Trent’anni fa la prima di Roberto Baggio: la storia di un fuoriclasse più forte del destino…

La storia del calcio ha abituato a consegnare alla storia parecchie date primaverili, al netto di quelle delle finali di Europei o Mondiali. Perché i giorni della verità nel mondo del pallone arrivano sempre a maggio, quando si assegnano titoli nazionali e Coppe europee. Ma ogni regola ha le sue eccezioni e allora ecco un tris di date da mandare a memoria a settembre. Il 28 settembre 1976 a Porta Metronia nasce Francesco Totti, pronto a festeggiare in campo il proprio 40° compleanno. Una fortuna per pochi, che non ha conosciuto Ronaldo, che 40 anni li ha compiuti il 22 settembre, né Roberto #Baggio, che in occasione del proprio ingresso negli anta aveva già dovuto appendere le scarpe al chiodo da due anni.

Campione tra i campioni

Non male, comunque, soprattutto se si pensa a come il Grande Sogno era cominciato. Dieci anni più tardi del Totti-day, infatti, mise piede per la prima volta in Serie A un trequartista gracile quanto promettente, ma già sfortunatissimo. L’allora allenatore della Fiorentina Eugenio Bersellini decise di dare fiducia a Roberto Baggio, in campo da titolare a 19 anni e 7 mesi al Comunale contro la Sampdoria. La partita, valida per la giornata di campionato, terminò 2-0 con doppietta di Ramon Diaz e in campo tra gli altri c’erano campioni del mondo come Claudio Gentile e Lele Oriali, tutti testimoni di un evento già storico, considerato il travaglio che il non ancora Divin Codino aveva già dovuto sopportare all’epoca del Vicenza allora Lanerossi sotto forma di un gravissimo infortunio al ginocchio subito il 5 maggio 1985 (a proposito di date storiche, calcistiche e non solo…): rottura del legamento crociato e del menisco.

Più forte di tutto

Oggi te la cavi in 8-10 mesi, allora ci si poteva rimettere la carriera. Se non fu così fu solo grazie alla forza di volontà di Baggio. Di fatto con una gamba menomata per sempre, il calvario terminò oltre un anno e mezzo dopo, quando dopo il warm up in Coppa Italia arrivò il tanto atteso giorno del debutto. Toccato il cielo, termine che sarebbe tornato nella carriera di Baggio come titolo della propria autobiografia, con un dito, la ricaduta fu pesantissima: dopo due giorni altra lesione al menisco e ulteriori 7 mesi di stop. In tanti butterebbero tutto a mare e invece Roby ha ancora la forza di ripartire. Sarà questo il leit motiv di una carriera da leggenda, che lo avrebbe portato a superare mille altre cadute per giocare altre 451 partite in Serie A segnando 213 gol, il primo dei quali in una data storica, il 10 maggio 1987, il giorno del primo scudetto del Napoli, che pareggiò 1-1 in casa contro la Fiorentina. Ormai la stella aveva un piccolo posto nel firmamento calcistico italiano, che divenne sempre più grande gol dopo gol e stagione dopo stagione: nel settembre 1987 timbrò la prima sconfitta in campionato del Milan di Sacchi, non una squadra qualunque e non un allenatore qualunque per Baggio, che avrebbe ritrovato il Profeta di Fusignano in nazionale, la maglia che più delle tante indossate nei club lo avrebbe rappresentato e fatto adottare da tutti gli appassionati italiani.

Roby e il destino

Quel destino malizioso non si dimenticò mai di fargli qualche dispetto qua e là, dalle diatribe con gli allenatori che ne soffriranno la personalità fino alla delusione più grande, il rigore sbagliato in una finale Mondiale giocata da infortunato per troppa generosità e troppo amore per i colori azzurri. Un dolore che rimarrà, ma mai forte come quello dell’addio all’amico Stefano Borgonovo, forse il partner d’attacco con cui Roby ha avuto il feeling migliore, la cui carrozzella di malato di Sla Baggio ha spinto con affetto e commozione nell’ultima uscita su un campo da calcio, l’8 ottobre 2008, quattro anni dopo l’addio al calcio giocato con la maglia del Brescia a Milano, stadio che l’ha visto protagonista poco vincente, ma amatissimo, con entrambe le maglie. Primato tra i primati.

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