Atalanta

Atalanta

Fondato nel

1907

Presidente

Antonio Percassi

Allenatore

Edoardo Reja

Stadio

Atleti Azzurri d'Italia(26.562 spettatori)

Club History

L’Atalanta, denominata per esteso Atalanta Bergamasca Calcio, è una società calcistica italiana  con sede nella località di Zingonia, in provincia di Bergamo, fondata nel 1907.

Con 54 campionati di Serie A a girone unico disputati, l’Atalanta è la squadra col maggior numero di partecipazioni alla massima serie fra le rappresentanti di città non capoluogo di regione, ed è perciò considerata la “Regina delle Provinciali”. È inoltre la squadra che ha disputato più campionati di massima serie fra quelle che non si sono mai aggiudicate uno scudetto,  la squadra con più vittorie all’attivo in un campionato di secondo livello del calcio italiano (6 successi, a pari merito col Genoa) e più promozioni nella massima serie (13 volte).

Raggiungendo la semifinale di Coppa delle Coppe nel 1988, quando militava in Serie B, diventa la seconda e ultima squadra europea che ha ottenuto il miglior risultato di sempre nelle coppe europee giocando in un campionato cadetto, dopo il Cardiff City  nel 1968. Il club è dodicesimo su 63 squadre nella tradizione sportiva dei club che hanno giocato in A.

Storia

Agli albori del calcio

L’Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla “Giovane Orobia” nata nel 1901. La prima società di calcio a Bergamo è il “Foot Ball Club Bergamo”, fondato da emigranti svizzeri  nel 1903, che prende parte a campionati lombardi FIF  fino al 1910 (dal 1909-10 campionati FIGC).

Fondata il 17 ottobre 1907 dagli studenti liceali Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come “Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta”, l’Atalanta deriva il suo nome dall’omonima eroina della mitologia greca. Già dal 1907 la società crea la propria sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914, all’atto dell’inaugurazione e collaudo del campo di gioco: fino a quell’anno i bergamaschi, con colori sociali bianconeri, avevano giocato solo partite amichevoli prima nella Piazza d’Armi della città ed in un secondo momento nel Campo di Marte, un terreno sconnesso situato tra le vie Suardi e Fratelli Cairoli nel centro cittadino.

Il primo campo omologato, situato a Bergamo in via Maglio del Lotto, di 90×45 metri e provvisto di una tribuna con 1000 posti a sedere, è a ridosso della ferrovia, tanto che all’inaugurazione ufficiale nel maggio 1914 un treno proveniente da Milano in fase di ingresso in stazione rallenta ulteriormente per permettere ai viaggiatori di assistere ad alcune fasi della partita. A volerne fortemente la realizzazione era stato Pietro Carminati,  un merciaio che in quegli anni dirigeva la sezione calcio della società. Oltre che nel calcio, per diversi anni la società bergamasca fu attiva anche in altri sport tra i quali spiccano ginnastica, atletica, scherma e nuoto: tre atleti tesserati dall’Atalanta presero anche parte ai Giochi Olimpici. Due (Alfonso Orlando,  già campione italiano nei 5000 metri a Roma nel 1911, e Guido Calvi) a quelli di Stoccolma nel 1912, con Orlando quinto classificato nella gara dei 5000 metri e Calvi eliminato in batteria, ed uno (Costante Lussana) sempre sulla stessa distanza ai Giochi di Anversa nel 1920.

 

L’Atalanta della stagione 1913-14

Per quanto riguarda invece la sezione calcistica, nella stagione 19141-1915, la prima a livello ufficiale, la squadra partecipa alle eliminatorie del campionato di Promozione, classificandosi seconda nel girone B e riportando un lusinghiero quarto posto nel girone finale. Durante la sospensione dell’attività ufficiale dovuta allo scoppio della Prima guerra mondiale, l’Atalanta prende comunque parte a diversi tornei amichevoli lungo tutta la durata del conflitto: il primo è la Coppa Lissone, vinta dalla Pro Lissone padrona di casa in finale per 2-1 proprio contro l’Atalanta, che aveva vinto il suo girone eliminatorio schierando una delle sue formazioni giovanili dal momento che i calciatori della prima squadra erano quasi tutti andati a combattere. In seguito i bianconeri partecipano alla Coppa Lombardia nel 1916 ed alla Coppa Legnano (1916-1917). Successivamente a causa dei problemi economici dovuti al conflitto la società per sopravvivere è costretta a vendere il terreno su cui sorgeva il campo di via Maglio del Lotto, restando quindi senza un campo “stabile” su cui giocare. L’11 novembre 1918, una settimana dopo la fine della guerra, Antonio Festa (ex calciatore della Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma, l’altra squadra della città) con l’appoggio di Carlo Fenili e Francesco Berneri  fonda il Circolo Studentesco, volto a ricreare entusiasmo in città intorno al calcio.

