La stagione 2007-2008 vede l’arrivo, sulla panchina granata, di Walter Novellino, che conduce la squadra fino al 15 aprile 2008, quando, a seguito di una serie negativa di risultati (6 sconfitte ed una vittoria in sette gare) viene esonerato e, a cinque giornate dal termine, viene richiamato De Biasi, che conduce la squadra al quindicesimo posto. Il miglior realizzatore è ancora una volta Alessandro Rosina, sempre con 9 reti. La stagione seguente, nonostante tanti acquisti (come Rolando Bianchi, Blerim Dzemaili e Ignazio Abate), si rivela estremamente travagliata, sulla panchina piemontese si alterneranno ben tre allenatori (Gianni De Biasi, Walter Novellino e, infine, Giancarlo Camolese) che però non riusciranno ad evitare alla squadra di classificarsi solo al terzultimo posto ed a retrocedere in Serie B. Il miglior marcatore stagionale è Rolando Bianchi, realizzatore di 10 reti totali (9 in campionato ed una in Coppa Italia 2008-2009).

Giampiero Ventura, l’allenatore del ritorno in Europa nella stagione 2014-2015

A seguito della retrocessione, il Torino esonera Camolese ed assume Stefano Colantuono. Dopo un brillante avvio di campionato, nella seconda parte del girone di andata si assiste ad una crisi di risultati e prestazioni che porta all’esonero del nuovo tecnico Colantuono e alla sua sostituzione con Mario Beretta. Tuttavia la situazione non migliora e, dopo la sconfitta col Cittadella, mister Beretta viene esonerato: al suo posto è richiamato Stefano Colantuono.[8] Intanto Cairo decide di affiancare a Foschi nel ruolo di Direttore Sportivo un DS più giovane e reso famoso dal lavoro svolto al Pisa: Gianluca Petrachi. Questi diventerà unico DS in quanto, dopo pochi giorni di lavoro insieme, Foschi rassegna le dimissioni. Petrachi si ritrova davanti una squadra da rifondare quasi completamente in due settimane circa. In questo brevissimo periodo riesce a fare 10 operazioni in uscita e 12 in entrata, portando al Torino giocatori giovani o in cerca di riscatto. Il gruppo si salda e il Toro riesce a totalizzare 42 punti nel girone di ritorno. Il campionato è chiuso al quinto posto, che qualifica la squadra per i play-off. Il Toro elimina il Sassuolo in semifinale (1-1 in casa e 2-1 in trasferta) ma perde in finale con il Brescia (0-0 in casa e 2-1 in trasferta, con molte recriminazioni). Per la stagione successiva, dopo il trasferimento di Colantuono all’Atalanta, sulla panchina torinese si siede Franco Lerda. Sarà esonerato il 9 marzo 2011 per far posto a Papadopulo ma il 20 marzo, dopo soli undici giorni, anche questi viene esonerato: Lerda viene richiamato. Ricomincia con una vittoria esterna e non perderà più fino all’ultima di campionato, quando il Torino perde in casa contro il Padova (0-2) rimanendo così fuori dalla zona play-off e restando per il terzo anno consecutivo nella serie cadetta.

Il 6 giugno 2011 il Torino ufficializza Giampiero Ventura come nuovo allenatore in vista del campionato di Serie B 2011-2012.[9]facendogli firmare un contratto di durata annuale[10]. Dopo una lunga cavalcata, il 20 maggio 2012, con una giornata di anticipo, i granata tornano in Serie A battendo il Modena 2-0.[11] Il Torino chiude il campionato a pari punti con il Pescara, ma al secondo posto in classifica in virtù della peggior differenza reti. Nel campionato successivo in massima serie, raggiunge matematicamente la salvezza e quindi la conferma della permanenza in Serie A il 12 maggio 2013, grazie al pareggio esterno per 1 a 1 in casa del Chievo Verona e alla concomitante sconfitta del Palermo subita a Firenze dalla Fiorentina. La stagione 2013-2014 segna una netta inversione di marcia per il Torino che chiude al settimo posto assoluto della classifica un torneo al di sopra delle aspettative, centrando una qualificazione all’Europa League che lo riporta nelle coppe europee dopo dodici stagioni d’assenza:[12] protagonisti della positiva annata sono Alessio Cerci e Ciro Immobile; quest’ultimo con 22 reti si laurea capocannoniere della Serie A, titolo che un giocatore granata non raggiungeva dai tempi di Graziani (1976-1977). Nella stagione 2014-2015 la squadra, dopo le partenze di Cerci (all’Atletico Madrid) e Immobile (al Borussia Dortmund), disputa comunque una buona stagione, raggiungendo gli ottavi in Europa League (dove viene eliminato dallo Zenit) dopo aver essere arrivato secondo in un girone che comprendeva Club Brugge, HJK e Copenaghen(qualificazione ottenuta grazie alla vittoria per 5-1 all’ultima giornata in Danimarca, vittoria più larga della storia europea granata) ed aver eliminato ai sedicesimi l’Athletic Bilbao (pareggiando per 2-2 in casa e poi vincendo, cosa mai riuscita prima a un club italiano, per 3-2 al San Mamés). In campionato conferma il trend positivo della stagione precedente, classificandosi al nono posto, ma non riuscendo a qualificarsi alla competizione europea.

Cronistoria

 

7

Champion

SCUDETTI

1927-28, 1942-43, 1945-46, 1946-47, 1947-48, 1948-49, 1975-76

5

Champion

COPPE ITALIA

1935-36, 1942-43, 1967-68, 1970-71, 1992-93

1

Champion

COPPA MITROPA

1990-91
Vai alla barra degli strumenti