Napoli

Napoli

Fondato nel

1926

Presidente

Aurelio De Laurentis

Allenatore

Maurizio Sarri

Stadio

San Paolo (60.240 spettatori)

Club History

La Società Sportiva Calcio Napoli abbreviata in S.S.C. Napoli e nota come Napoli, è una società calcisticaitaliana con sede nella città di Napoli. Milita in Serie A, la massima serie del campionato italiano.

Fondata il 1º agosto 1926 su iniziativa dell’industriale napoletano Giorgio Ascarelli[4] con il nome diAssociazione Calcio Napoli, assunse poi la denominazione di SSC Napoli nel 1964. In seguito al fallimento della società nel 2004, il presidente Aurelio De Laurentiis fonda la Napoli Soccer che ne rileva il titolo sportivo e viene iscritta alla Serie C1, per poi ritornare alla denominazione precedente con la promozione in Serie Bnel 2006.

Il colore sociale è l’azzurro, mentre la mascotte è il Ciuccio[5]. Gioca le partite interne allo stadio San Paolo, inaugurato nel 1959.

Con un palmarès che comprende due scudetti (1986-87 e 1989-90), cinque Coppe Italia (1961-62, 1975-76,1986-87, 2011-12 e 2013-14), due Supercoppe italiane (1990 e 2014) e una Coppa UEFA (1988-89), oltre ad una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976),[6] il Napoli è la squadra del Meridionepiù titolata a livello nazionale ed internazionale, nonché, con 74 partecipazioni,[7] quella più presente nei campionati di massima serie.

Secondo quanto emerso da un sondaggio della società Demos & Pi condotto nel settembre 2015, è la quarta squadra italiana per numero di tifosi dietro a Juventus, Inter e Milan e in assoluto la più seguita nel Sud Italia.[8] Nel 2015 il rapporto annuale della Deloitte sul mondo del calcio colloca il club al 3º posto in Italia perfatturato e al 16º posto a livello europeo.[9]

Il Napoli è anche uno dei membri associati dell’ECA (Associazione dei Club Europei), organizzazione nata in sostituzione del soppresso G-14 e costituita dai principali club calcistici del continente, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.[10]

Storia

Dalle origini al secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione del Napoli nel campionato 1926-1927

Giorgio Ascarelli, giovane imprenditore partenopeo di origine ebraica e presidente del Foot-Ball Club Internazionale-Naples, fondò il 1º agosto 1926 l’Associazione Calcio Napoli, della quale assunse la presidenza.[4] L’Internaples era sorto a sua volta come frutto della fusione di altre due compagini, il Naples Foot-Ball Club e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli[11][12]grazie all’intermediazione di Emilio Reale[12]. Il 3 agosto venne istituito il Direttorio Divisioni Superiori, l’antesignano dell’odierna Lega Calcio, al quale il Napoli ottenne l’affiliazione, unico club del Centro-Sud insieme ai sodalizi capitolini Alba Audace e Fortitudo Pro Roma, in virtù del piazzamento conseguito dall’Internaples nella Prima Divisione 1925-1926.[4]

La neonata società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Le prime due stagioni si chiusero con la retrocessione in Seconda Divisione, ma la FIGC in entrambe le occasioni accordò il ripescaggio per premiare gli sforzi del club partenopeo di recuperare il pesante gap con le società settentrionali.[13] Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930 ottenendo la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan.[14] La società scelse come allenatore il mister[15] William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa,[16] e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa.[17][18][19] Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro,[20][21] armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.[22]

Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il Girone Misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie.[23] Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo.[24] La panchina venne affidata ad Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra inSerie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo.[25] Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavanoBruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958.[26] Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.[27]

L’era Ferlaino[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Serie B nel 1961,[28] il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto tale trofeo non militando in massima divisione. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse la denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli, diventando contestualmente una società per azioni.[29] Achille Lauro ottenne una quota rilevante delle azioni in virtù dei crediti vantati e garantì al figlio Gioacchino l’ingresso tra i soci, mentre Roberto Fiore venne eletto presidente.[30][31] Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sívori e José Altafini;[32] il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968.[33]