All’inizio del 1919 l’Atalanta riprende l’attività, ritrovandosi però al primo raduno con un parco giocatori ridotto al minimo: sono infatti presenti solamente undici giocatori, due dei quali sono portieri. A risolvere il problema pensa però Francesco Angarano, portiere celebre per la sua agilità fra i pali, che si offre volontario per giocare come centromediano, l’unico ruolo che rimaneva scoperto.

Il principale problema dell’Atalanta è però relativo al reperimento di un terreno di gioco adeguato alla disputa di un campionato ufficiale in sostituzione del vecchio impianto di via Maglio del Lotto; a proporre una soluzione al consigliere Osvaldo Terzi è Betty Ambiveri, che cinque anni prima era stata madrina nella giornata dell’inaugurazione del vecchio campo. La donna offre infatti gratuitamente un terreno di sua proprietà su cui sorgeva un vecchio ippodromo caduto in disuso, la “Clementina”, in zona Daste vicino al confine con il comune di Seriate; l’unico inconveniente era la vicinanza del luogo all’ex manicomio cittadino, problema che venne però messo da parte da Terzi, che rispose ironicamente dicendo che era il luogo adatto per dei matti come loro.

La società si prepara con diverse amichevoli per affrontare nel migliore dei modi l’ammissione alla Prima Categoria,  massima categoria FIGC dell’epoca. Giunge però un comunicato federale secondo cui alla Prima Categoria 1919-1920 avrebbe potuto prendere parte una sola società di Bergamo; ad aver diritto alla disputa della massima serie erano sia l’Atalanta sia la Bergamasca, che nel 1911 aveva assorbito il “Football Club Bergamo” e nel marzo 1913 aveva iniziato l’attività ufficiale nel campionato di Promozione. Le opzioni percorribili erano essenzialmente due: una fusione o uno spareggio; a causa della forte rivalità esistente tra le due società ogni tentativo di accordo viene rapidamente scartato, pertanto risulta necessario ricorrere ad una gara di spareggio, disputata a Brescia il 5 ottobre 1919. L’Atalanta si guadagna l’accesso alla Prima Categoria della stagione 1919-1920 battendo i rivali biancoazzurri 2-0. Nel nuovo campionato la squadra si classifica terza su sei squadre nel girone B lombardo, dietro a Milan ed Enotria Goliardo, mantenendo quindi il diritto a partecipare anche al successivo campionato di Prima Categoria.

Nel febbraio 1920, dopo un’assemblea memorabile, la “Società Bergamasca di Educazione Fisica Atalanta” e la “Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma” si fondono assumendo la denominazione di “Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma”, poi semplificata nell’attuale “Atalanta Bergamasca Calcio”. Tuttavia, dissidi tra alcuni componenti dei due gruppi dirigenti si rivelano insanabili, tanto da costringere Umberto Battaglia, dirigente e calciatore della vecchia Bergamasca, ad operare una scissione per ricostituire, a distanza di qualche mese dalla fusione, la nuova “Unione Sportiva Bergamasca”, che pur raccogliendo l’adesione di 117 soci avrà breve durata in quanto sciolta nel 1923 per problemi economici e lascerà il suo parco giocatori all’ALPE, società polisportiva cittadina militante nelle serie minori.

Le prime sfide

Nella prima stagione dopo la fusione,  i bergamaschi arrivano al quarto posto nel girone E della Lombardia nel campionato di Prima Categoria; l’annata seguente,  invece, riescono ad arrivare al terzo posto nel girone vinto dalla Cremonese,  nell’ambito del campionato FIGC (quell’anno infatti a causa della formazione della CCI, scioltasi l’anno seguente, si disputarono due distinti campionati di massima serie); a fine campionato, i bergamaschi affrontano per la prima volta nella loro storia una squadra straniera, pareggiando 2-2 un’amichevole giocata contro gli svizzeri dell’Aarau. 

La stagione seguente i bergamaschi riescono nell’impresa di vincere il loro girone di Seconda Divisione,  senza tuttavia ottenere l’ammissione alla categoria superiore per via di una ristrutturazione dei campionati da parte della Federazione: nonostante questo, la Dea riceve una coppa del Comitato Regionale per la vittoria del suo girone, e viene ammessa alle finali nazionali, perse contro il Carpi a seguito di un pareggio per 0-0 in casa e di una sconfitta per 2-0 in trasferta nella partita di ritorno. Dopo un’ulteriore annata  in Seconda Divisione, chiusa con un terzo posto nel suo girone,l’Atalanta rischia la retrocessione nel campionato 1924-1925,  quando arriva terzultima alla pari con Trevigliese  e Canottieri Lecco, salvandosi solo al termine di un doppio spareggio.

Nel 1925 assume Cesare Lovati come primo vero allenatore professionista della sua storia, lasciando quindi definitivamente le varie commissioni tecniche che si erano alternate nel corso dei primi due decenni di storia societaria; nello stesso anno, ingaggia i suoi primi due stranieri: si tratta degli ungheresi Gedeon Eugen Lukacs e Jeno Hauser, rispettivamente centravanti e mezzala. Lukacs mette a segno 13 gol in 20 partite risultando il capocannoniere della squadra, mentre Hauser non riesce ad ambientarsi, segnando comunque 7 gol in 19 partite; i bergamaschi chiudono al terzo posto in classifica a tre punti dalla Biellese capolista, migliorando quindi sensibilmente il loro piazzamento rispetto a quello dell’anno precedente, mancando però l’accesso alla categoria superiore. A fine stagione la FIGC riduce da due a uno il numero di stranieri tesserabili, e l’Atalanta rimanda in Ungheria Hauser, decidendo di puntare su Lukacs per il nuovo campionato di Prima Divisione (corrispondente in realtà alla vecchia Seconda Divisione a causa della creazione del campionato di Divisione Nazionale come massimo livello), che ripaga la fiducia accordatagli segnando 20 gol in 18 partite (di cui cinque nella partita vinta per 6-0 il 9 gennaio 1927 a Bergamo contro la Monfalconese: si tratta del numero più alto di gol mai segnato in una singola partita da un calciatore della squadra nerazzurra), che consentono alla squadra di conquistare 26 punti in 18 gare, arrivando così seconda ad un solo punto dalla Pro Patria vincitrice del girone.

Nel tentativo di ottenere la promozione in Divisione Nazionale (la massima serie dell’epoca), nel 1928 arrivano a Bergamo il primo allenatore straniero della storia neroazzurra (l’ungherese Imre Payer) ed il primo massaggiatore (Leone Sala);deve invece lasciare la squadra dopo un totale di 33 gol segnati in 37 partite Lukacs, a causa del blocco degli stranieri imposto dalla FIGC.

Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città, poiché viene costruito uno stadio molto più grande di quello della Clementina, intitolato all’eroe fascista Mario Brumana, il quale, dopo ampliamenti ed adattamenti, viene rinominato “Stadio Atleti azzurri d’Italia” ed è tutt’ora sede delle partite casalinghe della squadra. Il campionato nonostante la partenza di Lucaks viene giocato ad alti livelli: i bergamaschi vincono infatti il loro girone di campionato con 30 punti (su 36 disponibili) in 18 partite, qualificandosi quindi alle finali nazionali contro Bari, Biellese e Pistoiese. L’Atalanta perde fuori casa contro Bari (1-0), Biellese (2-1) e Pistoiese (3-2) ma vince in casa contro tutte e tre le formazioni rispettivamente per 6-0, 3-1, 3-2: eliminato il Bari (a causa delle sue sconfitte contro Biellese e Pistoiese), rimangono tre formazioni alla pari: si rende a questo punto necessaria una seconda tornata di spareggi, da cui la Biellese si ritira volontariamente, perdendo quindi entrambe le rimanenti partite per 2-0 a tavolino. Rimane da disputarsi quindi solo una gara, sul campo neutro di Faenza  contro la Pistoiese; la partita si disputa il 17 giugno 1928, e vede i bergamaschi imporsi con un netto 3-0 grazie a due gol di Buschi e Bonardi nei primi 17′ di gioco e ad una rete di Buschi nella ripresa. Si tratta della prima vittoria di un campionato di seconda serie dell’Atalanta (ne vincerà altri 5 nel corso dei decenni), che viene anche nominata, come d’uso all’epoca, Campione d’Italia di Prima Divisione.

Atalanta-Dominante Genova, 23 dicembre 1928, inaugurazione stadio “Mario Brumana”

Nella stagione 1929-1930, con l’istituzione del campionato a girone unico, l’Atalanta, fallita l’ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-1929, viene ammessa al campionato nazionale di Serie B, organizzato per la prima volta in quella stagione: dopo una sola stagione di massima serie fa quindi ritorno in seconda serie. Nonostante la netta retrocessione (nella nascente Serie A  erano infatti ammesse solo le prime otto classificate di ciascuno dei due gironi), l’annata è comunque ricca di eventi notevoli per la storia dell’Atalanta: in primo luogo, è in questo campionato che avviene l’inaugurazione ufficiale dello stadio Brumana, uno dei più moderni dell’epoca anche per la sua avveniristica tribuna a sbalzo. La partita inaugurale si gioca il 23 dicembre 1928, e vede i bergamaschi sconfiggere per 2-0 La Dominante di Genova; la prima partita effettivamente disputata nel nuovo impianto era però stato il vittorioso (per 4-2) incontro con la Triestina del precedente 1º novembre 1928. L’altro evento degno di nota della stagione è l’esordio in prima squadra del portiere Carlo Ceresoli, che all’età di 18 anni esordisce in massima serie il 13 gennaio 1929 in Roma-Atalanta (3-0);successivamente, dopo altri anni trascorsi a Bergamo in Serie B, passerà all’Inter e vincerà due Mondiali, venendo ricordato tra i “Leoni di Highbury” e come uno dei migliori portieri della sua epoca.