Il Napoli campione d’Italia 1986-1987

Nel frattempo il potere della famiglia Lauro sul club andava scemando: il 18 gennaio 1969 la società, sull’orlo del dissesto finanziario, passò nelle mani del giovane ingegnere Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea.[34] Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti eTarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício.[35][36][37] Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona.[38] Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con il decimo posto del 1979-1980.[39]

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti,[40] la svolta si ebbe nell’estate del 1984: il presidente Ferlaino, deciso a portare la società verso grandi traguardi, il 30 giugno 1984 definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.[41]

Sotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella eAlessandro Renica,[42] nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto,[43][44] primo club del Meridione a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terzaCoppa Italia.[45]

Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto (1987-1988, con il titolo nazionale perso sul filo di lana e con roventi strascichi polemici, e 1988-1989, alle spalle dell’Inter di Giovanni Trapattoni). Nel 1989 ottenne anche il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA, superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.[46][47] Nel 1990, con Alberto Bigonallenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.[48] Si chiuse così il primo importante ciclo della storia azzurra, in coincidenza con le vicissitudini personali che nel 1991 costrinsero Maradona a lasciare Napoli e l’Italia.[49]

Declino e rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni immediatamente seguenti il Napoli ottenne discreti risultati, come il quarto posto del 1991-1992 con Claudio Ranieri in panchina[50] e il sesto posto del 1993-1994, allenatore Marcello Lippi.[51] La crisi finanziaria, tuttavia, costrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrarae Fabio Cannavaro.[51] Nei due anni successivi, con Vujadin Boškov in panchina, il Napoli ottenne un settimo e un decimo posto.[52] Raggiunse la finale di Coppa Italia 1996-1997, venendo sconfitto per mano del Vicenza.[53] Fu il canto del cigno: la crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie.[54] Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000,[55] per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno.[56] I cambiamenti societari, con l’entrata in società di Giorgio Corbelli prima[57] e di Salvatore Naldi poi,[58] non portarono benefici al club, con la squadra che ristagnò a metà classifica nella seconda serie italiana.

Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club con conseguente perdita del titolo sportivo.[59] Nelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato di terza serie.[60][61] Soltanto sfiorata nel primo anno, la promozione arrivò nel torneo successivo sotto la guida di Edoardo Reja.[62] Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie,[63] nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza.[64] In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni[65] e, quindi, Walter Mazzarri:[66] il tecnico toscano nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione,[67] quindi il 20 maggio 2012 vinse la quarta Coppa Italiadella storia azzurra, 25 anni dopo l’ultima affermazione e in assoluto quasi 22 anni dopo l’ultimo trofeo, battendo in finale la Juventus per 2 a 0 allo Stadio Olimpico di Roma.[68]

Per la stagione 2013-14 venne ingaggiato come allenatore lo spagnolo Rafael Benítez,[69] con cui il 3 maggio 2014 il club azzurro ha conseguito la quinta affermazione in Coppa Italia, grazie alla vittoria per 3-1 in finale contro la Fiorentina.[70] Nella stagione successiva, il 22 dicembre 2014, il Napoli ha vinto la secondaSupercoppa italiana della sua storia, battendo la Juventus col complessivo risultato di 8-7 dopo i calci di rigore (2-2 al termine dei supplementari) nella partita disputata a Doha, in Qatar.[71].

2

Champion

SCUDETTI

1986-87, 1989-90

1

Champion

COPPA UEFA

1988-89

5

Champion

COPPE ITALIA

1961-62, 1975-76, 1986-87, 2011-2012, 2013-2014

2

Champion

SUPERCOPPA ITALIANA

1990, 2014

1

Champion

COPPA DELLE ALPI

1966

1

Champion

COPPA DI LEGA ITALO-INGLESE

1976
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