Seguono campionati in cui la squadra milita nel campionato cadetto, sfiorando più volte la promozione in massima serie (soprattutto nella stagione 1930-1931, nella quale arriva sesta in classifica a cinque punti dal Bari promosso in Serie A perdendo però un fondamentale scontro diretto con i pugliesi a due giornate dalla fine); in questi anni con la maglia nerazzurra si distinguono tra gli altri Vittorio Casati, tuttora recordman di presenze (202) in Serie B con la maglia dell’Atalanta (lascia la squadra nel 1936 per fare il militare nella Guerra di Etiopia), Francesco Simonetti (in seguito anche viceallenatore della squadra negli anni 1950  e  un breve periodo allenatore della medesima) e Luigi Tentorio,  che dopo discreti trascorsi da calciatore dall’immediato secondo dopoguerra  fino a metà degli anni 1960  avrebbe ricoperto varie cariche in società (tra cui anche il ruolo di presidente per un brevissimo periodo), entrando anche a far parte per diversi anni della Commissione Tecnica della Nazionale italiana. Al termine della stagione 1932-1933,  per problemi economici, la società rischia di non iscriversi al campionato: ne segue una colletta tra sportivi e la cessione di Carlo Ceresoli, l’elemento più rappresentativo, all’Ambrosiana Inter  per 100 000 lire.

L’arrivo in massima serie

Dopo diversi altri campionati di B chiusi a metà classifica, con anche la vittoria di una Coppa Disciplina nella stagione 1935-1936, nella stagione 1936-1937, con l’allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi (sette undicesimi della formazione titolare), raggiunge la prima storica promozione in Serie A in seguito al secondo posto conquistato nel campionato di serie B. La partita d’esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l’occasione si riempie al limite della capienza, con più di 15 000 spettatori. La stagione però, nonostante l’entusiasmo iniziale, si conclude con un’immediata retrocessione, per via di un penultimo posto in classifica, davanti solamente alla Fiorentina. Nell’estate seguente, la dirigenza cedette Giuseppe Bonomi alla Roma  per 120 000 lire. Tra i giocatori più significativi di questo periodo spicca Severo Cominelli, autore nell’arco della sua carriera di 62 gol con la maglia neroazzurra, che fanno di lui il secondo miglior marcatore in assoluto della storia societaria, dietro solamente a Cristiano Doni.

Ma il ritorno nella massima serie non si fa attendere, tant’è che dopo un buon piazzamento nel 1938-1939 (anno in cui gli orobici mancano l’immediato ritorno nella massima serie solo a causa del miglior quoziente reti del Venezia secondo classificato alla pari con loro), nel 1939-1940 l’allora presidente Nardo Bertoncini affida all’allenatore Ivo Fiorentini una squadra che centra nuovamente la promozione in A, a seguito del primo posto conquistato nel campionato di Serie B senza subire nessuna sconfitta in casa: si tratta della prima vittoria del campionato di Serie B nella storia dell’Atalanta, che viene raggiunta anche grazie ai 25 gol in 31 presenze di Giovanni Gaddoni, la cui performance realizzativa costituisce il numero massimo di reti mai segnate da un giocatore nerazzurro in un singolo campionato (per quanto riguarda la Serie A il record è di Filippo Inzaghi, autore di 24 reti nella stagione 1996-1997. L’anno successivo  la squadra rifila tre gol a Juventus e Milan, sconfigge il Bologna Campione d’Italia in carica e si classifica al 6º posto finale. L’Atalanta continua la sua esperienza in serie A, con alla guida l’allenatore ungherese Janos Nehadoma, fino al 1942-1943, quando i campionati vengono sospesi per lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Nonostante la cessione dei migliori giocatori (Cominelli e l’argentino Pozzo nel 1941,Gaddoni nel 1942) all’Ambrosiana Milano, infatti, i bergamaschi riescono ad ottenere prima un tredicesimo e poi un nono posto in classifica. In quest’ultimo campionato spiccano le vittorie sul Torino (1-0), contro il Milan in trasferta (1-0) e contro la Roma campione in carica (2-1).

Nell’estate 1943 con la caduta del Fascismo e la conseguente divisione dell’Italia in due parti, diventa impossibile organizzare un normale campionato nazionale: al Nord viene comunque organizzato un torneo diviso per regioni, definito Campionato Alta Italia. L’Atalanta prende parte al torneo, senza tuttavia riuscire a qualificarsi per la fase finale che avrebbe assegnato il titolo.

Il dopoguerra e gli anni 1950

Al termine del secondo conflitto mondiale,  il presidente Daniele Turani, con una cordata di personalità del tempo, mette mano al portafogli per risanare un buco nel bilancio della società e, dopo un piazzamento a centroclassifica in Divisione Nazionale nella stagione 1945-1946 (nella quale veste la maglia nerazzurra anche il due volte campione del mondo Giuseppe Meazza), alla riapertura delle frontiere, porta a Bergamo gli ungheresi Kincses e Olajkar: solo il primo riesce a disputare una buona stagione (9 reti in 21 presenze), mentre il secondo non incise in modo significativo sul rendimento della squadra, giocando solo 7 partite senza segnare alcun gol.

In questi anni la squadra staziona stabilmente nella massima serie, acquisendo la nomea di provinciale terribile, in virtù dei buoni risultati che spesso otteneva contro le squadre metropolitane (degne di nota sono in particolare le quattro vittorie in otto partite dal 1945 al 1949 contro il Grande Torino dominatore del campionato in quegli anni). Nel campionato 1947-1948  l’Atalanta ottiene il suo miglior piazzamento di sempre in massima serie in cent’anni di storia, la quinta posizione. L’allenatore è ancora Ivo Fiorentini, tornato in città dopo il triennio ad inizio anni Quaranta, mentre si rivedono a Bergamo giocatori come Cominelli ed Fabbri che avevano fatto bene negli anni precedenti la guerra. La stagione è ricca di soddisfazioni, come le vittorie contro il Grande Torino, poi vincitore dello Scudetto, il Milan, il Bologna e l’Inter (0-3 a San Siro).

 

L’Atalanta nel campionato 1947-1948

L’anno seguente, nonostante le buone premesse legate all’organico della stagione precedente confermato quasi in blocco, si rivela essere piuttosto difficile per la squadra neroazzurra, dato che la salvezza arriva solamente all’ultima giornata con la vittoria per 2-0 dello scontro diretto sul campo del Livorno. Nel frattempo, il 6 marzo, Fiorentini da le proprie dimissioni, venendo sostituito dal direttore tecnico Carlo Carcano (con in panchina il terzino Alberto Citterio).

Dopo la stagione precedente, la guida tecnica viene affidata a Giovanni Varglien (che sancisce il definitivo passaggio al “Sistema”, iniziato tra molte polemiche e ripensamenti a stagione in corso già l’anno precedente). L’apertura al tesseramento fino a tre stranieri per squadra porta l’Atalanta all’acquisto dei danesi Jorgen Sorensen e Karl Aage Hansen, che vanno ad aggiungersi a Bertil Nordahl,  in rosa già da una stagione. Il club bergamasco si trova in testa alla classifica dopo due giornate, anche se un leggero calo nel finale di stagione porta a chiudere il campionato all’ottavo posto in classifica.

Nel 1955  la squadra orobica è protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio sulla RAI: la partita in questione è Atalanta-Triestina (2-0), giocata il 15 ottobre 1955 a Bergamo. Due anni più tardi, dopo altrettante salvezze, l’Atalanta effettua un campionato vissuto nei bassifondi della classifica e quando si salva, all’ultima giornata espugnando il campo di Padova, è accusata di combine e quindi retrocessa: tuttavia un anno più tardi i presunti testimoni ed accusatori (tra cui Giovanni Azzini, difensore del Padova) confessano di avere inventato tutto, e la società è completamente riabilitata. Nel frattempo la squadra, guidata dall’allenatore austriaco Karl Adamek (subentrato a metà della stagione precedente), conquista sul campo l’immediato ritorno in Serie A, grazie alla vittoria del secondo campionato di B della sua storia, davanti al Palermo secondo classificato.

 

Adriano Bassetto

 

La Coppa Italia

Gli anni 1960  vedono l’acquisto di stranieri che danno importanti contributi, tra i quali spiccano Humberto Maschio, Flemming Nielsen ed il capitano della Nazionale svedese Gustavsson,  le prime apparizioni in Europa grazie alla Coppa Mitropa (con anche una semifinale nel 1961-1962, persa a causa della differenza reti sfavorevole contro gli ungheresi del Vasas Budapest) e ad altre competizioni minori (Coppa dell’Amicizia e Coppa delle Alpi, nella quale i bergamaschi giocano anche una finale, il 26 giugno 1963, perdendola però contro la Juventus per 3-2).

 

L’Atalanta nel 1961-1962

Ma l’apice viene raggiunto nella stagione 1962-1963  quando la società nerazzurra, reduce dall’ottimo sesto posto della stagione precedente, conquista per la prima volta nella sua storia la Coppa Italia. Questo trofeo, che tuttora è l’unico di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arriva a Bergamo dopo una lunga cavalcata conclusasi con una vittoria per 3-1 in campo neutro allo Stadio Giuseppe Meazza contro il Torino. L’annata seguente vi è il debutto in Coppa delle Coppe, dove però l’Atalanta viene subito eliminata dai portoghesi dello Sporting Lisbona dopo uno spareggio in campo neutro a Barcellona, terminato dopo i tempi supplementari sul punteggio di 3-1 e giocato in inferiorità numerica a causa dell’infortunio del portiere Pier Luigi Pizzaballa  nelle battute iniziali del match.

2 giugno 1963, l’Atalanta conquista la Coppa Italia

Da Turani a Bortolotti

Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito alla guida della società nell’estate del 1964 da Attilio Vicentini, coadiuvato inizialmente dall’ingegnere Luigi Tentorio (che ne aveva caldeggiato la nomina a presidente),  il quale rinuncia però a tutti gli incarichi societari dal 1966 in poi  a causa della trasformazione dovuta ad una nuova norma federale delle società di calcio in società per azioni, che lui non condivideva ritenendola troppo distante dal suo modo di operare e di intendere il calcio. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-1969  quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci campionati consecutivi in massima serie. Alla presidenza Giacomo Baracchi  subentra a Vicentini, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti, che già da alcuni anni possedeva alcune azioni della società bergamasca.

Dopo un anno di transizione caratterizzato dal cambio di tre allenatori (Corrado Viciani, Renato Gei  e l’ex calciatore degli anni ’50 e ’60 Titta Rota) e da una salvezza all’ultima giornata, la squadra ritorna in A grazie all’allenatore Giulio Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (su tutti Gaetano Scirea, il capocannoniere stagionale Adelio Moro, Giuseppe Doldi  e Giovanni Vavassori). Dopo una tranquilla salvezza nella stagione 1971-1972, nel 1972-1973 l’Atalanta retrocede all’ultima giornata per differenza reti, nonostante la possibilità di salvarsi andando a punti nelle ultime tre giornate. Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant’è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino alla stagione 1976-1977, con promozione ottenuta da Battista Rota soltanto dopo gli spareggi allo Stadio Luigi Ferraris contro Cagliari e Pescara. L’anno seguente la squadra ottiene la salvezza, e nel 1978-1979 ritorna in B, ancora una volta a causa della differenza reti sfavorevole. L’anno seguente viene mancata la promozione e nella stagione 1980-1981  l’Atalanta retrocede in Serie C1  per la prima volta nella sua storia.

Il rilancio e le avventure continentali

Il presidente Bortolotti cede il comando al figlio Cesare, il quale centra l’immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall’allenatore Ottavio Bianchi, con appena 2 sconfitte nelle 34 gare giocate in campionato e la netta vittoria del girone A di Serie C1. L’anno successivo è una stagione di assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983-1984 vince il campionato di B, con Marco Pacione e Mario Magrin che risultano essere i due migliori marcatori dell’intera categoria, riportando così la città ai livelli di un lustro addietro.

La permanenza nella categoria prosegue senza intoppi fino alla stagione 1986-1987  quando la Dea retrocede all’ultima giornata, anche a causa dei 14 pali colpiti nel corso della stagione, all’epoca record in serie A. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d’Italia: si qualifica quindi di diritto per la Coppa delle Coppe per la seconda volta nella sua storia dopo il 1964.

La stagione 1987-1988 è quella della svolta, con il giovane allenatore Emiliano Mondonico: c’è la promozione in A e una cavalcata in Europa, dove la Dea raggiunge la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina in quanto squadra partecipante al campionato cadetto, l’Atalanta elimina nell’ordine i gallesi del Merthyr Tydfil, i greci dell’Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona. In semifinale vi è lo scontro i belgi del Malines che il 20 aprile 1988 eliminano gli orobici nello stadio di Bergamo.

L’anno successivo l’Atalanta ottiene un sesto posto finale, che le vale la prima qualificazione in coppa UEFA. L’avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l’eliminazione arriva al primo turno per mano dei sovietici dello Spartak Mosca, a seguito dello 0-0 casalingo nella gara di andata e della successiva sconfitta per 2-0 a Mosca. La stagione 1989-1990  vede di nuovo tra i protagonisti i nerazzurri, i quali, anche grazie all’acquisto del nazionale argentino Claudio Paul Caniggia, con un settimo posto, riescono a bissare la qualificazione europea dell’anno precedente.

L’annata è caratterizzata dalla morte, avvenuta in un incidente stradale, del presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna per alcuni mesi al padre Achille Bortolotti, che traghetta la società fino all’acquisto del pacchetto azionario da parte dell’immobiliarista Antonio Percassi, ex difensore del club orobico a metà degli anni 1970.

La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella Coppa UEFA 1990-1991, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria,  i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro contro l’Inter nei quarti di finale, nonostante lo 0-0 della gara di andata giocata in casa. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di centro classifica e ottiene la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di Serie A, senza però centrare altre qualificazioni in coppa UEFA.

 

L’Atalanta della stagione 1992-1993, settima in Serie A.

L’era Ruggeri

Nell’annata 1993-1994  il presidente Percassi decide di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto “calcio-spettacolo” a Bergamo. Acquista addirittura Franck Sauzee, centrocampista e capitano dell’Olympique Marsiglia campione d’Europa in carica. Le attese vengono però completamente disattese e la squadra, dopo un campionato passato nei bassifondi della classifica, retrocesse al penultimo posto, nonostante l’avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico della Primavera).

Il presidente decide di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri,  che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A dopo una prima parte di campionato alquanto sofferta, con la squadra ai limiti della zona retrocessione, ma con un girone di ritorno in cui la squadra inanella numerosi risultati positivi centrando la promozione all’ultima giornata, dopo una sorta di spareggio con la Salernitana.

Negli anni successivi, nel massimo campionato, la squadra orobica disputa due buone stagioni, nelle quali si classifica a metà graduatoria, lanciando giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: questo riesce nel 1996-1997, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri (impresa che non gli riuscirà più in futuro). L’annata viene però funestata dalla tragica fine dell’attaccante Federico Pisani, vittima di un incidente stradale nel febbraio 1997. A lui viene di diritto intitolata la curva Nord dello stadio di Bergamo, quella riservata ai tifosi atalantini; viene inoltre ritirata la sua maglia numero 14. Nella stagione 1995-1996, inoltre, l’Atalanta gioca la terza finale di Coppa Italia della sua storia, perdendola contro la Fiorentina.

L’anno successivo, nonostante le ottime premesse ed un discreto inizio di stagione, la squadra non tiene fede alle attese, ritrovandosi quasi subito ad arrancare nei bassifondi della classifica. La retrocessione tuttavia si materializza soltanto all’ultima giornata, ponendo termine al ciclo di Emiliano Mondonico sulla panchina nerazzurra. Per la stagione 1998-1999 ci si affida a Bortolo Mutti, vecchia gloria degli anni 1980, per cercare un immediato ritorno nella massima serie, la promozione tuttavia non arriva, soprattutto a causa della sterilità offensiva e dei troppi pareggi nella fase finale del campionato.

Il nuovo millennio

Per l’annata 1999-2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile neroazzurro. Ed i risultati arrivano, dato che centra la Serie A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L’entusiasmo è talmente alto che l’anno successivo, il 2000-2001,  l’Atalanta si ritrova al comando del campionato dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un settimo posto ed una salvezza ottenuta con sette giornate di anticipo.

Il presidente Ruggeri cerca allora di far fare il salto di qualità alla squadra, cedendo qualche giovane alle squadre economicamente più forti, ma acquistando giocatori di fama tra i quali spicca il nome di Comandini: 30 miliardi di lire per il suo acquisto, il più caro della storia atalantina. Ma i nuovi non si amalgamano e la stagione termina con un nono posto, pur con un punto in più di quella precedente. Si evita la retrocessione con i gol di Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002, nei quali gioca anche una partita da titolare. L’anno seguente la squadra allenata da Giovanni Vavassori  retrocede al termine di una stagione culminata con l’esonero dell’allenatore (a favore di Giancarlo Finardi, tecnico della formazione Primavera) e la sconfitta nello spareggio-salvezza giocato contro la Reggina. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini e l’impresa riesce nuovamente al termine di un campionato con 46 partite in cui nella prima parte la squadra si mantiene a lungo in testa ed eguaglia il record societario di 24 partite senza sconfitte, mentre nella seconda fase accusa un calo di rendimento che la porta fino al quinto posto, ultimo utile a salire direttamente nel massimo campionato.

 

Stefano Colantuono, vincitore di due campionati di Serie B ed autore dei record di punti in Serie A ed in Serie B

Ma l’altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell’anno prima, nonostante un’incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano ex Catania e Perugia Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006-2007, stagione in cui l’Atalanta si regala un ottavo posto, a ridosso della zona-UEFA, ponendosi come una delle rivelazioni della massima serie; nella stessa stagione viene stabilito il record di punti (50) in Serie A della società neroazzurra, che rimarrà imbattuto fino al campionato 2011-2012. Al termine della stagione, però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo, e la società per sostituirlo decide di puntare su Luigi Delneri.

A gennaio 2008 un aneurisma colpisce il presidente Ruggeri che, a causa della persistente criticità delle proprie condizioni, ad aprile dello stesso anno viene affiancato alla presidenza dalla figlia Francesca, in qualità di vicepresidente, e dal figlio Alessandro in qualità di amministratore delegato. Nel frattempo la squadra si mantiene in una posizione di centro classifica. La qualificazione europea tuttavia non arriva, lasciando a ricordo di una buona annata la doppia vittoria contro il Milan ed un nono posto in classifica.

Il 3 settembre 2008 viene nominato presidente Alessandro Ruggeri. La stagione vede la squadra navigare costantemente nelle zone medio/alte della classifica, tuttavia nemmeno questa volta si materializza l’accesso in Europa, ma l’annata è caratterizzata da numerose soddisfazioni quali le sconfitte rifilate all’Inter campione d’Italia (3-1), Roma (3-0), Lazio (3-0), Napoli (3-1), Udinese (3-0).

Per l’anno successivo il presidente Alessandro Ruggeri ingaggia Angelo Gregucci come nuovo allenatore al posto di Delneri. La sua avventura sulla panchina neroazzurra però si conclude già il 21 settembre 2009 quando, dopo quattro sconfitte in altrettante partite di campionato, viene esonerato in favore di Antonio Conte, ex tecnico di Arezzo e Bari. Questo però, dopo un inizio caratterizzato da cinque risultati utili consecutivi (due vittorie e tre pareggi), in seguito alla sconfitta casalinga subìta per mano del Napoli il 7 gennaio 2010, e complice una pesante discussione con la tifoseria atalantina, si dimette dopo aver conquistato 13 punti in altrettante partite ed aver ottenuto l’eliminazione dalla Coppa Italia  per mano del Lumezzane. La società decide allora di affidare temporaneamente la panchina all’allenatore della Primavera Walter Bonacina, ingaggiando dopo una sola partita Bortolo Mutti, alla sua seconda esperienza alla guida della squadra bergamasca. Il rendimento migliora tra le mura amiche, dove arrivano diversi buoni risultati (22 punti totali in 19 partite) che tengono la squadra in corsa per la salvezza fino a fine stagione, non supportato però dai risultati ottenuti in trasferta: in tutto il girone di ritorno i bergamaschi riescono infatti a conquistare un solo punto lontano da Bergamo (con un pareggio per 0-0 a Catania). La retrocessione quindi si materializza alla penultima giornata, in seguito alla sconfitta patita sul campo del Napoli per 2-0.

Il ritorno di Percassi

Il 14 maggio 2010 Alessandro e Francesca Ruggeri, detentori del pacchetto azionario di maggioranza della società, ne annunciano la messa in vendita: il 4 giugno 2010 Antonio Percassi  riesce ad acquisire il 70% delle azioni della società, ritornando alla guida degli orobici dopo sedici anni. Come allenatore viene scelto Stefano Colantuono che, dopo la finale dei play-off di Serie B persa con il Torino della stagione precedente, torna alla guida degli orobici dopo tre anni, mentre come nuovo Direttore generale viene scelto Roberto Spagnolo. Alla fine della stagione l’Atalanta centra l’obiettivo societario, riuscendo sia a ritornare in Serie A con tre giornate di anticipo sia a vincere il campionato con 79 punti, secondo miglior risultato di sempre dei neroazzurri dopo gli 81 conquistati sempre da Colantuono nel 2005-2006.

L’estate del 2011 si rivela però essere movimentata, in quanto già il 1º giugno 2011 Cristiano Doni viene inserito nella lista degli indagati nell’ambito dell’Operazione Last Bet. Inizialmente vengono inflitti sei punti di penalità alla squadra e tre anni e sei mesi di squalifica a Doni e tre anni a Manfredini (nei successivi gradi di giudizio Manfredini viene prosciolto da ogni accusa). La Dea, pur continuando le azioni legali a difesa della società, partecipa al campionato e il 29 aprile 2012, grazie alla vittoria casalinga per 2-0 contro la Fiorentina, conquista matematicamente la salvezza con tre giornate d’anticipo, stabilendo il proprio record di punti fatti in Serie A (52), nonostante 3 sconfitte nelle ultime 3 giornate di campionato contro Milan, Lazio e Juventus. Il 31 maggio l’Atalanta patteggia nella seconda fase dell’inchiesta di Cremona legata al calcioscommesse vedendosi infliggere due punti di penalità da scontare nella stagione 2012-2013 oltre a 25 000 euro di multa per la partita Padova-Atalanta, con la società punita per responsabilità oggettiva. A Cristiano Doni, ormai ex capitano della squadra bergamasca, vengono inflitti altri due anni di squalifica. Durante la stagione il club conquista matematicamente la salvezza con due giornate d’anticipo. Nella stagione 2013-2014, dopo un inizio di campionato difficile (3 punti nelle prime 5 giornate, conquistati con la vittoria per 2-0 contro il Torino alla seconda giornata e 4 sconfitte) la squadra bergamasca ottiene con 6 vittorie consecutive (record in Serie A nella storia della società) e 46 punti conquistati, la salvezza con ben 7 gare d’anticipo entrando nella storia del club (ci era riuscito Gigi Delneri nella stagione 2008-2009 con 5 giornate d’anticipo). Successivamente con i 4 punti conquistati nelle ultime sette giornate il club chiude il campionato all’undicesimo posto in classifica con 50 punti, eguagliando pertanto il suo record di punti in massima serie. Nella stagione 2014-2015  la squadra bergamasca ottiene per il quarto anno di fila la salvezza, anche se a seguito di un campionato meno brillante rispetto ai precedenti che la vede chiudere la stagione al quartultimo posto in classifica. Nel corso dell’annata viene inoltre esonerato dopo 5 anni (periodo più lungo mai trascorso da un allenatore alla guida del club orobico) il tecnico Stefano Colantuono, che nelle prime 25 partite di campionato aveva totalizzato 23 punti; al suo posto subentra Edoardo Reja, che raccoglie 14 punti in 13 partite grazie a 2 vittorie, 8 pareggi e 3 sconfitte.

La squadra in occasione della consegna della coppa “Ali della Vittoria”  nel 2011

MIGLIO PIAZZAMENTO IN

Champion

SERIE A

1947-1948

1

Champion

COPPA ITALIA

1962-1963
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